ILDEFONSO FALCONES.
...
.
...
GLI EREDI DELLA TERRA.
...
.
...
Parte 2.
...
.
...
Titolo originale: Los herederos de la tierra. 2016.
Traduzione di: Marco Amerighi e Roberta Bovaia.
2016. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
...
.
...
8.
...
.
...
Ci sono leuti che fanno cabotaggio da Barcellona, rispose Juan il Navarro alla sua domanda.
In genere si dirigono a Valencia, ma a volte si spingono oltre.
Hugo li conosceva. Erano barche piccole, di scarso pescaggio, con vela latina e una mezza dozzina di remi per lato, che praticavano il piccolo commercio, ma che, pur avendo poco spazio a bordo, caricavano a volte qualche passeggero, da due a quattro al massimo.
Il tuo fiorino doro sarebbe pi che sufficiente per il trasporto. Da l a Cartagena...
Hugo si era presentato ai cantieri e aveva chiesto del luogotenente per farsi dire come cercare Bernat. Lo strepito provocato dalla costruzione della flotta reale destinata alla Sicilia era pi forte che mai. Stavolta avrebbe dovuto dirgli la verit.
E per due? lo interruppe. Il fiorino doro sarebbe sufficiente a comprare il passaggio per due persone?
Il Navarro lo squadr da capo a piedi. La conosco?
No. Hugo accompagn la risposta con un deciso diniego, e ripet la domanda: Sarebbe sufficiente?
Spero proprio che tu non stia pensando di fare qualche pazzia, ragazzo.
Una pazzia... Dola aveva detto la stessa cosa il giorno in cui lui le aveva proposto di fuggire.
Sei impazzito, gli aveva detto. Per, poco dopo, era cambiato tutto e avevano fatto lamore. E non
era forse vero che tutta la sua vita era diventata unautentica pazzia? Avevano vendemmiato in silenzio.
Hugo aveva cercato di parlare con lei in un paio di occasioni. Taci! Non dire niente, gli aveva
ordinato Dola. Non mi guardare, lo rimproverava quando sentiva gli occhi di Hugo fissi sul suo viso
sporco e appiccicoso, assediato dalle mosche. Il ragazzo non era riuscito a parlarle. E neppure aveva
pi potuto svagarsi con lei... finch non era venuto il tempo della pigiatura nel palmento. Il vecchio
Sal e la sua famiglia avevano partecipato alle celebrazioni della vendemmia, facendo festa a Dola e
Sal che ballavano sopra luva tenendosi alle corde penzolanti dal tetto. Dola si sforzava di sorridere
in risposta ai sorrisi di Sal, e fingeva di ridere alle grida e agli applausi di sua madre e agli evviva
della famiglia. Hugo laveva guardata danzare, sensuale. La coppia di fidanzati aveva continuato a
pigiare luva, la sua uva, quella che trasformata in vino avrebbe allietato il loro matrimonio, finch
Hugo non aveva visto una lacrima scendere sulla guancia di Dola. Lei lo aveva guardato. Aveva
lasciato la corda per passarsi una mano sul volto, poi aveva finto di scivolare e si era sforzata di
scoppiare in una risata.
Dovevano fuggire. Sarebbero fuggiti. Dovevano farlo. Dopo la vendemmia, Dola aveva
continuato a trattarlo come al solito: appassionata a volte, piena di dubbi altre, e addirittura gelida in
alcune occasioni. Non gli aveva permesso di parlare n di ricordare quanto era accaduto nella vigna del
nonno, al confine con il campo dei Vilatorta. Lo rifuggiva a tal punto che Hugo aveva cominciato a
pensare che per lei quellepisodio fosse stato un errore, un momento fugace, frutto di... di cosa? Si
chiedeva cosa mai potesse aver spinto Dola a darsi a lui, a fargli bere il succo di quelluva. Voglio che
tu sia il primo uomo... Hugo aveva smesso di cercarla con accanimento per evitare di far sanguinare
una ferita il cui dolore aumentava con la presenza della ragazza.
Non mi ami gi pi? gli aveva chiesto lei un giorno, allimprovviso, incontrandolo nella casa di Sal.
Hugo era rimasto interdetto. No... S! Voglio dire, s, certo che ti amo! Per pensavo che tu...
Cosa pensavi?
Io... Non riusciva a parlare con disinvoltura.
Dola lo aveva portato in cantina e si era chiusa la porta alle spalle. Si erano nascosti nel buio
dietro alcune botti, al cui riparo lei lo aveva spogliato. Poi si era svestita anche lei e, prendendo le mani
di Hugo, le aveva guidate sul proprio corpo, sospirando e baciandolo, trattenendo il respiro quando lui
aveva indovinato il punto che le procurava il piacere. S, lo aveva incoraggiato, lasciandogli la mano.
Vai avanti... Non ti fermare. Laveva morso e graffiato. Dola aveva raggiunto lestasi prima ancora
di stendersi e accogliere i suoi primi impeti, che anzi aveva cercato di moderare. Non c fretta, gli
aveva sussurrato. Sapeva che sua madre si spiegava in quel modo con le ebree, e con alcune cristiane di
cui si fidava, quando andavano a interpellarla. Anche tu devi godere, sosteneva la madre. Il piacere
della donna  indispensabile affinch possa accogliere il seme e concepire. Se non c piacere da parte
nostra, non avverr il concepimento. E Dola stava facendo esattamente quello: abbandonarsi al
piacere. Ed era venuta ancora. Poi era stata la volta di Hugo, e la ragazza aveva dovuto tappargli la
bocca affinch i suoi gemiti non si udissero anche fuori dalla cantina.
Anchio ti amo, gli aveva confessato, mentre lui tentava di penetrarla ancora una volta.
Hugo era rimasto immobile. Cosa hai detto?
Su, sbrigati, se non vuoi che sospettino di noi.
Il ragazzo non le aveva fatto caso e aveva cominciato a baciarla, sul viso, sulle labbra, sui seni,
di nuovo sul viso, e ancora...
Avanti! lo aveva sollecitato lei.
Fuggire era divenuta per lui lunica soluzione possibile. In varie occasioni si erano donati luno
allaltro; il rischio di essere scoperti li eccitava ancora di pi, mentre il rischio della gravidanza era
tenuto sotto controllo dalla ragazza, che conosceva i segreti delle donne.
Hugo aveva parlato a Dola di Granada, del suo progetto. Lui si sarebbe convertito, sarebbe
diventato ebreo; laggi non esisteva lInquisizione e a nessuno sarebbe importato. Lei laveva
ascoltato, senza intervenire, ma anche senza opporsi come in altre occasioni, e non gli aveva pi detto
che era un pazzo o un ingenuo perch sognava una vita insieme nel regno musulmano.
Un giorno le aveva raccontato che sapeva di un leuto che avrebbe potuto portarli l. Ho parlato
con il padrone del leuto, aveva ripreso il discorso il mese dopo, quando lo scafo era rientrato al porto
di Barcellona. Con il mio fiorino potremmo pagarci il passaggio.
Il tempo correva e il matrimonio con il cugino Sal era sempre pi vicino. Mi hanno assicurato
che a Granada vivono anche degli ebrei. Devono portare un copricapo giallo per distinguersi. Non ci
sono cristiani, aveva spiegato a Dola. Per era giunto il nuovo anno e Dola restava chiusa nel suo
ostinato silenzio. A Granada lagricoltura  fiorente, e io mintendo di vigne. Mahir mi ha insegnato
tutto. Potrei trovare lavoro, e tu... tu sei gi una bravissima levatrice. Facevano lamore, lui con una
passione sconvolgente, come fosse lultima volta. Potremmo viaggiare in barca fino a un posto che si
chiama Alicante, vicino al regno di Murcia. Mi hanno detto che poco distante si trova Cartagena.
Laggi ho un buon amico...
La primavera volgeva al termine. Presto sarebbe giunta lestate, la vendemmia... e la data decisa per il matrimonio.
Deciditi, Dola, ti scongiuro.
Non so...
La sua voce, tremante, turb Hugo. Ora era lui a stare zitto, mentre lei scoppiava a piangere.
Non sapeva che fare, come consolarla. Non aveva mai visto piangere Dola.
Sua madre, la famiglia, Sal, lei non poteva tradirli tutti fuggendo con... Dola evit di concludere.
Con un cristiano? chiese Hugo.
Lei neg con un cenno della testa: non era solo questo. Stava preparandosi per diventare un
medico, gli spieg. Sapeva leggere e scrivere. Sapeva il latino... Studiava medicina. Sua madre si
sarebbe suicidata. Era vedova, aveva solo lei! Viveva per lei. Dola immagin Astruga smarrita,
balbettante, che la chiamava. Quanto al nonno, cosa aveva fatto di male perch la sua nipote preferita lo
ferisse scomparendo dalla sua vita in compagnia di un cristiano? Il disonore, il pubblico scherno, la
disgrazia avrebbero colpito la famiglia di Sal. E lunica colpevole sarebbe stata lei. Non se la sentiva
di portare quella colpa per il resto della vita.
Non ce la faccio, Hugo.
Avevi detto che mi amavi.
 questa la mia sventura.
Ma...
I lineamenti di Dola sirrigidirono come non era mai accaduto. Non lo capisci? grid.
Lasciami stare! Non ce la faccio! Non farmi pi sognare.
Nella mente di Hugo i progetti di fuga si alternavano a quelli di suicidio. Dola insisteva nel suo
diniego, arrivando a gridare, a insultarlo. E lui si propose di lasciare Mahir e le maledette vigne, il vino,
gli ebrei... Era tutto cos meraviglioso vicino a Dola! Poteva imbarcarsi in una galea, una qualsiasi.
Avrebbe deluso sua madre, pens, dicendosi al contempo che lei laveva tradito a sua volta con il bottaio.
Poteva rapire Dola. Lidea si era insinuata nei suoi pensieri in numerose occasioni. Il
rapimento di una donna non era affatto un evento raro, a volte era consensuale, altre volte violento.
Fantastic su come avrebbe potuto fare: le si sarebbe avvicinato e, approfittando della sorpresa, se la
sarebbe portata via senza bisogno di alcuna violenza. Tuttavia, non riusciva a immaginare una Dola
passiva e sottomessa al momento di essere rapita. Anzi, sarebbe stata capacissima di... ammazzarlo.
Scosse il capo, sospirando. Poteva allora provare a cercarla, chiederle perdono e continuare come
prima, in segreto, di nascosto... anche dopo le nozze. Era ormai agosto e mancava poco pi di un mese
al matrimonio. Un altro uomo lavrebbe fatta sua. Sconvolto allidea di Dola nuda tra le braccia di un
altro, Hugo premette la ferita che aveva sulla mano destra e che si era procurato il giorno in cui,
cercando di scacciare quella stessa immagine, si era accanito su uno dei pilastri di legno del palmento.
Escogitava soluzioni assurde, come quella di uccidere il giovane Sal, ma subito le scartava. Doveva
arrendersi allevidenza che Dola non sarebbe mai stata sua. Come lei stessa gli aveva detto, sapeva il
latino. E lui non sapeva niente, pens. Torn a premere sulla ferita perch il dolore lo distraeva dalla
sua pena. Era un taglio lungo, anche se poco profondo, sul palmo della mano. Se lo cur da solo,
versandoci sopra una tazza di aqua vitae. E il bruciore gli fece pi male della ferita stessa.
Rimase a contemplare il vuoto, colpito da un pensiero. Poi agit la tazza, se la port alle labbra e bevve un sorso.
Sapeva che non sarebbe morto, come non era morto il Cane Rognoso. Un giorno, di punto in
bianco, aveva interpellato Mahir, che come lui si era chiesto a lungo perch mai il soldato fosse
sopravvissuto allassunzione di ben due fiaschette del liquore. Lebreo gli aveva risposto: Era la prima
distillazione del vino, Hugo. Lavevo preparata per poi farla macerare o per distillarla ulteriormente
senza perdere tempo. In guerra bisogna essere pronti. Suppongo sia stato per questo che la bevanda non
ha ucciso quel giovane. Laqua vitae non era ancora ridotta alla quintessenza. Te ne sarai accorto tu
stesso, quando fai la distillazione e assaggi lacqua che gocciola dalla serpentina per capire se il
processo si  concluso o no. Quante pi volte distilliamo laqua vitae, tanto maggiore  il suo spirito,
pi intenso il suo sapore, pi forte il bruciore che provoca sulle labbra anche solo appena bagnate. E la
fiamma che se ne pu trarre, per verificare che il processo  stato realizzato a dovere,  anchessa pi
viva. Sembra evidente, allora, che la prima distillazione, quella che non arde perfettamente, non pu uccidere.
Hugo ripass nella mente il complicato processo di elaborazione dellaqua vitae. Nella prima
distillazione si perdeva la met del vino, che ricadeva nella caldaia, mentre il resto era impiegato per la
seconda distillazione. In questa seconda elaborazione risultavano distillate sette parti ogni dieci, e nella
terza solo cinque di quelle sette. Normalmente si effettuavano tre distillazioni, ma se ne potevano
realizzare anche sette, e persino dieci.
Siete sicuro che il primo distillato non uccida?
Ne sono cos certo che lho bevuto... e come vedi sono ancora qui.
Adesso, dopo aver bevuto, Hugo not che il liquido, frutto della prima distillazione, scendendo
nello stomaco bruciava. Si schiar la gola. Toss e si schiar di nuovo la gola. Tuttavia, nel giro di
qualche istante, si rilass, e il suo tormento parve svanire. Mahir aveva ragione: il liquido non
ammazzava. E fu cos che Hugo prese labitudine di affrontare le lunghe notti dinsonnia con laiuto di
numerosi sorsi di quellaqua vitae capace di condurlo alloblio.
Sabato era il giorno in cui si occupava delle viti di Santa Maria del Mar, dato che gli ebrei
celebravano lo Shabbat e Mahir gli aveva detto che, se lui non lavorava, non doveva farlo neppure il
suo apprendista, esattamente come la serva. Inoltre, gli aveva confidato con una strizzatina docchio,
non gli dispiaceva lidea che anche i filari potessero riposare, nel giorno consacrato al Signore.
Era il primo sabato del mese di agosto dellanno 1391 e, dopo due settimane trascorse tra il
palmento e la vigna di Sal, Hugo decise di dedicarsi a quella di Santa Maria. Poi forse sarebbe andato
in citt, che da l era vicina. Lavor poco. I maggiori proprietari di terra del principato erano il re,
alcuni nobili e la Chiesa. Questultima, che per legge non poteva vendere terreni, li cedeva in enfiteusi,
rinunciando cos al dominio sui suoi possedimenti in cambio di un censo annuale che rappresentava
una sorta di vendita occulta. Vi erano per altre terre che erano lavorate direttamente, come quella di
Santa Maria, affidate alle fatiche di un paio di giornalieri, vecchi e dediti pi al vino e alle poche donne
di passaggio che alla cura della vigna. E se loro non si preoccupavano del podere affidatogli, Hugo se
ne sarebbe preoccupato ancor meno.
Me ne vado, annunci il giovane ben prima che il sole giungesse allo zenit e il calore estivo
si facesse insopportabile.
Decise di scendere al mare, di respirare la brezza e contemplare lorizzonte. S, osservare quella
linea lontana lo riempiva di speranza, e desiderava presenziare allarrivo o alla partenza di qualche
imbarcazione. Era quello il suo destino. Lontano, lasciandosi dietro Dola con il suo sposo.
Porta questo ai sacerdoti, gli disse uno dei giornalieri mostrandogli un cesto colmo di pesche.
Hugo fu tentato di rispondere male. Non aveva voglia di fare quella commissione: i preti
trovavano sempre il modo di approfittare della sua disponibilit. Tuttavia, afferr il cesto di pesche e se
lo caric in spalla, perch non aveva neppure voglia di discutere o offendere un vecchio, anche se
obbedirgli lo avrebbe condotto, come accadeva spesso, a dover presenziare alle discussioni dei
sacerdoti di Santa Maria.
Da sei anni Berenguer de Barutell, ancora minore det, era stato nominato arcidiacono della
chiesa, e il conseguente vuoto di autorit aveva fatto s che i quasi sessanta beneficiari, oltre al clero
regolare, ai vicari e ai sottovicari, finissero per attaccar briga luno con laltro, disputandosi gli onori, il
patrimonio e le entrate di un tempio cos ricco. Hugo non avrebbe certo saputo dire se la persona che
gli era corsa incontro non appena era entrato con il suo carico di pesche fosse il secondo o il terzo
beneficiario della cappella di Santo Toms. A quellora del sabato, nel giorno della festivit di san
Domnec, si officiava solo una messa intima in unaltra delle cappelle laterali, e fu per questo che i
passi frettolosi di quel primo beneficiario, e di un altro che lo seguiva, attirarono subito lattenzione dei
loro compagni che si trovavano l vicino.
Hugo depose il cesto al suolo e fece per andarsene proprio nel momento in cui i due primi
beneficiari lo prendevano dassalto, cercando di dividersi la frutta prima che arrivassero gli altri. Non ci
riuscirono, e il ragazzo abbandon il tempio con un paio di pesche in mano, lasciandosi alle spalle una
di quelle interminabili discussioni che a volte si concludevano in vere e proprie risse, provocate
dallaffioramento di vecchie invidie e rancori che si esacerbavano per cose futili come un semplice frutto.
Per arrivare al Regomir, dove cerano i cantieri, ci mise del tempo. Era appena arrivata una
galea da Alessandria. Le mercanzie trasportate erano esposte sulla spiaggia e la gente si accalcava tutto
intorno. Hugo non volle trattenersi, non gli interessava lallegria del viaggio andato a buon fine, e non
voleva partecipare allammirazione tributata a quei mercanti che camminavano superbi in mezzo ai
loro tesori. Aggir la moltitudine e si diresse verso la riva, dove si sedette a mangiare le pesche. Il mare
era calmo e scintillava al sole dagosto.
La galea appena arrivata, e altre due grandi navi provenienti dai cantieri del Grao di Valencia,
avevano potuto gettare lancora grazie alla clemenza del tempo. Se invece ci fosse stata tempesta, le
spiagge di Barcellona non offrivano riparo, e le imbarcazioni avrebbero dovuto salpare alla ricerca di
un porto pi sicuro, che di solito era quello di Salou. Il genovese lo aveva detto varie volte:  davvero
strano che la seconda citt pi importante del Mediterraneo, che commercia con il mondo intero e
dispone di cantieri navali come questi, non abbia un porto decente.
La seconda... Hugo sorrise al ricordo del maestro dascia. Le cose gli sarebbero andate meglio
se fosse rimasto con Domenico Blasio. Ma, in fondo, nulla gli impediva di andare a Genova. Torn a
sorridere osservando le navi castigliane. E cap ci che lo aveva sconcertato nella folla che si accalcava
sulla spiaggia e in citt: erano marinai castigliani. Parlavano unaltra lingua, avevano un altro aspetto,
si comportavano in modo diverso.
Sbarr la strada a ogni altro pensiero e tent di trovare nel mare la consolazione di cui aveva
bisogno. Si lasci trasportare dal dolce fruscio delle onde sulla sabbia, ai suoi piedi, ma alcune grida lo
disturbarono. Hugo sospir e si volt. Tra le barche tirate in secca nel Regomir riusc a vedere alcuni
marinai castigliani che urlavano e gesticolavano. Non cap cosa dicevano, e torn a guardare il mare,
ma non era possibile ignorarli. Cos si alz e vide che sopraggiungevano altri castigliani, ormai erano
quaranta o cinquanta uomini. Si chiese se non fosse una rissa. Non era cos. Molti cittadini si
avvicinavano ai castigliani, ma non per litigare. Sinserivano nel gruppo e cominciavano anche loro a
vociferare. Si form una vera e propria folla. Mentre Hugo si avvicinava, cominci a intendere le grida
della moltitudine: Eretici!
Hugo trem. Poteva solo essere...
Tutti al ghetto!
Chiuse gli occhi, poi si mise a correre verso di loro.
Facciamola finita con gli ebrei!
Dola! Dun tratto si trov imprigionato in mezzo a uomini armati di bastoni, coltelli e qualche
spada che svettava sopra le teste; tutti urlavano e alzavano le braccia al cielo assetati di sangue. La folla
lo trascin lungo la via della Ciutat, stretta e traboccante di violenti. Le minacce, gli insulti e le
bestemmie rimbombavano tra le pareti di pietra, mentre artigiani e commercianti ritiravano a precipizio
la mercanzia esposta in strada. Molti non fecero in tempo, e i loro banchi, con ancora sopra i prodotti in
vendita, furono travolti e calpestati.
La marea umana sbuc nella piccola piazza Sant Jaume dove cominci a crearsi una calca
sempre pi grande. Cosa succede? Perch ci siamo fermati? Gli interrogativi si moltiplicarono tra
coloro che, rimasti pi indietro, non vedevano nulla, ma non per questo si placarono le minacce di
morte agli eretici. Hugo, intrappolato nella folla, tir un sospiro di sollievo quando si rese conto che le
porte del ghetto erano chiuse.
C una compagnia di soldati del governatore appostata nella piazza per difendere gli ebrei, disse qualcuno.
Di sicuro  perch hanno saputo dellassalto al ghetto di Valencia di qualche giorno fa, asser
un altro. Dicono che l ne hanno fatti fuori a centinaia.
La massa spingeva e si agitava come un liquido in ebollizione.
Hugo si pent di essere rimasto tanto a lungo recluso tra le vigne. Se avesse saputo cosa si preparava, avrebbe potuto avvertire i suoi amici.
E altrettanti ebrei valenzani si sono convertiti alla vera fede, si ud commentare.
Di sicuro la famiglia di Sal era informata. Forse sono fuggiti, si disse Hugo, anche se proprio il giorno prima aveva visto Mahir...
Dicono che  stato attaccato anche il ghetto di Maiorca.
E Barcellona non sar da meno!
La minaccia, proveniente dalla bocca di un marinaio esaltato che Hugo riconobbe per averlo
visto nel Regomir, e che aveva sempre considerato una brava persona, coincise con linizio
dellattacco. Le baracche degli scrivani che circondavano la piazza cominciarono a bruciare; la
combustione fu veloce, esplosiva. Fu appiccato il fuoco anche alle porte del ghetto. Le vie che
confluivano in piazza Sant Jaume, anchesse brulicanti di gente, non riuscirono ad assorbire la fiumana
di persone che tentavano di scappare. Cominci a serpeggiare il panico. Il governatore e i suoi soldati,
cos come i consiglieri della citt che erano venuti a negoziare con i facinorosi, temettero per la loro
vita, e abbandonarono il ghetto al suo destino.
La piazza rest sguarnita dalle truppe. Il clamore crebbe ancora quando le porte cedettero al
fuoco e ai colpi ripetuti. Hugo fu sospinto dentro il ghetto da una massa vociferante, sempre pi
esaltata a mano a mano che si addentrava e si disperdeva per le viuzze: via Call, via de la Font, via de
la Volta del Call, la via della Sinagoga Maggiore, o quella de las Mujeres o de los Franceses. Hugo non
riusc a dirigersi verso via Call, dove si trovava la casa del vecchio Sal, e fu trascinato lungo via de la
Font che si apriva proprio davanti allentrata del ghetto.
Dove credi di andare? gli grid un uomo vedendo che Hugo stava per voltarsi indietro.
Lo spinse in avanti. Hugo inciamp e fu sul punto di cadere. Cap che rischiava di farsi
calpestare, e si lasci portare dalla corrente. Presto le grida di terrore degli ebrei superarono quelle
degli assalitori, ormai quasi tutti impegnati a rubare e saccheggiare. Le vie si riempirono di ebrei 
uomini, donne, bambini, vecchi  che fuggivano. Com possibile che siano rimasti qui dentro, a
rischio che...?, si chiese Hugo. Che il governatore e i suoi soldati li abbandonassero a se stessi, si
rispose da solo. Osserv spaventato un uomo che accoltellava al ventre un ebreo che correva disperato.
Una giovane con due bambini singinocchi vicino a quello che doveva essere suo marito, o forse suo
padre, cercando di arrestare lemorragia, ma il sangue usciva a fiotti dalla ferita colandole tra le dita.
Scappa!, avrebbe voluto gridarle Hugo. Qualcuno le sferr un calcio nel ventre. Hugo ebbe un conato e
vomit mentre la donna piegava la testa in modo brusco e inverosimile, dopo essere stata colpita con un
grosso pezzo di legno. Gli assalitori entravano e uscivano dalle case carichi di ogni tipo di beni, e ci
permise finalmente al ragazzo di muoversi tra la gente, ormai sparpagliata per tutto il ghetto. Alcuni
tornavano gi con il loro bottino. A spintoni, riusc a raggiungere la casa di Sal, aggirando i corpi
degli ebrei che lastricavano la strada, alcuni cadaveri, altri ancora agonizzanti.
Era una casa ricca. I ladri la stavano svaligiando. Hugo entr, incontr gli assalitori allopera,
che si accanivano persino sulle pareti, alla ricerca di nascondigli con gioielli o denaro. Nessuno fece
caso a lui. Percorse tutte le stanze. In quella dei mille odori regnava ora un fetore insopportabile, le
ampolle erano state gettate al suolo, e i loro effluvi aleggiavano ovunque. Sal non cera. Si diresse
verso la cantina, poi in cucina, nel giardino, nelle stanze... Non trov nessuno dei suoi amici. Una
donna faceva incetta di biancheria, riconobbe quella di Dola e sput alle sue spalle.
E gli ebrei di questa casa? chiese infine a un uomo che stava impilando stoviglie.
Non cera nessuno. Devono essere scappati come sorci.
Intuendo che Dola non era in pericolo, Hugo venne colto da una tale debolezza che fu sul
punto di lasciarsi cadere su una sedia. Ma si riscosse subito. Non voleva che lo vedessero seduto. Usc
in strada. Doveva fuggire da quellinferno. Pens a Mahir e volle convincersi che anche lui fosse
riuscito a fuggire: la famiglia agiva sempre unita.
Imbocc via Call, dirigendosi verso la porta del ghetto. Cerano mucchi di cadaveri. Prima di
arrivare, riconobbe la casa dove viveva Regina. Vide le porte divelte e ud grida provenienti
dallinterno. Trov il padre della ragazza sgozzato nella sala su cui dava lingresso, seduto su una sedia
e con due pezzi di legno a formargli una croce sul petto. Si affrett nella direzione da cui provenivano
le grida e raggiunse le stanze. In una cera Regina, nuda sul giaciglio. Aveva gli abiti strappati e un
uomo la stava montando selvaggiamente. Altri due, uno dei quali con i pantaloni abbassati e gi
eccitato, assistevano impazienti alla scena, incitando lo stupratore e aspettando il loro turno. Non si
accorsero di Hugo, n lo videro afferrare una spada insanguinata che stava appoggiata a una parete. Lo
percepirono solo nel momento in cui lui alz larma e la fece piombare con violenza sulla nuca del
disgraziato che stava violentando Regina. Il sinistro scricchiolio della sua colonna vertebrale che si
spezzava fu seguito da un silenzio irreale.
Cosa...?
Perch...?
Gli altri due, incapaci di reagire, balbettavano. Hugo sapeva che erano pi forti di lui, e quando
quello con i pantaloni calati accenn a coprirsi, cap che doveva fare subito qualcosa.
Glielavevo detto! grid. Torn ad alzare la spada, agitandola ora verso i due uomini.
Glielavevo detto! url pieno di collera. Era mia! Sput sul cadavere. Questa donna era per me!
Glielavevo detto! Brand di nuovo larma, pronto ad attaccare uno dei due. Volete rubarmela? L
fuori ci sono pi di mille marrane tutte per voi.
Questultimo argomento, unito alla spada minacciosa che vibrava sulle loro teste, li convinse.
Non appena ebbero varcato la soglia, Hugo chiuse la porta e vi si appoggi con la schiena. La spada gli
scivol dalla mano e cadde al suolo con un tintinnio di metallo. Chiuse gli occhi. Il sangue ai suoi piedi
era tanto che rischi di scivolare. Dopo alcuni istanti, i singhiozzi di Regina lo riportarono alla realt.
La ragazza non faceva nulla per scostare il peso morto che la soffocava. Si limitava a piangere, con le
braccia tese lungo il corpo come se non osasse muoverle per non rischiare di sfiorare il violentatore.
Hugo le vide negli occhi il terrore. E le lacrime. Si alz, gir il cadavere finch non cadde di fianco, a
terra, poi avvolse Regina in un telo cercando di non pensare alla miriade di lividi, ferite e segni di
morsicature che costellavano il corpo della giovane.
La fece alzare, la costrinse a camminare e la esort ad andarsene da l quando la sent gemere
dangoscia alla vista del padre. Percorsero via Call serpeggiando tra la gente, pi preoccupata di
mettere al sicuro il bottino che di chiedersi cosa stesse facendo quel giovane che impugnava la spada
con una mano e con laltra guidava una ragazza avvolta in un lenzuolo. Giunsero a piazza Sant Jaume,
doverano tornati a schierarsi i soldati del governatore. Gli assalitori correvano disperdendosi per le vie
della citt. Nessuno li inseguiva, perch le autorit non volevano provocare unaltra rivolta. Uno dei
soldati si avvicin a Hugo. Dove posso portarla? Dove potrebbe essere accolta? chiese il ragazzo e,
vedendo lespressione dubbiosa del soldato, aggiunse: Credete che lavrei accompagnata sin qui se le
avessi fatto alcun danno?
Un altro uomo basso e magro che sino a quel momento era rimasto chino sopra alcuni feriti si
avvicin a loro. Regina...?
Hugo fece segno di s.
Regina? torn a chiedere luomo.
S,  Regina, rispose Hugo.
Luomo non gli prest attenzione e afferr la ragazza. Sono un medico, amico suo e della sua
famiglia, spieg, per vincere la resistenza di Hugo.
Portatela alla Casa de la Ciutat, consigli infine il soldato, indicando la parte posteriore
delledificio che si affacciava sulla piazza. Il Castell Nou  pieno di fuggitivi, e oltretutto questa
ragazza...
Occupatevi degli altri, rispose il medico, indicando con il mento alcuni feriti che erano
rimasti nascosti dai soldati. Portateli al Castell Nou. L ci sono altri medici.
Altri medici!
Sapete se al castello si trovano Sal, sua figlia Astruga e Dola?
S, gli rispose laltro di fretta, volgendogli gi le spalle. Sono tutti l, a prendersi cura dei nostri feriti.
Hugo osserv luomo che attraversava la piazza con Regina. I piedi scalzi della ragazza spuntavano da sotto il lenzuolo.
Dopo il saccheggio e lincendio del ghetto in quellinfausto sabato 5 agosto 1391, le autorit
armarono compagnie di cittadini, in gruppi di dieci o cinquanta, affinch montassero la guardia la
domenica successiva. Al suolo erano rimasti una cinquantina di ebrei assassinati. E altre centinaia si
erano rifugiati nel Castell Nou, unantica fortificazione sopra la porta di ponente delle mura romane di
Barcellona, che a sua volta confinava con il ghetto. Molti ebrei furono accolti in case cristiane, altri
trovarono rifugio persino in qualche convento, e i restanti ebbero la fortuna di fuggire dalla citt.
Conclusasi la crudele rivolta del sabato, con i saccheggiatori ormai tornati nelle loro case, forse
proprio a contare con avarizia il loro nuovo denaro, il governatore, accompagnato dalla sua truppa, si
mise sulle tracce dei castigliani che avevano dato inizio alla sollevazione. Si diceva che molti di loro
avevano partecipato anche al saccheggio del ghetto di Valencia, e persino di quello di Siviglia, il primo
a essere attaccato in Spagna nel giugno dello stesso anno, come conseguenza delle martellanti prediche
che incitavano allodio verso gli ebrei pronunciate dallarcidiacono di cija: Ferrn Martnez.
Da Siviglia lincendio si era propagato al resto del regno, e da l in Castiglia, nel regno di
Valencia e in quello di Aragona, poi in Catalogna e Navarra. Decine di ghetti erano stati assaliti e i loro
abitanti assassinati o costretti a convertirsi al cristianesimo.
Al governatore non fu difficile individuare i castigliani. Marinai delle due navi provenienti dal
Grao di Valencia, privi di domicilio a Barcellona, furono catturati sulla spiaggia, nelle taverne, nelle
locande e sulle navi stesse. Il luned 7 agosto, il Consiglio dei Cento condann alla forca cinquanta castigliani.
Hugo era presente mentre i gruppi di uomini armati di Barcellona si disponevano in formazione
dalla piazza del Blat sino a quella di Sant Jaume e al Castell Nou. La schiera occup anche lo spazio
antistante le chiese di Sant Miquel e di Sant Just i Pastor. In tutti quei luoghi si sarebbero erette le
forche per impiccare i castigliani. Il Consiglio dei Cento tenutosi il luned, al quale aveva partecipato la
quasi totalit dei consiglieri, tra cui probiviri, notabili, mercanti e artigiani, era stato implacabile, e
aveva emesso quella stessa mattina una sentenza fulminea. Se lo meritano, pens Hugo, con il ricordo
ancora fresco delle atrocit del sabato. Non sapeva che fine avesse fatto Regina, ma pensava che il
medico doveva averla aiutata. Sent dire che le famiglie pi importanti del ghetto, quelle che
componevano il consiglio e quelle dei pi ricchi, degli eruditi e dei funzionari reali, avevano trovato
asilo in case cristiane. Eppure Sal, che faceva parte del consiglio, si trovava con tutta la sua famiglia
al castello, a curare i feriti. Hugo non si stup che Sal, Astruga e Dola fossero l, ad aiutare,
soccorrere, curare. I castigliani che avevano istigato ai disordini erano ormai agli arresti, le compagnie
cittadine erano state formate e, soprattutto, il ghetto era gi stato completamente saccheggiato, non
presentando quindi pi alcun interesse per la folla. Dola era dunque al sicuro nel castello, anche se gli
ebrei non potevano rientrare alle loro case distrutte o bruciate e restavano nascosti in attesa che le
acque si calmassero, e che il re, da Saragozza, prendesse le sue decisioni.
Hugo aveva trascorso quelle due notti a Barcellona, sulla spiaggia, sotto il manto di stelle che
gli offrivano le calde notti del Mediterraneo. Cerc di entrare al Castell Nou, ma i soldati non glielo
permisero perch non era ebreo. Ne approfitt per andare a trovare Arsenda, e rimase sorpreso
dallodio contro gli ebrei che trapelava dalle sue parole, pronunciate dietro la gelosia della finestra:
Eretici! Maledetti! Assassini! Lo tennero sveglio buona parte della notte. Eppure non voleva a
nessun costo discutere con la sorella, aveva bisogno di lei nella sua vita.
Ora, con larrivo del nuovo giorno, Hugo, al pari di tanti altri barcellonesi, attendeva
lesecuzione della condanna dei castigliani. Alcuni sacerdoti si erano gi recati alla prigione del
governatore per ricevere la confessione dei condannati. Il giovane si guard intorno, osserv la gente
che circolava in piazza del Blat, uno dei punti pi frequentati di Barcellona. Vicino al castello del
governatore e alla relativa prigione, si trovava anche il principale mattatoio della citt. Al centro della
piazza una pietra indicava la divisione di Barcellona in quattro quartieri, e lungo i lati si erano disposti i
banchi di vendita dei cereali: da una parte i venditori residenti in citt, dallaltra i contadini che
portavano al mercato i loro raccolti. A unestremit della piazza, vicino a una fontana e debitamente
delimitata da alcuni cippi, vi era una piccola area dove era permessa la vendita di verdure e legumi.
Davanti allantica porta della citt sinnalzavano alcune forche.
Sono pronto a scommettere che tra queste persone, ora cos pazienti, tra tutti questi onesti
cittadini, ce ne sono alcuni che hanno partecipato allassalto e ora nascondono in casa gioielli e vasi
dargento, o sete e preziosa mobilia, pens Hugo, scrutando gli astanti. A un certo punto, un uomo fece
unespressione minacciosa e lo fiss. Che hai da guardare? Cerchi qualcosa? chiese con poco garbo.
Hugo si scus, imbarazzato. Luomo poteva essere uno di loro, magari aveva addirittura ucciso qualche
ebreo o violentato delle donne, ma sembrava che il Consiglio dei Cento volesse accontentarsi della
morte dei castigliani. Lesecuzione avrebbe messo fine agli alterchi, si diceva da ogni parte. Anche
Hugo se ne convinse, perch era impossibile condannare a morte tutti coloro che avevano partecipato
alla carneficina, la met della popolazione.
Nel castello del governatore si not un certo movimento: sopraggiungevano i consiglieri della
citt. La gente cominci ad assieparsi davanti alle porte, vicino alle forche. I venditori di cereali
raccolsero le loro cose. Sembrava tutto in movimento, in quel giorno assolato di agosto, al punto che si
cominci ad avvertire un rumore proveniente da via del Mar, quella dove lavoravano gli argentieri, e
che da Santa Maria portava sino a piazza del Blat. Pochi vi fecero caso, la maggioranza restava attenta
alle porte del castello, anche se alcuni, di quando in quando, giravano la testa dalla parte opposta, da
dove giungeva un suono sempre pi crescente, che fin per diventare un frastuono di voci eccitate.
Hugo aveva gi vissuto la scena il sabato precedente. La folla, armata di balestre, bastoni, spade e
coltelli, e ora anche di stendardi di guerra, giunse in piazza.
Viva il re e viva il popolo! gridavano tutti a una voce.
Non si fermarono a discutere con i consiglieri usciti dal castello per negoziare. I dardi lanciati
dalle balestre raggiunsero alcuni probiviri. Uno di loro mor con il petto trapassato. La moltitudine
travolse i soldati del governatore e i cittadini armati che erano accorsi in loro aiuto. Senza incontrare
opposizione, i rivoltosi assaltarono il castello e misero in libert tutti i prigionieri, castigliani e no.
Hugo vide persone apparentemente pacifiche unirsi alla rivolta, come luomo che poco prima si
era piccato per come lui lo guardava. La maggior parte dei facinorosi si diresse al Castell Nou, il luogo
in cui avevano trovato rifugio gli ebrei. Altri si recarono nelle chiese della citt per raggiungere le
campane e far accorrere cos i contadini dei vicini villaggi. Altri ancora andarono ad aprire le porte
della citt per ricevere gli agricoltori che giungevano dal contado, al grido di: I grandi si mangiano i piccoli!
I contadini comprendevano bene quelle parole. Le male usanze, infatti, si erano rafforzate,
assicurando ai signori feudali un immenso potere sui servi della gleba: dal diritto di giacere con la
sposa nella prima notte di nozze a quello di maltrattarli e castigarli, sino al diritto di esigere prestazioni
personali, pagate una miseria. La peste nera del 1348 e il tragico calo demografico che ne era
conseguito avevano lasciato molti campi incolti per mancanza di manodopera. Lunica soluzione
trovata dai signori feudali, compresa la Chiesa, per impedire la mobilit di chi lavorava le loro terre, era
stata quella di vincolare ancora di pi i servi ai campi su cui faticavano.
Se i contadini comprendevano bene, i cittadini di Barcellona non erano da meno, giacch da
tempo i grandi signori borghesi avevano smesso dinvestire nel commercio e si erano dedicati
allacquisizione di terre e diritti, nel tentativo di trasformarsi in un patriziato urbano con prerogative
simili a quelle dei nobili del regno. Quando i patrizi e i ricchi probiviri di Barcellona avevano
governato la citt favorendo il commercio, tutti gli strati sociali ne avevano tratto vantaggio, dai
mercanti agli artigiani, mentre ora che quegli stessi governanti sviavano il denaro in imprese che non
coinvolgevano i settori produttivi della citt, tutti si erano impoveriti.
Viva il re e viva il popolo!
I grandi si mangiano i piccoli!
Queste parole, che si udivano risuonare per tutta Barcellona, divennero il grido di battaglia di
una popolazione ormai pronta a cercare nella violenza un sollievo alla delusione.
Infatti la prima cosa che fecero i contadini, appena giunti in citt, fu quella di riunirsi in piazza
Sant Jaume e assaltare lufficio del registro, dove bruciarono tutti gli atti e i titoli di propriet che
riuscirono a trovare riguardo alle terre su cui aveva giurisdizione Barcellona: da Montgat a Castell de
Fels, e dal mare sino a Vallvidrera e Molins de Rey.
Hugo pass il resto del tempo correndo per la citt. Da un lato, il Castell Nou si ergeva sopra
via Call, troppo stretta per contenere tutti coloro che volevano assaltarlo. Dal lato opposto, oltre la
porta romana di ponente, vicino alla chiesa di Santa Maria del Pi, a difesa delledificio cerano le
antiche mura. Hugo andava da un lato allaltro, mescolandosi alla moltitudine che lanciava pietre
ininterrottamente contro il castello. Molti salivano sui tetti delle case attigue per scaricare le balestre
contro la fortezza.
Dopo essere andato e venuto varie volte, Hugo giunse alla conclusione che per la folla sarebbe
stato molto difficile conquistare il castello, al cui interno si era asserragliato il governatore nel tempo
impiegato dai rivoltosi per organizzare le forze e convocare i contadini. Era solo questione di attendere
lintervento del re.
Cos pensava Hugo, ma anche gli agitatori giunsero alle stesse conclusioni, e lo stesso fecero le
autorit. Se il sabato 5 agosto i castigliani erano riusciti a spingere il popolo contro il ghetto, ora molti
temevano che, non potendo conquistare il castello, i rivoltosi e i contadini giunti da fuori Barcellona
avrebbero rivolto la loro ira contro i cristiani, ossia contro i probiviri che governavano la citt,
aggredendo loro e le loro propriet. Alcuni tentativi di assalto alle case pi ricche si erano gi verificati.
In questa situazione, dopo tutto un giorno e una lunga notte dassedio che non port agli
assalitori alcun risultato, il marted 8 agosto 1391 il governatore di Barcellona, rappresentante del re
Giovanni, decise di abbandonare gli ebrei al loro destino, come aveva gi fatto con il ghetto, e li
consegn alla folla, che non esit ad assalirli. Hugo riusc a raggiungere il castello insieme ai
facinorosi, a suon di gomitate e spintoni. Se davvero Dola era l... Non voleva pensarci. Non poteva.
Tremava, sudava. Colp al volto, con violenza e forza inusitate, un uomo che tentava di bloccargli il
passo. Il fiotto di sangue che gli fece uscire dal naso intimor gli altri e in questo modo riusc a farsi
avanti. La gente si accalcava nei vari locali della fortezza. Hugo si chiese dove fossero gli ebrei.
Un grido che chiedeva silenzio tent di tacitare la folla. Silenzio! si ud di nuovo. Il baccano
scem, gli uni dicendo agli altri di tacere.
Eretici! risuon una voce nellampio salone del castello. Chi era che parlava? Hugo cerc di
vedere. Adoratori di Jahv! continu la voce, tonante. Abiurate la vostra maledetta religione e non
vi accadr nulla. Ges Cristo, nella sua immensa misericordia, sar clemente con voi, con le vostre
spose e con i vostri figli. Ma provate a rifiutare, e morirete in questo stesso luogo.
Dalla cattedrale una processione frettolosa port una grande croce sino in piazza Sant Jaume,
dove sinstallarono sacerdoti, notai e pubblici scrivani, in attesa degli ebrei che avessero deciso di
convertirsi alla fede cristiana. L li avrebbero battezzati, registrandoli con i loro nuovi nomi: Juan,
Ramn, Pedro...
Allinterno del castello, oltre mille ebrei cominciarono a sfilare uno per volta nella grande sala,
passando davanti ai capi della sommossa. Conversione o morte? si limitavano a domandare questi.
Conversione. Molti si convinsero ad abiurare la propria fede, cos venivano condotti in piazza
Sant Jaume.
Hugo riusc ad avvicinarsi al centro del salone, dove gli ebrei erano interrogati, a mano a mano
che molti uscivano per accompagnare chi aveva dichiarato di voler abiurare. Vi fu un uomo che non
rispose nulla; fermo nella sua fede, coraggioso nel difenderla. Idiota, lo insult luomo che laveva
interrogato, sgozzandolo seduta stante, con un solo fendente al collo, come aveva minacciato.
I cadaveri cominciarono ad ammucchiarsi. Qualcuno propose di portarli fuori. Che li vedano!
grid uno dei caporioni. Hugo li vide, venendo avvolto dallodore di sangue ed escrementi di quelli che
avevano deciso di morire. I loro corpi deboli e fragili erano incapaci di rassegnarsi alla decisione. Non
rimase sorpreso nel vedere il Cane Rognoso che svolgeva compiti da giustiziere, con un coltellaccio in
mano. Sgozzava ebrei con la stessa disinvoltura con cui tagliava la carne. Il fetore, le grida, il pianto di
uomini e donne, il sorriso degli assassini... Hugo si tir su e trasse un respiro profondo, sfidando
lorrore.
Conversione. Conversione. Conversione. Ai presenti non ci volle molto per accorgersi
che le pi decise nel rifiutare la conversione erano le donne, che si negavano, tacevano... o alzavano la
voce per pregare il loro Dio. Madri e figlie, vecchie e giovani, si consegnavano alla morte.
Hugo le vedeva nella fila che sopraggiungeva da una lontana porta di accesso. Anche Dola lo
riconobbe tra la gente. Mi sorride?, si stup Hugo. Come se gli avesse letto nel pensiero, Dola gli
rispose accentuando il sorriso. Davanti alla madre e al nonno, la giovane camminava risoluta. Gli ebrei
si ostinavano a morire, si affidavano al loro credo esattamente come avevano fatto, secondo i racconti
dei sacerdoti cristiani, i martiri della Chiesa; nessuno di loro, per, sorrideva. Hugo non capiva perch
mai lo facesse Dola. Stavano avvicinandosi al punto in cui avrebbero chiesto loro di scegliere. Dietro
di lei, Astruga pose le mani sulle spalle della figlia. Dola accarezz una mano della madre, ma non
distolse lo sguardo dagli occhi di Hugo.
Lui avrebbe voluto correre, scappare via da l. Invece, rimase come paralizzato davanti alla
donna amata, senza riuscire a muovere i muscoli che non gli obbedivano.
Conversione o morte? chiesero alla fanciulla.
Conversione, conversione, supplic Hugo in un bisbiglio.
Dola si preoccup di non guardarlo pi, per non comprometterlo. Quasi potevano toccarsi.
No, rispose lei.
Astruga sobbalz in modo impercettibile. Cerc e trov Hugo nella folla. Chiuse gli occhi,
assent come se avesse trovato una risposta e baci la figlia sulla testa.
No? Che vuoi dire?
Sono stata felice, rispose Dola.
Abiuri?
No.
Hugo cap: moriva per lui! Si liberava. Si liberava dalla fatalit di amarlo.  la mia sventura,
era giunta una volta a confessargli. Ma non poteva morire. Non doveva morire! Avevano ancora tanto
da vivere... Hugo spinse chi aveva davanti. Stava per gridare, ma le due donne lo precedettero: No,
ripet Dola, ora rivolta a lui.
Non toccate mia figlia! grid Astruga lanciandosi sui caporioni.
Lattacco dellebrea svi lattenzione di Hugo. La gente si tir indietro e il ragazzo ne fu risucchiato. Volle lottare, gridare, proprio mentre il Cane Rognoso squarciava con violenza il collo di Dola. Il grido gli mor in gola e Hugo perse i sensi, cadendo a terra pochi istanti dopo il corpo insanguinato e senza vita di Dola.
...
.
...
9.
...
.
...
Affrettatevi!
I due schiavi allungarono il passo in direzione del podere. Hugo mantenne un ritmo stanco, con
il cesto di verdure che portava sulle spalle che dondolava pericolosamente. Romeu, lincaricato della
tenuta, fece per andare a spronarlo, poi ci ripens, si strinse nelle spalle, e raggiunse gli schiavi che
portavano gli altri cesti. Hugo prima o poi sarebbe arrivato, triste e lento, come sempre.
Romeu lo aveva incontrato che vagava smarrito tra le vigne, allimbrunire del giorno in cui il
Castell Nou era stato assaltato, oltre un mese prima. Lo aveva interrogato, ma il giovane aveva
balbettato solo risposte incoerenti. Luomo lo conosceva gi, e lo apprezzava; a volte lo aveva preso
come aiuto per lavorare le terre della tenuta, e in numerose occasioni aveva dovuto riconoscere che era
un lavoratore serio ed efficiente. Quella notte, quando laveva trovato tra i filari, aveva provato
compassione e laveva preso con s. Portarlo alla vigna dellebreo non gli era sembrata una buona idea,
solo Dio sapeva cosa ne sarebbe stato di quelle terre, e in ogni caso, una volta che al ragazzo fosse
passata quella specie di ubriacatura, avrebbe deciso lui cosa fare.
Ma lubriacatura non passava. Per vari giorni Hugo era rimasto zitto, rannicchiato in un angolo,
con lo sguardo perso. Romeu aveva tentato inutilmente di farlo mangiare. Aveva ordinato agli schiavi
che si avvicendassero a turni per bagnargli le labbra ed evitare che si disidratasse, ma trascorsi alcuni
giorni aveva addirittura pensato di portarlo nelle terre dellebreo e di lasciarlo l.
Gli schiavi non possono perdere tempo a occuparsi di lui, aveva spiegato alla moglie che,
affezionatasi al ragazzo, voleva impedirglielo. Cosa direbbe messer Rocafort se lo venisse a sapere?
Troverai qualche scusa, aveva risposto la moglie riguardo alla possibilit che comparisse il proprietario della tenuta, un ricco mercante che trattava di tutto, dalle spezie agli schiavi, come le giovanissime russe che si occupavano di Hugo. E poi, che altri compiti hanno quelle ragazze, se non quello di essere vendute?
Romeu, a ogni buon conto, si era recato alla vigna di Sal. Laveva trovata in stato di
abbandono anche se il palmento, pur appartenendo a un ebreo, era stato risparmiato. Si era chiesto se
Mahir fosse uno degli oltre cinquecento morti con cui si era concluso lassalto al ghetto. Cos si diceva: oltre cinquecento morti, centinaia di ebrei costretti a rinnegare la propria fede e a convertirsi, e altrettanti ancora nascosti in case cristiane. Con il ghetto ormai raso al suolo, nessuno di loro, convertito o no, poteva tornare a casa propria. Alcuni di quelli che si erano rifugiati nei conventi avevano ricevuto piccole somme di denaro per affrontare la nuova vita da battezzati, ma la maggioranza era sprofondata nella miseria.
Romeu aveva anche pensato di andare in citt, chiedere di Mahir e raccontargli del ragazzo, ma alla fine aveva abbandonato il proposito, almeno per il momento.
Se vuoi restare qui, dovrai lavorare, aveva annunciato a Hugo dopo aver rinunciato a cercare lebreo.
Hugo lo capiva. Si avvicinava la vendemmia, e laiuto che lui poteva offrire, bench triste e
lento, era ben accetto da Romeu. Nessuno schiavo affrontava i propri compiti con la stessa attenzione
che ci metteva il ragazzo. Inoltre, non avevano stabilito nulla riguardo alla retribuzione, e Hugo aveva
ricevuto solo un paio di scarpe con la suola di canapa e un mantello vecchio di panno grezzo per
proteggersi dal freddo. Aveva diritto anche a vino e cibo, e a un giaciglio nel dormitorio degli schiavi
ricavato in una costruzione annessa alla casa, dove non si sapeva mai quanti uomini avrebbero dormito
la notte tra quelli che lavoravano fissi alla tenuta e quelli procurati da Rocafort, che andavano e venivano.
Non vuoi pagarlo? aveva protestato la moglie di Romeu.
Certo che voglio pagarlo. Appena me lo chieder. Ce n pochi di lavoratori in gamba come lui.
La moglie aveva fatto un cenno di assenso. Sapeva quanto fosse difficile trovare giornalieri per
il lavoro nei campi. Dalla peste nera del 1348 le braccia scarseggiavano, e coloro che avrebbero potuto
rendere bene sul lavoro, i pi giovani e forti, preferivano tentare la sorte nellesercito piuttosto che
dedicarsi alla cura degli orti e delle vigne. Cos, gli schiavi sostituivano i catalani in molte occupazioni,
e tra queste vi era il lavoro nelle terre dei ricchi borghesi. Erano per lo pi russi, bulgari, albanesi,
turchi, greci, tartari... acquistati sulle coste dalmate, a Genova o a Venezia, cio nei principali mercati di schiavi.
Il numero dei saraceni, invece, diminuiva, perch i catalani partecipavano con sempre minore
entusiasmo alle guerre in Africa. Anche le schiave provenivano da oriente, ed erano molto apprezzate
per i lavori di casa; alcune di esse avevano capelli biondi, occhi chiari e carnagione perlacea che, si
diceva, incantavano gli uomini. Maria, la moglie di Romeu, aveva lanciato unocchiata alle due giovani
schiave russe. Poi si era ispezionata con attenzione, palpandosi i fianchi e le natiche, soppesandosi i
seni tra le mani. Bench fosse ingrassata, erano ancora sodi: nel podere di Rocafort si mangiava bene. E
gli occhi che seguivano ogni suo movimento erano ancora molti. Maria lo sapeva, e se ne compiaceva,
ma... era tornata a osservare le due ragazze, con invidia. Come faceva un uomo a non desiderarle?
Messer Rocafort commerciava schiavi e si occupava del fiorente mercato di quella manodopera.
Le case pi ricche sfoggiavano i loro servi, e quelle pi modeste tentavano dimitarle. I comandanti
delle navi avevano bisogno di schiavi per scaricare le merci; i proprietari di terre non potevano farne a
meno per coltivarle; falegnami, cordai, armatori navali e medici, persino i religiosi ne avevano bisogno:
monache e sacerdoti, e anche il vescovo... Tutti volevano schiavi. Le quattro ragazze che vivevano
nella tenuta di Rocafort erano state scelte dal mercante per essere vendute direttamente a clienti
disposti a pagare un prezzo pi alto del solito. Tutti gli altri si vendevano allincanto grazie allopera
dei sensali, che li mettevano allasta in piazza Sant Jaume e nel Pla de Palau, proprio dovera stato
giustiziato Arnau Estanyol e dove sinstallavano i tavoli di arruolamento per le navi. Ma, soprattutto, il
commercio degli schiavi era fiorente in piazza Nova, davanti al palazzo vescovile. Dal canto loro, i
marinai e gli ufficiali imbarcati che avevano preso labitudine di comprare qualche schiavo nei porti
lontani ed esotici che frequentavano, trascinavano la loro mercanzia lungo le strade tessendone a gran
voce le lodi, finch qualcuno non gliela comprava.
Dopo la vendemmia le giovanissime schiave russe avevano continuato ad avvicinarsi a Hugo
come se dovessero ancora aiutarlo a bere. Lo facevano sorridere, ma lui rifiutava laiuto. Nessuna di
loro doveva avere pi di quindici anni, si era detto. Erano graziose e delicate. Hugo si ricordava di
averle spesso viste piangere accovacciate davanti a lui, in un angolo, mentre gli avvicinavano lacqua
alle labbra. Allora non aveva potuto consolarle, il suo corpo tremava ancora al ritmo delle coltellate del
Cane Rognoso, e il fiotto di sangue sgorgato dal collo di Dola era un cupo abisso in cui annegavano i suoi pensieri.
Un giorno, tuttavia, si era lasciato trascinare dalla tristezza di una di quelle piccole russe e aveva pianto pure lui, per la prima volta, come se si fosse svegliato da un incubo. Condividere il dolore aveva creato un legame speciale tra Hugo e quelle creature, rubate alle loro famiglie per essere vendute ai grandi di Barcellona.
Il lavoro della vendemmia gli aveva fatto bene. N Hugo, n gli altri schiavi, n i dipendenti
della tenuta potevano intrattenersi con le giovani russe, ma lui le vedeva spesso perch Maria, la moglie
di Romeu, lo invitava nella cucina della casa colonica, dove lo costringeva a mangiare e lo interrogava
sulla disgrazia che gli era capitata e che laveva ridotto a vagare per i vigneti e a soffrire in quel modo.
Mia madre...  morta, aveva detto un giorno Hugo, utilizzando quella spiegazione per non
rivelare che il suo dolore era dovuto alla perdita dellebrea che amava.
Mi dispiace, lo aveva compatito la donna, tentando subito di consolarlo, mentre era ancora
seduto al tavolo. In piedi alle sue spalle si era chinata su di lui e laveva riempito di baci, prima sulle
guance, poi lungo il collo, mentre le mani scivolavano dalle spalle al petto di un Hugo sempre pi
turbato, che aveva finito per irrigidirsi. Lei se nera accorta, si era scostata, si era aggiustata i capelli
raccolti in una crocchia e si era lisciata il grembiule.
Non vi  disgrazia peggiore che perdere la madre, aveva commentato. Mangia, Hugo,
mangia. E voi? Cosa ci fate qui? era saltata su, accorgendosi della presenza delle russe, e subito aveva
gridato qualche parola nella loro lingua agitando la mano, come se volesse farle scappare.
Nellautunno di quellanno due delle ragazzine furono portate via. Hugo, di ritorno dalla vigna,
venne a sapere nel dormitorio degli schiavi che quel giorno erano venuti i compratori, due ricchi
borghesi di Barcellona. Per un attimo rest interdetto, preoccupandosi della sorte delle fanciulle, poi si
butt sul suo pagliericcio e chiuse gli occhi, lasciando che limmagine di Dola ravvivasse il suo tormento.
Una nuova visita colse invece tutti impreparati. Una mattina dinizio dicembre, messer Rocafort
si present alla tenuta allimprovviso. Il mercante arriv a dorso di mula, accompagnato da un uomo a
cavallo e da un altro a piedi.
Fuori, fuori, fuori! strill Maria a Hugo, quasi portandolo via di peso dalla sedia che
occupava al tavolo della cucina. Arriva il signore. Non pu trovarti qui dentro... con le ragazze. Non
sa che sei qui. La donna lo spinse sino alla porta che dava sul grande cortile di accesso.
Maledizione! imprec tra i denti, capendo che non era pi possibile far uscire Hugo senza che lo
vedessero. Seguimi, gli ordin allora, tirandolo per una mano.
Le esclamazioni e le risate del signore e del suo ospite giungevano ormai con nitidezza alle loro
orecchie. Erano smontati dalle cavalcature, e a breve avrebbero varcato la porta dentrata al refettorio,
posto a lato della cucina. Maria rinunci allidea di nascondere Hugo al piano di sopra, perch lo
avrebbero scoperto quando avessero salito le scale. Apr la prima porta tra quelle del refettorio, una dispensa.
Non respirare! intim al ragazzo.
Lo spinse dentro e prese un pezzo di lardo secco dalla credenza, come se fosse entrata apposta
nella stanza, poi chiuse la porta alle spalle del ragazzo.
Nel buio, respirando gli aromi di tutte le derrate che lo circondavano, Hugo ud Maria che salutava il signore. Voci sconosciute. Risate. Ora era Romeu che parlava. No, Rocafort non era venuto a fare i conti della tenuta. Quello era per unaltra volta. Ci che desiderava adesso erano vino, del migliore, e cibo, in abbondanza.
Fate preparare le ragazze, aggiunse messer Rocafort.
Hugo sent un brivido che si moltiplic per mille alludire la voce che disse: Spero che valgano
davvero le meraviglie che ho sentito su di loro!
Non preoccu...
Hugo socchiuse la porta: Rocafort parlava, ma Hugo non lo ascoltava. Erano trascorsi quattro
anni, e luomo era di spalle, in piedi vicino alla tavola su cui Romeu disponeva il vino, eppure,
lavrebbe riconosciuto anche se fosse passato un secolo. Il compagno di messer Rocafort era Roger
Puig. In quel momento luomo si gir per prendere la coppa di vetro che Romeu gli offriva. Aveva la
barba folta e ben pettinata, bionda come i capelli. Il lusso dei suoi abiti faceva risaltare la sobriet di
quelli del mercante. La sua superbia era palpabile.
Servi bene sua signoria, intim Rocafort al sottoposto.  appena tornato dalla Grecia, dove
le sue gesta e il suo coraggio saranno ricordati per sempre, prese a adulare lospite senza il minimo
pudore.  tornato a Barcellona per unirsi alla flotta che si recher in Sicilia.
E per contrarre matrimonio, aggiunse Roger Puig. Mio zio mi ha combinato delle ottime nozze.
Lho sentito dire. E mi felicito molto. La vita vi sorride. Siete giovane, nobile, ricco...
S, ma non quanto vorrei!
Mi duole informarvi che nessuno  mai ricco quanto vorrebbe.
Forse perch gli altri non possono. Il nobile tacque per la presenza di Romeu. Rocafort fece
segno al fattore di congedarsi. Io, invece, posso, continu Puig, non appena laltro se ne fu andato.
Grazie a mio zio, godo del favore del re. Posso ottenere tutte le licenze che mi servono per
commerciare nel Mediterraneo. In Grecia ho realizzato ottimi affari, segreti... Non ne devo parlare, ma
diciamo che sono stati ben apprezzati da sua maest.
Hugo, come ipnotizzato, guardava attraverso la fessura della porta, quando una figura vestita di
nero gli pass davanti: il guercio! Chiuse la porta, e trattenne il respiro allo strepito che gli sembr
producesse lo sfregamento della porta contro lo stipite.
I sovrani chiedono sempre delle contropartite, sent dire al mercante.
Se lavessero scoperto l, non avrebbe avuto neppure lopportunit che gli si era presentata
allospedale di Colom, quando aveva fatto saltare locchio al servo.
Sto gi armando una galea per la Sicilia, replic Roger Puig.
E allora, cosa vi manca?
Un socio. Io non sono un mercante, e non voglio occuparmi di denaro...
Pur avvertendo la presenza del guercio, appostato oltre la porta, Hugo segu il negoziato tra
Rocafort e Puig, mentre i due uomini mangiavano e bevevano, finch il mercante, incalzato dal nobile,
cedette, e si accordarono per associare lesperienza e il capitale delluno allinfluenza e alle scarse
risorse dellaltro. Alla fine brindarono, pi volte, tante quante le arche che Roger Puig, entusiasta,
sperava di riempire di denaro.
Sia chiaro che per me questa  la prima e unica nave, disse pi volte il mercante.
Vedrete che alla fine sarete voi a cercarmi, Rocafort, per chiedermi altre navi! annunci
Roger Puig a gran voce, rovesciandosi il vino sulla cotta di seta. E ora che abbiamo risolto le faccende
di denaro, dove sono le vostre famose russe?
Non so se in questa situazione... tent di scusarsi Rocafort, chiedendosi come avrebbe fatto a
presentare alle due fanciulle quel nobile ubriaco e capriccioso.
Quale situazione? strepit Roger Puig. Mateo! chiam, e Hugo percep che il guercio si
allontanava dalla porta. Portami le due schiave che siamo venuti a vedere.
Non sar necessario, me ne occuper io stesso, sintromise il mercante.
Nel refettorio rimasero il nobile e il suo servo.
Non muoverti di qui, Hugo ud che Puig ordinava al guercio. Il bottegaio non mi sembra troppo ben disposto.
Di ritorno nel refettorio, a Rocafort non sfugg latteggiamento del servo, che si era appostato in
un angolo da dove dominava lintera sala. Maria e le due ragazze russe erano dietro il mercante. Mentre
Roger Puig si sedeva davanti a loro, cal il silenzio. Hugo si arrischi a socchiudere nuovamente la
porta. Il vino che il nobile beveva aveva finito per colargli lungo la commessura delle labbra. Se lo pul
con il rovescio della manica di seta, senza pensarci, sedotto dalle fanciulle, eccitato, gonfio di desiderio.
Avevi ragione, ammise infine. Allung la mano per toccare il braccio di una delle fanciulle,
che al contatto si ritrasse e si mise a tremare. Sembrano uccellini.
Dun tratto, Roger Puig grid. Fu un ululato selvaggio che fece sobbalzare tutti tranne il
guercio. Hugo per poco non si precipit fuori dalla dispensa. Una delle ragazze inciamp e stava per
cadere a terra quando Maria riusc a prenderla al volo; laltra si era messa a piangere.
Cos trattavamo gli uccellini in Grecia, biascic il nobile, rivolto alle ragazze che non
conoscevano la sua lingua. Ce li mangiavamo! Il gesto eloquente con cui accompagn le sue parole,
spalancando la bocca e mostrando i denti, con le dita adunche come artigli, lo compresero invece
perfettamente, e tentarono di allontanarsi, bench Maria e lo stesso Rocafort le trattenessero. Bene.
Spogliatele, ordin Roger Puig, cambiando allimprovviso espressione.
Ma... tent di opporsi il mercante.
Spogliatele, insist laltro. Se devo comprarne una, dovr ben ispezionare le loro virt.
Hugo aveva visto molte donne attraverso la fessura del palmento, mentre Astruga e Dola
lavoravano; alcune erano giovani e belle, altre no, ma sempre aveva sentito la bocca riempirsi di saliva,
e un piacevole formicolio tra le gambe. Maria sciolse i camicioni che coprivano le due ragazze,
affinch scivolassero gi lungo il corpo sino a cadere a terra. Nessuna donna poteva eguagliare la
bellezza, il candore e linnocenza di quella coppia. Tuttavia, Hugo non prov alcuna attrazione, anzi
strinse i denti e i pugni nel vederle cos esibite, vergognose, con lo sguardo inchiodato al suolo e le
mani che tentavano di riparare i seni e il pube dagli occhi indiscreti di un uomo ubriaco e insuperbito.
Maria sussurr loro allorecchio finch non le convinse ad abbassare le braccia. Entrambe si
mostrarono per intero, a capo chino, con il respiro affannoso e le lacrime che scendevano lungo le guance.
Il viso, ordin il nobile alla donna.
Hugo trem nel vedere Maria che le prendeva per il mento e le obbligava ad affrontare quel
demonio. La fessura della porta si allargava e si stringeva impercettibilmente al ritmo dellira del
ragazzo. Nessuno se nera accorto, tutti sembravano stregati dalle due bellezze che Roger Puig
contemplava. Il ragazzo riusc a malapena a controllarsi quando vide che il nobile allungava un braccio
e accarezzava i seni di una delle fanciulle.
Signore, vi prego di non toccare la ragazza, disse Rocafort con voce blanda, timoroso di offenderlo.
Roger Puig non alz neppure lo sguardo verso il mercante. Con la bocca aperta, sbavante, continu a palpare quel seno virginale.
La compro, questa, annunci. Mateo! grid al servo, che reag come se gi sapesse ci che il padrone voleva.
Il guercio si fece avanti e prese la ragazza per la vita, quasi sollevandola, tra le grida della russa
e senza prestare la minima attenzione a Maria e Rocafort, che non sapevano come reagire. Il servo e il
padrone si guardarono intorno cercando una stanza. Roger Puig aveva gi iniziato a spogliarsi della
cotta macchiata di vino e di bava.
Signore... torn a implorare Rocafort.
Di sopra, ordin il nobile, indicando la scala.
Non lavete ancora pagata... recrimin il mercante.
Scontate il suo prezzo dai nostri prossimi guadagni, replic laltro senza neppure voltarsi,
ormai a met della scala, dietro Mateo e la ragazza.
Le urla della schiava risuonarono fin nella dispensa. Ma la fanciulla dovette arrendersi presto,
perch poco dopo la casa colonica piomb in un silenzio sinistro, che si prolung finch, trascorso un
certo tempo, Roger Puig non ridiscese accompagnato dal servo.
Avevate ragione, Rocafort. Buona qualit. Mandatemela a casa, ordin prima di varcare la
soglia, montare in sella e prendere la strada per Barcellona.
Lodio risorto verso un uomo che aveva dimenticato, e linquietudine davanti alla quasi certezza
che il guercio avrebbe fatto tutto il possibile per ritrovarlo, riuscirono a distrarre in parte Hugo dal
dolore per la morte di Dola. Di notte, o nei rari momenti di riposo dal lavoro, non pensava pi solo a
lei. Roger Puig, il suo servo e la stessa Maria, un donnone che accampava le scuse pi inverosimili per
avvicinarglisi, accarezzarlo e baciarlo, erano tutti elementi di distrazione e di preoccupazione.
Da quando Romeu laveva trovato che vagava per le vigne e se lera portato alla tenuta di
Rocafort, Hugo non aveva pi rimesso piede a Barcellona. Non era tornato a Santa Maria, n si era
recato a visitare Arsenda. Per fare cosa? Per mentirle?, si diceva. No, non avrebbe potuto. Non ci si
vedeva a dissimulare il dolore per la morte dellamata, e neppure voleva ingannare di nuovo la sorella,
rinnegando ci che era stato il suo pi grande anelito nella vita: lamore di unebrea, che Arsenda non
avrebbe mai potuto accettare. L, nel podere, con la falsa scusa della morte di sua madre, della quale in
realt non aveva alcuna notizia, poteva soffrire quanto voleva senza che nessuno lo importunasse.
Romeu gli chiedeva solo di lavorare, la moglie era una compagnia leggermente imbarazzante, e le
ragazze russe erano poco pi di un sorriso e di uno sguardo di compatimento a distanza, finch
Rocafort non le ebbe vendute. Gli altri schiavi piangevano, ridevano e chiacchieravano, e cos scorreva
la loro vita. Come la mia, del resto, si diceva Hugo di quando in quando.
Il gioved 14 dicembre 1391, Hugo ud una discussione tra Romeu e Maria: tutte due volevano
andare a Barcellona, desideravano assistere allesecuzione dei prigionieri condannati per lassalto al
ghetto, ma qualcuno doveva restare a vigilare la propriet. Alla fine rimase Maria. Hugo, anche lui
intenzionato a presenziare allimpiccagione, si reco in citt con Romeu.
Ti piacciono le esecuzioni? gli chiese luomo lungo la strada. Non attese risposta. E Hugo
non gliela diede. Hanno arrestato i principali istigatori dellassalto... anche se non sarei certo io il
primo a condannare a morte tutti quei marrani. Romeu parlava da solo. Sono riusciti a ottenere molte
conversioni. Forse che questa non  una buona cosa per il regno? Dicono che in realt il re non 
dispiaciuto della morte degli ebrei, lo  di pi per i disordini provocati dai contadini, che hanno
bruciato i libri ufficiali. E infatti, ha graziato alcuni responsabili della rivolta. Sia come sia, sar un
bello spettacolo.
Hugo si chiese se il Cane Rognoso fosse tra i graziati. Quel farabutto di Juan Amat era stato uno
dei pi attivi partecipanti alla carneficina: il suo coltello aveva squarciato decine di gole... meritava di
essere condannato.
Chi hanno graziato? chiese a Romeu.
Luomo si stup di udire la voce di Hugo, e soprattutto il suo tono.
I pi importanti, come sempre. Bisogna essere importanti per ottenere la grazia del re.
Il Cane Rognoso non era importante. Era solo il figlio del beccaio che aveva il banco alla porta
della Boqueria. Limmagine di quel bruto penzolante da una forca aveva assalito Hugo sin da quando
aveva saputo delle esecuzioni. Non riusciva a non pensarci. Aveva bisogno di vederlo e di assaporare la
triste vendetta. Dola se lo meritava. Tutti gli ebrei se lo meritavano! Guard di sottecchi Romeu, pieno
dinquietudine, come se il solo fatto di provare compassione per gli ebrei potesse tradirlo.
Barcellona ribolliva. Le forche erano state erette in diversi punti della citt e svettavano come
simboli di potere nei luoghi prescelti. La maggior parte erano fisse, semplici strutture composte da due
pali verticali e da un altro ricurvo che li sormontava. Altre invece erano costruite con pietre sulle quali
era posto lo stesso palo ricurvo, ed erano decorate con lo stemma della citt. Spesso i cadaveri dei
delinquenti vi erano lasciati appesi, a volte finch non marcivano, anche a costo di riappenderli se
cadevano al suolo, o finch non giungeva il permesso di sepoltura rilasciato dal sovrano, sempre
preceduto dallesibizione pubblica dei corpi affinch tutti i cittadini ne prendessero conoscenza e
provassero timore verso la giustizia del re.
Quel giorno sarebbero state impiccate undici persone. Hugo si separ da Romeu e assistette, pi
nel silenzio che tra gli evviva, allesecuzione di due uomini in piazza del Blat. Nessuno di loro era il
Cane Rognoso. Prima che lultimo dei due condannati avesse finito di scalciare, Hugo attravers la
piazza diretto al castello del tribunale del governatore, dove cera unaltra forca. Non lo trov neppure
l. Gli dissero che anche alle logge, sulla spiaggia, si stavano svolgendo delle esecuzioni, e si affrett a
scendere lungo via del Mar... senza alcun successo. Risal di nuovo in direzione della porta de los Orbs,
dove penzolava un solo condannato. Non era Juan Amat. Continu sino a piazza Santa Anna, e di l a
piazza Nova. Niente. Lultimo giustiziato si trovava davanti alla porta del ghetto, in piazza Sant Jaume.
No! esclam Hugo, vedendo un ometto panciuto che in morte, come certamente era stato
anche in vita, era reso ridicolo dalle gambe che pendevano molli, aperte, corte e grasse.
Il Cane Rognoso non era tra i condannati. Hugo scosse la testa. Assassino, mormor, mentre
lo sguardo di Dola riviveva nella sua memoria. Sono stata felice. Ricord quelle sue ultime parole,
pronunciate prima che il coltello...
Assassino! ripet, stavolta gridando.
Non tradirti, ud qualcuno sussurrargli alle spalle.
Hugo fece per parlare, voltandosi.
Jucef Crescas. Luomo che aveva detto che messer Arnau aveva salvato la vita a lui e a Sal.
Non indossava pi la cappa scura con il cappuccio, n portava sugli abiti il disco giallo che rivelava la
sua condizione di ebreo. Non devi chiamarlo assassino, lo avvert il banchiere. C molta gente
che non capirebbe, persone ancora convinte che chi ha ucciso gli ebrei non doveva essere condannato.
Il ragazzo e il vecchio banchiere, come se si fossero messi daccordo, setacciarono con lo sguardo la
folla che percorreva le vie di una Barcellona trasformata in un immenso patibolo, in una grande festa.
Non  a lui che dico assassino, anche se probabilmente lo era, confess Hugo a bassa voce.
Mi riferivo al Cane... a un beccaio che si chiama Juan Amat.  lui che ha sgozzato... Non riusc a
proseguire, gli si serr la gola.
Nella prigione del governatore ci sono altri undici prigionieri che attendono lordine di
esecuzione del re. Anche se tra quelli, disgraziatamente, Juan Amat non c, afferm Jucef, il cui tono
tradiva lastio persino nella sofferenza. Lo abbiamo cercato, sa Dio quanto lo abbiamo cercato, e il
governatore anche, ma  scomparso. Tutti vorremmo vederlo penzolare, quel maledetto.
Hugo sent voci di assenso che provenivano dalle persone che accompagnavano Jucef: donne e
uomini impauriti, spaventati, preoccupati di non provocare i cristiani che li circondavano. Gli sembr
di riconoscerne alcuni incontrati quando passava per il ghetto.
 scomparso... ripet il ragazzo, parlando pi a se stesso che a Jucef. Dove lo potrei
trovare? chiese dopo qualche attimo di riflessione.
Perch non cercarlo? Erano passati quattro mesi dallassalto al ghetto, e che ne era stato del
Cane Rognoso? Dove poteva essere andato a cercare lavoro? Questo si chiedeva Hugo, mentre
camminava lungo la via della Boqueria. La miglior soluzione per lui, ragion, ricordando quando
laveva visto con lelmo e la balestra, era attendere la chiamata di leva per la flotta destinata alla Sicilia.
Il caos era notevole, il bisogno di uomini spasmodico, e alle autorit sarebbe importato poco che Amat
avesse scampato la forca, anche nel caso in cui qualcuno lavesse riconosciuto, quando ormai gli animi
si erano raffreddati. Peraltro, non erano pochi quelli che avrebbero invece approvato le sue azioni, visto
che luso dimporre la scelta tra la conversione e la morte si era diffuso in tutta la penisola.
Il rione del Pi, cos chiamato per un pino solitario che vi cresceva maestoso, si era formato
intorno alla chiesa di Santa Maria del Pi, tra le vecchie mura romane della citt e laltra cinta, che
confinava con la Rambla, poi sostituita da una terza muraglia la cui costruzione ancora in corso
avrebbe incluso il quartiere del Raval. Come accadeva ora per il Raval, un tempo anche il rione del Pi
non era stato altro che un gruppo di orti con qualche casa sparsa, fuori dalle mura di Barcellona. Con il
passare degli anni, tuttavia, era divenuto lagglomerato che ora Hugo stava percorrendo: una vivace
zona popolare, con una ressa di edifici in cui abitavano mercanti, artigiani, fabbri, scalpellini, mastri
muratori...
Il quartiere era cresciuto in prosperit, e altrettanto aveva fatto la chiesa di Santa Maria del Pi.
In quello stesso anno 1391 era stata posata lultima pietra del tempio, la cui costruzione era durata
settantanni, e che Hugo paragonava a quella di Santa Maria del Mar: pianta a una sola navata, aperta e
completamente visibile non appena varcato il portale; linee sobrie e maestose; volumi ampi, nei quali i
fedeli potevano riunirsi e raccogliersi come in una grande casa, e cappelle laterali alternate a
contrafforti che invadevano la chiesa invece di proiettarsi allesterno. Se la navata di Santa Maria del Pi
era poco pi larga di quella di Santa Maria del Mar, questultima la superava in lunghezza, altezza e
larghezza totale, ma la vera differenza tra le due chiese stava nel fatto che Santa Maria del Mar
disponeva di due torri ottagonali dotate di campane, mentre Santa Maria del Pi non le aveva. Si era
progettata inizialmente lannessione al tempio di una grande torre campanaria, e Pietro Terzo aveva
promesso di finanziarla. Fidandosi della parola del monarca, i consiglieri dellOpera di Santa Maria del
Pi avevano dato inizio alla costruzione nel 1379, ma il monarca era morto senza onorare la sua
promessa e lOpera era rimasta senza denaro, lasciando la torre incompleta, inutilizzabile, mentre le
campane erano state collocate su una struttura provvisoria costruita sopra il portale dellAvemaria.
Da via della Boqueria, Hugo giunse sul retro di Santa Maria del Pi. L, tra alcune umili case che
la circondavano e lorto del parroco, sorgeva abbandonato, giunto solo a un quarto dellaltezza prevista,
quello che avrebbe dovuto essere il grande campanile della chiesa. Proprio l, Hugo aveva visto tempo
addietro il Cane Rognoso e suo padre che si esercitavano a fare la parte dei giganti, utilizzando
trampoli che poi mettevano al sicuro nella torre, la stessa dove pi tardi aveva potuto verificare che si
nascondevano Juan Amat e i suoi tirapiedi. Poteva darsi che il Cane Rognoso frequentasse ancora quei
luoghi. Hugo, come aveva fatto quella volta in cui aveva cercato di recuperare le sue scarpe, si nascose
nel cimitero posteriore della chiesa, quello dei ciechi, e si mise ad aspettare, come allora, dietro una
grande croce. Non sarebbe stato affatto strano che quella canaglia si nascondesse l, perch Hugo
durante lassalto definitivo al Castell Nou aveva sentito dire che uno dei promotori pi accaniti della
rivolta era proprio il parroco di Santa Maria del Pi. Certamente Juan Amat, se era ancora a Barcellona,
doveva aver cercato rifugio presso quel sacerdote, nel luogo dove si nascondeva sin da bambino. A
Jucef, Hugo non aveva raccontato nulla perch non voleva risvegliare in lui speranze che avrebbero
potuto essere infondate.
Tra le tombe Hugo pat il freddo di dicembre: non era abbastanza coperto e indossava solo il
mantello sdrucito di panno grezzo che gli aveva donato Romeu, nel quale tentava di avvolgersi. Jucef si
era congedato informandolo di aver preso in affitto una casa con bottega dove intendeva esercitare
come cambiavalute, situata in via Ample, vicina alla spiaggia e parallela al mare, dalle parti del
fondaco del grano. Tremante di freddo, Hugo si avvi in quella direzione prima che facesse buio e che
la campana del castello del governatore suonasse il coprifuoco.
Si nasconde nel campanile di Santa Maria del Pi, riusc a dire con i denti che gli battevano.
Senza mostrare alcuna emozione, Jucef lo fece entrare e lo accompagn al focolare, dove le
fiamme scoppiettavano accoglienti. Varie persone, una decina almeno, si assiepavano intorno alla fonte
di calore; alcuni erano seduti, ma pochi; gli altri stavano in piedi, e i giovani erano distesi per terra.
Jucef chiese una seggiola e gli serv una scodella di zuppa di verdure fumante, pescando da un gran
pentolone di ferro annerito che pendeva sopra il fuoco.
Lho visto, annunci Hugo mentre il vecchio lo serviva.
Ce lo racconterai dopo, rispose Jucef porgendogli la scodella. Prima ti devi scaldare,
altrimenti rischi di ammalarti.
E Sal? chiese il ragazzo a sentir parlare di salute.
Il silenzio con cui Jucef gli rispose fu sufficiente.
Hugo non volle insistere, circondato da tutti quegli ebrei... ora convertiti, pallidi e smunti,
ammucchiati in quella minuscola casa, segnati dalla tristezza. Prese la zuppa, con le mani gi
riscaldate, e provando disagio nellessere osservato. Nessuno parl, molti reprimevano la tosse o
dissimulavano i lamenti. Jucef gli si sedette vicino, davanti al fuoco, e fiss le fiamme, osservandole
assorto, mentre Hugo si ristorava con la zuppa e con il vino portato da una donna anziana,
probabilmente la moglie.
Lho visto, ripet infine Hugo dopo aver bevuto un lungo sorso di quel vino aspro. Gli sono
stato vicino come a voi ora, aggiunse, rivolto al cambiavalute.
Quando il Cane Rognoso laveva colto di sorpresa, entrando nel cimitero per liberarsi la
vescica, Hugo avrebbe potuto annusare il suo odore, avrebbe potuto toccarlo anche solo allungando un
braccio. Aveva trattenuto il respiro, con il cuore che gli martellava, senza muoversi, finch
quellassassino non era tornato con aria distratta al campanile.
Certamente pensa di arruolarsi nella flotta destinata in Sicilia, aggiunse.
Allora uccidiamolo noi, stanotte stessa! gridarono in coro i convertiti.
La proposta fu accolta con un battimani, ma Jucef continuava a tenere lo sguardo fisso sul
fuoco. Infine, cal il silenzio: tutti aspettavano la sua decisione.
Domani allalba mi recher dallufficiale del governatore, lui lo far arrestare e condannare a
morte. Lo so. In ogni caso, non devi pi chiamarmi Jucef, ora il mio nome  Raimundo... Raimundo
Sagrau, aggiunse rivolgendosi a Hugo. Poco dopo, in privato, lebreo convertito gli chiese: Cosa ti
ha fatto quelluomo?
Mi ha rubato un paio di scarpe, rispose Hugo serio.
Laltro assent, pensieroso.
Il venerd 22 dicembre 1391 il re Giovanni, inclemente nonostante la vicinanza del Natale,
ordin lesecuzione di dodici condannati: un corsaro genovese e undici dei delinquenti che avevano
assaltato il ghetto, tra i quali Juan Amat che, come aveva previsto Raimundo, era stato arrestato. Hugo
aveva voluto essere presente alla cattura, sebbene avessero cercato dimpedirglielo perch lufficiale
del governatore voleva cogliere il reo di sorpresa. Lui aveva dovuto insistere con il funzionario reale, e
alla fine era stato accontentato.
Una semplice pedata assestata alla porta di legno dai soldati era bastata ad assicurare loro
laccesso al campanile. Hugo non era entrato. Aveva udito rumori di lotta, grida, ordini, poi Juan Amat,
con le mani legate sul davanti, e una lancia che lo minacciava da dietro, era stato costretto a seguire le
orme dei soldati che uscivano.
Hugo si era dovuto ritrarre per evitare lo sputo che gli aveva lanciato il Cane Rognoso.
Avrei dovuto ammazzarti a Girona, gli aveva detto.
Hugo aveva sorriso con cinismo. Cipolle e scarpe ti porteranno alla forca, assassino figlio di puttana.
La forca? era intervenuto lufficiale del governatore, che usciva con il bottino accumulato da
Juan Amat dentro il campanile incompiuto. Questo qui lo squarteranno. La forca  troppo poco per lui.
Cos fu. Quel venerd i cadaveri dei condannati impiccati otto giorni prima furono staccati dalle forche, e si procedette a giustiziare quelli nuovi. Juan Amat, come aveva detto lufficiale del governatore, fu squartato. In piazza Sant Jaume, allentrata del ghetto, Hugo assistette allarrivo del Cane Rognoso. I convertiti e alcuni ebrei temerari si unirono in silenzio, senza farsi riconoscere, alla gente che applaudiva e acclamava il re. Hugo lo vide piangere. Supplicava, implorava clemenza! Come se lui lavesse mostrata, verso Dola.
Eccolo l, Dola, mormor tra s nel vederlo inginocchiato con il collo sul ceppo. Eccolo l.
Vi fu un momento di silenzio. La mannaia scese e la gente proruppe in nuove grida. Il sangue del Cane Rognoso si mescol nel ricordo di Hugo a quello di Dola. Sangue! Il ragazzo scopr di avere i pugni serrati allo spasimo, senza sapere se anche lui aveva urlato. Le gambe gli tremarono ed ebbe le vertigini mentre gli tornavano in mente mille scene: le scarpe, laccetta, larresto di Bernat, il viaggio a Girona... la paura! Osserv la testa rotolata per terra, proprio mentre un soldato la raccoglieva per impedire che i cani si avvicinassero.
Qui finisce tutto, Dola, sussurr. Noi cristiani abbiamo la speranza di ritrovarci in cielo.
Ma dicono che voi ebrei non ci arrivate al cielo.
Hugo rimase zitto mentre il boia, a colpi di scure e coltello, sezionava il corpo di Juan Amat: torace, braccia, inguine e gambe.
Forse dovrei farmi ebreo per rivederla. Avranno il cielo, gli ebrei?, pens, continuando a
fissare il soldato che ora infilzava la testa su una picca piantata in terra allentrata del ghetto. I pezzi del
cadavere furono sparpagliati per Barcellona, ognuno appeso a un palo mediante un gancio: uno in
piazza Sant Jaume, insieme alla testa; uno presso la sede dellufficiale giudiziario di Rovira, di fronte
allufficio del registro; un altro davanti al tribunale e un altro ancora vicino alle forche di piazza del
Blat. L dovevano restare esposti alla cittadinanza finch cani e uccelli non li avessero spolpati e non
fossero rimaste che le ossa, come pot verificare Hugo nei giorni in cui lasciava la tenuta di Rocafort
per andare a Barcellona, senza mai mancare di recarsi in piazza Sant Jaume per vedere la testa e un
pezzo delluomo che aveva sgozzato Dola.
Ti ringrazio... ti ringraziamo tutti, sent che diceva Raimundo al suo fianco, quando gli astanti, soddisfatta la curiosit morbosa, cominciarono ad abbandonare la piazza. Cosa posso fare per te?
Restituirmi Dola, avrebbe voluto rispondere. Voi ebrei avete laldil? chiese invece.
Raimundo impallid e si guard intorno. Hugo comprese il proprio errore. Nessuno sembrava averli uditi.
Perdonatemi. Sono abbastanza sconvolto, si scus. Poi aggiunse: Niente. Non  necessario
che facciate niente per me.
Sincontrarono di nuovo qualche giorno dopo, in piazza Sant Jaume, davanti alla testa del Cane
Rognoso, con la mandibola penzolante e la carne, la lingua e gli occhi becchettati dagli uccelli.
Immaginavo che saresti tornato, gli disse Raimundo. Non sapevo dove trovarti e ho chiesto
ad alcuni bambini di tenere docchio la piazza e di avvertirmi se arrivavi.
Perch tutto questo interesse per me? chiese Hugo con gli occhi fissi sui resti dellassassino
di Dola.
Ho una proposta da farti. Puoi venire con me?
Hugo si strinse nelle spalle e lo segu.
A differenza della notte in cui era andato da lui per rivelare il nascondiglio di Juan Amat, questa
volta Hugo e Raimundo si ritrovarono soli nella bottega del cambiavalute, situata al piano terra della
casa di via Ample. Era un locale semplice, ammobiliato solo con lo stretto necessario per lavorare: libri
contabili, un vecchio tavolo, un tappeto rosso di cui si distingueva a malapena il colore, la cesoia per
tagliare le monete false.
Laltro giorno mi sono incontrato per parlare daffari con Jacob e i suoi due figli, David e
Sal, gli raccont il cambiavalute. Mi risulta che li conosci.
Hugo assent. Sal era stato il promesso sposo di Dola. Non hanno nessuno che possa
prendersi cura della vigna del nonno, loro non sanno lavorare la terra e non hanno ancora notizie di
Mahir, che quindi si pensa sia morto nellassalto al ghetto. Finora se la sono cavata alla meno peggio
grazie a Jacob, che fa il sensale di matrimoni, ma per tirare avanti hanno bisogno di denaro. Hanno
perso tutto nella rivolta, senza contare i problemi con il loro mestiere, che  stato vietato agli ebrei...
anche se alla fine ai convertiti il divieto  stato tolto. Fatto sta che si sono rivolti a me. Non vogliono
vendere la vigna, nelleventualit che Mahir non sia morto, e comunque al momento ne ricaverebbero
ben poco, perch  in pessime condizioni. Tuttavia, se ben sfruttata, la vigna potrebbe assicurare una
rendita sufficiente, e fare da garanzia per un prestito che vogliono chiedere. Che ne pensi?
Hugo fece spallucce, non riusciva a capire quale fosse la proposta.
Ti offrono di lavorare la loro vigna, chiar il cambiavalute.
A me? Ma io non ho denaro. Perch?
Per varie ragioni, lo interruppe Raimundo. Primo, perch sanno dellaffetto che avevano per
te Mahir, Dola e persino il nonno Sal. Secondo, perch Mahir parlava sempre bene di te,
dellattenzione e della cura con cui lavoravi la terra, e questo  una garanzia. Per ultimo, ma  la cosa
pi importante, perch si fidano di te: sanno che, se un giorno tornasse Mahir, tu scioglieresti il
contratto anche senza aspettare che scada. E un contratto cos non lo firmerebbe mai nessuno, soltanto
tu. O mi sbaglio?
No. Non si sbagliava. Hugo sentiva la mancanza di Mahir. Avrebbe accettato il patto. Mahir
aveva finito per diventare un maestro per lui.
Allora, tinteressa?
S, rispose Hugo. Non aveva nulla da perdere.
Raimundo gli promise che avrebbe organizzato tutto con Jacob.
Perch fate questo per me? gli chiese.
E tu, perch hai fatto quello che hai fatto per noi?
Vi ho gi detto che quel bastardo tempo fa mi aveva rubato le scarpe.
E ha anche ucciso Dola e Astruga, vero?
S, ammise Hugo.
Si capirono senza bisogno di parlare, poi Raimundo gli parl di tutti quelli che Hugo conosceva.
Come gi gli aveva detto, il vecchio Sal era morto.
Non ci sarebbe stato neppure bisogno di sgozzarlo, spieg Raimundo. Dopo aver
presenziato alla morte della figlia e della nipote era ormai pi morto che vivo, quasi non riusciva pi a
respirare.
Di Mahir non si avevano notizie. A differenza di suo padre, sua sorella e sua nipote, che in
quanto medici avevano deciso di restare con gli ebrei nel Castell Nou, lui aveva avuto lopportunit di
scappare prima che si verificasse il primo assalto al ghetto. Da allora, nessuno laveva pi visto. Jacob
e la sua famiglia avevano seguito Mahir, fuggendo anche loro, ma poi si erano convertiti ed erano
tornati a vivere a Barcellona.
E Regina? chiese Hugo. La conoscete? Studiava con Astruga e Dola. Sapete che ne  stato
di lei?
Certo! La figlia di Bonjuha de Quer. Anche lei ha avuto fortuna ed  riuscita a scappare. Stava
per morire, ma  stata salvata da un ebreo con cui ora si  sposata.
Un ebreo?
S. Mos Vives.
Lha salvata? Mos...?
Vives. Un medico. Chi lavrebbe mai immaginato. Non  una persona, come dire... Non era
necessario specificare. Hugo lo ricordava bene in piazza Sant Jaume, basso, magro, con il terrore
dipinto in faccia. Sua moglie  morta nella rivolta, lasciandolo vedovo con due bambini piccoli. Dopo
aver salvato Regina, lha sposata, e mi dicono che lei continua a studiare al suo fianco. A lui serviva
una madre per i suoi figli, a Regina un uomo che si prendesse cura di lei. Devi pensare che si sono
dovute ricomporre famiglie intere, intere comunit...
E come si  saputo che  stato lui a salvarla?
Raimundo alz le spalle. Lei era nel ghetto. Le avevano ucciso il padre. Perch mai avrebbero
dovuto inventarsi questa storia? Molti rifugiati che si trovavano nella Casa de la Ciutat lhanno vista
arrivare, nuda, avvolta in un lenzuolo. Perch mentire?
Gi... Non avrebbe avuto senso, convenne Hugo.
...
.
...
Parte seconda. TRA LA LEALT E IL TRADIMENTO.
...
.
...
10.
...
.
...
Barcellona, 1394.
...
Hugo ascolt con soddisfazione il banditore che annunciava il suo vino per le vie di Barcellona.
Era norma stabilita per legge che tutti gli osti della citt annunciassero lapertura delle botti di vino nuovo.
Nel giorno di oggi, nella taverna di Andrs Benet nella via de Flassaders, si proceder ad
aprire una botte di vino rosso della vigna di Hugo Llor, come con questo annuncio si fa sapere ai
cittadini di Barcellona! urlava il banditore, giunto ora in piazza Sant Jaume, ai suoi attenti ascoltatori.
Hugo aveva venduto buona parte della produzione di vino rosso di quellanno al taverniere
Benet. Comera abitudine, i bastaixos erano andati a prendere la botte per portarla a Barcellona dopo che le autorit lavevano misurata, avevano riscosso le imposte per la transazione, e avevano apposto i relativi sigilli.
Hugo li aveva invitati ad assaggiare il vino, orgoglioso delle sue viti e del risultato ottenuto.
Aveva servito loro il rosso proveniente dalla vigna che confinava con il podere dei Vilatorta, quello
speciale di Dola che, dopo essere stato travasato e chiarificato, era stato messo in botti chiuse con una
grossa tela cosparsa di resina in polvere e qualche chiodo di garofano. I bastaixos non lo avevano
bevuto come qualcosa di speciale, ma lavevano tracannato senza assaporarlo, quasi fosse un vino
qualsiasi, appena prodotto. Hugo invece sapeva che era eccezionale, e glielavevano confermato coloro
che se ne intendevano, cos lui lo vendeva come fosse vino dellanno prima, non di quellanno. Una
parte di quella vendemmia laveva messa nelle botti per farla invecchiare. Sapeva che era difficile che
un vino resistesse pi di un anno senza trasformarsi in aceto, ma quello era il sogno mai realizzato di
Mahir, che aveva fatto vari esperimenti con piccole quantit. Hugo aveva tentato in pi occasioni di
consolarlo quando assaggiavano il frutto di quegli esperimenti e scoprivano che si era rovinato. I
romani ci riuscivano, si disperava lebreo. Il famoso vino di Falerno doveva invecchiare almeno
dieci anni prima di essere bevuto, e gli autori di quellepoca parlano di processi dinvecchiamento
ancora pi lunghi, come confermavano Plinio e Orazio. Perch io non riesco a farlo durare pi di uno?
Perch non lo facevi con luva di quelle piante vicino al podere dei Vilatorta, caro Mahir,
pens Hugo, avvicinandosi alle botti per verificare che il prezioso liquido non stesse inacidendo. Era un
vino molto pi forte di quello ottenuto dagli altri filari, e forse era proprio questa sua caratteristica a
renderne possibile la conservazione. L, vicino alle botti, dopo aver udito con orgoglio che
annunciavano e lodavano il suo vino, Hugo pens a quanto fosse cambiata la sua vita negli ultimi tre
anni. Viveva ancora nel palmento, come quando stava con Mahir. Gli arnesi, le fiaschette e le botti
erano sempre l; aveva addirittura ritrovato il denaro che lui stesso, dopo averlo risparmiato, aveva nascosto sottoterra.
Raimundo aveva mantenuto la promessa, e poco dopo la conversazione avuta con lui nella sua
bottega, Hugo e Jacob avevano stilato un contratto detto di rabassa morta: era uno speciale contratto
previsto per le vigne, secondo il quale Hugo avrebbe avuto le terre di Jacob in enfiteusi sino alla morte
dei due terzi dei ceppi pi giovani. A quanto aveva sentito dire da Mahir a proposito di quei ceppi,
Hugo aveva calcolato che il contratto sarebbe durato oltre quarantanni... a meno che non fosse tornato
lebreo. Aveva scoperto anche che i contadini solevano allungare indefinitamente quei contratti
vincolati alla morte dei ceppi, trasformandoli in vero e proprio diritto denfiteusi, grazie allespediente
di piantare nuovi ceppi con la tecnica del capficat, cio interrando dei tralci senza tagliarli dal fusto
originale, in modo che crescesse una nuova pianta di fianco alla vecchia. In questo modo, si poteva
sostenere che il ceppo non moriva mai. In cambio della cessione della terra, Hugo doveva pagare a
Jacob un censo annuale. Ho lavorato duro, si disse Hugo, l vicino alle botti. E quando aveva avuto
bisogno di altre braccia era stato anche costretto a chiedere aiuto a Romeu. Sapeva che la sua offerta
non gli sarebbe piaciuta, ma ogni tentativo di procurarsi lavoratori liberi, giornalieri salariati, si era
rivelato infruttuoso. Molti avevano rifiutato per evitare lumiliazione di mettersi al servizio di un
ragazzo di appena diciassette anni, mentre quelli che erano sembrati disponibili lavevano poi incalzato
con mille consigli e istruzioni, come aveva scoperto con i pochi che era riuscito a procurarsi, che oltretutto si erano dimostrati superbi e indolenti. Temeva che Romeu gli offrisse anche degli schiavi, e non si era sbagliato.
Quando il lavoro nella tua vigna sar finito, me lo restituirai in quella di Rocafort, gli aveva proposto Romeu.
Come pensate che possa rendervi da solo il lavoro di vari schiavi?
No, Hugo, non ti chiedo questo. I miei compiti aumentano di giorno in giorno, perch Rocafort
non fa che assegnarmi incarichi del tutto estranei alle faccende della tenuta, e gli schiavi sono diretti e
controllati da Juan. Lo conosci,  fidato. Ma il problema  che non sanno lavorare, e io voglio che tu
glielo insegni. Siamo daccordo?
Hugo aveva accettato. Non aveva alternative.
Questa storia degli schiavi non mi piace, aveva comunque confidato a Maria, nella cucina
della tenuta di Rocafort, spazzolando un pezzo di formaggio e una tazza di vino che la donna gli aveva
offerto. Aveva deciso di onorare per primo la sua parte del patto, in modo che quando gli uomini
fossero andati a lavorare da lui sarebbero stati gi pi competenti.
Non finisce sempre come con la piccola russa, aveva risposto lei, ricordando lo stupro. Qui
in Catalogna gli schiavi sono trattati abbastanza bene, e di solito ottengono di essere liberati o riescono
a mettere insieme la taglia per affrancarsi.
La taglia?
Quella stabilita dal padrone per concedere loro la libert. Ogni mese ne pagano una piccola
quantit, ma per concludere laffrancamento devono anche sottostare a certe condizioni: devono
presentare dei garanti che si assumano la responsabilit di una loro eventuale fuga, devono mantenersi
da soli con il loro lavoro, e presentarsi ogni settimana al padrone, e poi non possono uscire da
Barcellona e di solito non hanno neppure il permesso di sposarsi... per evitare che abbiano ulteriori
spese, capisci?
Hugo aveva fatto un cenno di assenso. A parte le ragazze russe, lunico schiavo con cui ho
avuto a che fare  stato un genovese che per lavorare doveva portare una palla al piede. Era una brava
persona, non credo avesse mai fatto del male a una mosca. Nessuno dovrebbe essere ridotto a doversi
comprare la libert, aveva risposto.
Pu darsi, ma le cose stanno cos, e tu non puoi certo cambiarle, anche se credo che un modo
per aiutare questi disgraziati ci sarebbe.
Cosa vuoi dire?
Sei bravo a lavorare la terra. Ti intendi di viti e di vino, e stai insegnando loro quello che sai.
Per raggranellare la taglia, agli schiavi serve imparare un mestiere con cui guadagnare il denaro che poi
versano al padrone. Pi imparano da te, pi si avvicineranno alla libert.
Cosa ci guadagna il padrone a liberarli? aveva chiesto Hugo. Il vostro signore non perde
certo denaro con gli schiavi, no?
Maria aveva esitato. La taglia  molto pi alta del costo iniziale dello schiavo, aveva
ammesso alla fine.
Il che significa che devono comprare se stessi a un prezzo pi alto di quello per cui sono stati
venduti.
S,  cos. E neppure questo puoi cambiarlo. Romeu si approfitta di te, della tua buona volont
e del fatto che ci sono periodi in cui hai bisogno di manodopera. Credi che non sapesse che stavi cercando giornalieri?
Hugo aveva sbuffato.
Ma in fondo, anche tu potresti approfittare di qualcosa di suo... aveva sussurrato la donna.
E come? Non capisco...
Lo aveva capito quando Maria si era alzata la camicia e gli aveva mostrato i grossi seni dalle
areole scure, che circondavano i capezzoli. Da quanto tempo non era stato con una donna? Dola.
Aveva conosciuto solo lei.
No, aveva tentato di rifiutare. Gli sembrava che la sua evidente eccitazione davanti a quei
seni generosi fosse gi un tradimento nei confronti di Dola. Ma Maria non gli aveva dato il tempo di
pensare. Gli era montata sopra a cavalcioni e proprio l, nella cucina, si era sollevata le gonne,
soffocando gemiti e sospiri, prima controllando la porta, poi affidandosi alla sorte. La sola idea che nel
cortile potesse comparire Romeu, o peggio ancora il guercio, metteva addosso a Hugo una tensione
indescrivibile. Tuttavia, per sua sorpresa, la sensazione di pericolo si era mutata in piacere, come fosse
stata parte del gioco amoroso, e guardando la porta aperta, mentre Maria lo cavalcava passando dagli
ansiti alle grida, aveva provato un godimento sconosciuto.
Hugo era tornato pi volte alla tenuta dei Rocafort. Aveva accettato laiuto degli schiavi e a sua
volta li aveva aiutati, insegnando loro ci che sapeva sulla coltivazione della vite. Il clima benigno e
lintenso lavoro avevano fatto rendere la terra a sufficienza. Lui ci aveva aggiunto le conoscenze
trasmessegli da Mahir, ma quello che davvero aveva fatto s che un oste rinomato come Andrs Benet
comprasse il suo vino stagionato e ne cantasse le lodi nelle piazze pi frequentate della citt, erano stati
certamente lattenzione e lamore con cui aveva svolto lintero processo di produzione.
Adesso  il momento di compiacersi del lavoro ben fatto, pens Hugo. Si serv una tazza di
vino, in solitudine, e il sapore gli ricord Dola. Dola... Ogni notte si costringeva a piangerla, per non
dimenticarla. A volte limmagine dellebrea nella sua mente sfumava, e al suo posto comparivano altre
ragazze, magari una che gli aveva sorriso nella chiesa di Santa Maria del Mar, o altre che aveva
incrociato per strada. E Hugo se ne faceva una colpa, sconvolto allidea di poterla dimenticare. Allora
la cercava, chiudeva gli occhi con forza finch non ritrovava i lineamenti duri e belli dellebrea.
Continuava a chiedersi perch mai avesse scelto la morte. Dicevano che il maggior numero di uccisioni
aveva riguardato le donne: erano loro a non voler rinunciare a ci in cui credevano.
Lo squartamento del Cane Rognoso aveva posto fine alle esecuzioni, e il re Giovanni aveva
tentato di rimettere in sesto la comunit ebraica di Barcellona, che tanto denaro gli aveva procurato:
aveva promesso di ripristinare tutti i diritti di cui gli ebrei avevano goduto e di esentarli dalle imposte
per tre anni, oltre che dallobbligo, che ricadeva su di loro, di nutrire i leoni e gli altri animali feroci
custoditi nel Palazzo Minore. Tuttavia, gli ebrei rimasti a Barcellona avevano rifiutato ogni offerta, e la
citt era stata dichiarata priva di quartiere ebraico. Nel dicembre del 1392 era stata demolita la torre
dingresso, le vie avevano cambiato nome, prendendo quelli di santi cristiani, e sempre ai cristiani
erano stati ceduti gli immobili. Due anni dopo aver perso le loro case, i convertiti di Barcellona
avevano cercato di fugare ogni residuo dubbio sulla sincerit della loro nuova fede facendosi carico dei
costi della costruzione di una chiesa al posto del vecchio ghetto minore, una chiesa dedicata alla Santissima Trinit.
Nelle vicinanze, allaltezza di via Sanahuja, viveva ora Regina con il marito Mos e i figli di
lui, pens Hugo. Erano ancora ebrei, ma in casa loro non vi era nulla che rivelasse questa condizione.
Negli ultimi anni, ogni tanto Hugo vi si era recato, provando sempre la sensazione che quelledificio
dagli spessi muri di pietra fosse uguale in tutto e per tutto a qualsiasi altra casa di famiglie cristiane e
benestanti.
Regina aveva ormai diciannove anni, la stessa et di Hugo, e la pienezza della sua giovent
sindovinava nei movimenti pieni di volutt. Era diventata una donna dal sorriso aperto e dagli occhi
scintillanti, che parlava e si muoveva in modo incantevole, seducente.
Regina sapeva di essere bella e, come quando Dola era viva, Hugo cercava di sviare lo sguardo
dal suo seno generoso dirigendolo verso il suo viso. Era da tempo adesso che non andava a trovarli, si
disse bevendo la seconda coppa di vino. Tuttavia, ogni volta che si recava da Regina e Mos gli tornava
in mente quando, quasi tre anni prima, era andato a chiedere il loro aiuto in compagnia di Raimundo.
Quel giorno Hugo si era presentato al banco del cambiavalute con una bassa carretta a due ruote, senza
fiancate, su cui giaceva febbricitante la piccola russa violentata da Roger Puig. E il convertito li aveva
condotti a casa del medico. Lepisodio della giovane schiava e di Roger Puig era rimasto impresso
nella mente di Hugo per molti giorni. Avendo ascoltato gli ordini dati dal nobile, era convinto che la
russa fosse ormai a sua completa disposizione presso la sua residenza. Gli si rizzavano ancora i capelli
al ricordo delle grida della fanciulla provenienti dal piano superiore della casa colonica, e si stringeva
tremante sul suo pagliericcio allidea della ragazza quotidianamente violata nella casa di quel
disgraziato. La sorpresa era venuta al momento di congedarsi da Maria e di tornare a stabilirsi nel
palmento di Sal ereditato da Jacob. Aveva cercato la donna finch non aveva udito dei singhiozzi nel
dormitorio delle schiave. Aveva chiamato, ma nessuno aveva risposto, e i lamenti non cessavano. Era
proibito entrare in quel locale, ma Romeu era a Barcellona e gli schiavi lavoravano nei campi. Cos
aveva aperto ed era entrato. Aveva trovato Maria che teneva la mano di una delle due russe, talmente
smagrita e cadaverica da essere ormai ridotta a unombra di quello che era stata.
Sanguinava, aveva spiegato Maria. Non gli abbiamo dato importanza. Si sanguina sempre,
la prima volta. Poi per la ragazza ha continuato a sanguinare e Rocafort non ha voluto sentir parlare di
medici, pensava di non poter ricavare pi alcun denaro da questa schiava. Ci siamo affidati ai rimedi di
una curatrice, ma alla fine  comparsa la febbre e adesso sta molto male.
E non pensate di fare nulla? aveva chiesto Hugo senza osare avvicinarsi.
Poco dopo, Maria aveva aiutato Hugo ad attaccare la mula alla carretta. Che Dio vi aiuti,
aveva sussurrato la donna quando lui aveva spronato lanimale. E cos, con Raimundo a guidare la
processione, si erano presentati a casa di Mos Vives in via Sanahuja.
Me lo devi, Regina.
Con queste parole Hugo aveva vinto la smorfia di disgusto con cui Mos e Regina avevano
reagito dopo aver spogliato Caterina  come quel giorno aveva scoperto che si chiamava la schiava 
senza neppure spostarla dal carro. E anche voi me lo dovete, aveva detto con durezza Hugo al
medico, vedendo che era debole e nervoso, e sembrava volersi opporre. Sulla carretta, la ragazza aveva
girato la testa e i suoi occhi di vetro si erano posati su Hugo, come se capisse ci che stava accadendo.
Aveva cercato di alzare un braccio, ma il tentativo si era ridotto a un leggero movimento del polso. Poi
aveva provato a parlare, balbettando nella sua lingua incomprensibile, e si era interrotta di colpo solo
quando Mos e Regina lavevano sollevata per portarla dentro casa.
Caterina era sopravvissuta. Hugo si rallegr ricordando il suo intervento, e quello di Regina e
Mos. Anche se cerano persone come Arsenda, che sostenevano che avrebbe dovuto morire. Hugo le
aveva raccontato della piccola russa senza rivelarle che laveva aiutata. Perch la inganno?, si chiedeva
sempre con angoscia dopo essere andato a trovare la sorella. Arsenda non accettava i suoi rapporti con i
medici ebrei. Battezzano gli schiavi nei porti solo per farci credere che sono cristiani, ma cosa ne sa
davvero, quella gente, di Ges Cristo? Hanno mai ascoltato una messa? Non parlano neppure la nostra
lingua! Quando Arsenda iniziava le sue filippiche contro comportamenti o circostanze non degni di un
beato o di un bigotto, Hugo smetteva di ascoltarla e si appoggiava alla parete. Assentiva con qualche
lieve mormorio e intanto teneva docchio la stradina su cui davano le celle delle monache del convento
di Jonqueres. Le parole della sorella risuonavano nella notte, mentre lui pensava che era quella monaca
di cui non ricordava mai il nome a insinuare in Arsenda quei discorsi che finivano per ingarbugliarle i
pensieri.
S, Caterina  sopravvissuta... si felicit Hugo. Poi lavevano portata a casa di Roger Puig.
Pensare ai Puig riusc quasi a rovinargli quella gioia. Negli ultimi tre anni aveva passato notti in bianco
a immaginare vendette irrealizzabili, che si erano poi mutate nellardente desiderio che ci pensassero i
siciliani a ucciderlo con lo stesso accanimento che lui aveva dimostrato nel violentare quella povera
ragazza. Perch in quello stesso anno 1392 linfame si era arruolato nellArmata reale ed era partito per
combattere contro i nobili siciliani in rivolta. Tuttavia, aveva lasciato a Barcellona Mateo, il servo
guercio, che aveva nominato suo procuratore affinch curasse i suoi affari, come quelli avviati con
Rocafort, e si occupasse delle necessit della sua nuova sposa. Per fortuna il guercio non aveva
riconosciuto Hugo, come questi pot verificare in unoccasione in cui laveva inaspettatamente
incontrato nella tenuta di Rocafort.
Gli si era stretto lo stomaco, e dun tratto gli si era seccata la bocca, ma aveva mantenuto
presenza di spirito sufficiente per sostenere lo sguardo di quellunico occhio. Il guercio aveva esitato:
erano passati cinque anni. Pace a te, laveva salutato Hugo, senza smettere di camminare, con il volto
nascosto da una folta barba e da un paio di cicatrici sottili che gli attraversavano il volto, eredit
lasciatagli dalle unghie dei gatti quando aveva fatto laiutante del cacciaratti.
Laltro aveva preso fiato, soprappensiero, e Hugo aveva scoperto in seguito che aveva chiesto
informazioni su di lui a Romeu. Un amico degli ebrei, doveva avergli risposto il fattore. O forse:
Lavora la vigna di alcuni ebrei. Che altri particolari avrebbe mai potuto fornirgli?
Ma se la vigna e il vino gli davano grandi soddisfazioni, altri aspetti tendevano a rattristare quel
bel momento. Ci che addolorava Hugo pi di tutto era la vita che conduceva sua madre. Linchiostro
con cui aveva firmato il contratto di rabassa morta per la vigna non era ancora asciutto che gi Hugo si
era incamminato per Sitges alla ricerca di Antonina. Non si era neppure fermato al palmento per
contemplare un istante ci che da quel momento in poi sarebbe stato suo, e neppure si era posto il
problema di arrivare prima che facesse buio. Quanto era diverso, quel viaggio, rispetto al tentativo
disperato che aveva intrapreso da piccolo! E poi con Mahir... Aveva scosso la testa per scacciare il
ricordo delle percosse del bottaio, e aveva sorriso di commiserazione per la paura che laveva indotto a
rinunciare al proposito di andare da sua madre quando era bambino. Streghe che rubavano il membro
agli uomini! Si era messo a ridere, eppure anche in quel viaggio aveva faticato a addormentarsi lungo la
strada, coperto da un mucchio di foglie secche e nascosto nellangolo di un muretto di pietra che
segnava il confine tra due tenute. Forse le streghe non cerano, ma i lupi... Aveva patito freddo, fame e
paura. Non si era portato nulla dietro, n cibo, n acqua, n abiti caldi... E men che meno aveva
pianificato ci che intendeva fare. Cosa avrebbe detto a sua madre? Vieni con me. Lascia perdere quel
figlio di puttana. Ora possiedo una vigna e potremo vivere insieme. Cos, di punto in bianco? Aveva
stretto i pugni sotto le foglie secche e, rompendo il silenzio della notte, aveva giurato che quella volta
non sarebbe andata a finire come la precedente. Alla fine era caduto in un sonno agitato e, non appena
il cielo si era fatto chiaro, si era rimesso in marcia.
Durante la mattinata aveva dovuto pagare il pedaggio per camminare lungo la strada costiera,
ed era tornato a rimproverarsi di non aver portato alcuna provvista con s. Aveva mendicato un po di
pane a un gruppo di contadini che viaggiavano in direzione opposta alla sua. Gli uomini si erano
mostrati generosi e gli avevano offerto un bel pezzo di focaccia di fave. Aveva anche potuto bere
dellacqua e, quando gi stavano per separarsi, uno di loro aveva tirato fuori un uovo fresco da una
sporta in cui ne teneva varie dozzine, e glielaveva dato. Hugo lo aveva ringraziato e, mentre gli altri
proseguivano il cammino, si era fermato in mezzo alla strada, aveva rotto delicatamente la punta
delluovo, se lera portato alla bocca e laveva bevuto dun fiato. Poi aveva fatto un gran sospiro. In
quel momento, era cos affamato che avrebbe potuto farne fuori dodici, di quelle uova!
Si era recato direttamente alla casa del bottaio, poco fuori la citt di Sitges.
Sembrava pi o meno uguale a come la ricordava: cerano la bottega e la casa, separata dalle
altre. Forse era stato costruito qualche altro edificio intorno... o forse no. Le botti esposte in strada
chiarivano a quale occupazione si dovesse il picchiettio che si sentiva da fuori. Padre!
Hugo aveva fatto un salto nascondendosi dietro il muro dellorto che si trovava davanti alla
bottega del marito di Antonina. Non cera pi lapprendista che anni prima aveva tentato di avvertirlo
del caratteraccio del suo maestro. Quello di adesso doveva essere uno dei due figli del bottaio, che a
Hugo sembr invecchiato e un po pi curvo rispetto al passato. Ma era davvero cos o era solo una sua
impressione? La barba era sicuramente diventata bianca, e Hugo stava per rispondersi
affermativamente quando luomo, su richiesta del figlio, aveva alzato una grande botte con la stessa
disinvoltura con cui avrebbe potuto sollevare una sedia o un bastone. Hugo si era ritratto, appiattendosi
contro il muro da cui spiava. Ne aveva approfittato per guardarsi intorno: nessuno.
Aveva udito Ferran che rimproverava il figlio, con grida e insulti.
Si era chiesto se sua madre fosse sopravvissuta a quella bestia. Un sudore freddo aveva
cominciato a scendergli lungo la schiena e a bagnargli le mani.
Ascoltate! Era stato lui a parlare. S. Hugo si era ritrovato in piedi in mezzo alla strada. Padre
e figlio si erano guardati con unaria sconcertata che si era dileguata a mano a mano che il bottaio gli si
era avvicinato. Non penso che vi ricorderete di me, aveva detto Hugo. Sono il figlio di Antonina.
Antonia, vostra moglie, aveva precisato.
S che si ricordava.
Vuoi altre botte?
Hugo aveva fatto un passo indietro. E perch dovreste darmele? aveva tentato di ragionare.
Tutto quello che aveva pensato lungo il cammino gli si era cancellato dalla mente alla vista di
quelluomo immenso.
Era indietreggiato di un altro passo. E se sua madre era morta? Al solo pensiero, si era lanciato
sul bottaio, gridando e colpendolo al petto con la spalla. I due erano finiti a rotolare per terra. Laltro
era forte, ma non agile quanto Hugo. Gli era tornata in mente la lezione che anni prima gli era venuta
buona per affrontare il Cane Rognoso e recuperare le sue scarpe: agilit e ottimo armamento. Le stesse
cose che una volta, ricordava, avevano salvato una piccola galea dallattacco dei corsari algerini. Hugo
si era alzato da terra con la scioltezza di un gatto. Sferrando un calcio al bottaio, pi lento di lui, gli
aveva impedito di afferrarlo. Ottimo armamento, unarma... gli mancava unarma. Si era diretto di
corsa verso la bottega, aveva schivato facilmente lapprendista che tentava di fermarlo e, una volta
dentro, si era guardato intorno finch non aveva visto un buon martello, lungo e pesante, che aveva
afferrato con entrambe le mani agitandolo davanti a s. Doveva impedire che il bottaio riuscisse a sua
volta a procurarsi unarma.
Voglio vedere mia madre! aveva ordinato, muovendosi davanti alluomo con il martello
pronto a colpire.
Ferran non sapeva se avvicinarglisi o no. Suo figlio allora aveva tentato di attaccare Hugo, e il
martello gli aveva sfiorato la testa.
Non ti muovere, Jos, gli aveva ordinato il padre. Questa faccenda  mia, aveva chiarito,
facendo qualche passo indietro. Quanto a te, sacco di merda, tua madre  solo una gran baldracca che
si passa tutto il paese. Vai a cercarla al bordello.
Hugo si era fatto avanti, ma un sorriso accennato sulle labbra del bottaio laveva fatto subito
tornare al suo posto. Non doveva allontanarsi dalla porta della bottega. Cos, luno di fronte allaltro,
avevano lasciato trascorrere alcuni istanti. Dun tratto Hugo aveva colpito con forza le doghe destinate
a formare una botte. Il legno si era squarciato per il lungo.
Figlio di puttana!
Quel danno sembrava far pi male al bottaio che se avesse preso un colpo in mezzo al petto.
Mia madre! aveva ripetuto Hugo, accorgendosi che era comparso qualcuno.
Aveva rivolto lo sguardo verso la scala che portava al piano superiore della casa, tenendo nel
contempo docchio il bottaio. Non laveva riconosciuta: gli abiti neri sembravano penderle dalle spalle,
aveva i capelli radi e il volto consumato.
Madre? aveva sussurrato.
Notando un movimento aveva vibrato una martellata con il braccio teso. Non si era sbagliato:
Ferran stava tentando di approfittare della sua distrazione, ma il martello laveva costretto a retrocedere
di nuovo.
Madre? aveva ripetuto Hugo, con gli occhi lucidi. Il bottaio ci aveva provato di nuovo. Hugo
era tornato a colpire laria. Non riusciva a guardarla!
Prima o poi ti acchiapper, lo aveva minacciato laltro. E allora ti uccider!
No, non lo farai. La voce era suonata come un gemito. Era stata Antonina a rispondere, con
grande sorpresa del marito, prima di avvicinarsi zoppicando a Hugo.
Uccider anche te! aveva gridato luomo.
E fallo! aveva reagito lei. E poi, chi bader ai tuoi figli, stupido? Quasi non riusciva a
parlare. Prima di proseguire aveva dovuto prendere fiato. Sei vecchio, e sei povero perch butti i tuoi
soldi nel vino e nelle puttane. Non avresti niente da offrire a una nuova moglie, se non un mucchio di
figli... un pessimo carattere... botte... e sbronze.
Il bottaio era paonazzo. Ti uccider, aveva ripetuto.
Fallo! era tornata a sfidarlo Antonina. Poi aveva guardato Hugo e gli aveva sorriso. Hugo
aveva cercato di non osservare con troppa insistenza i denti che le mancavano. Che ci fai qui, figlio
mio?
Hugo aveva colpito unaltra volta laria con il martello. Il bottaio aveva fatto un nuovo salto
indietro.
Imbecille, laveva insultato Antonina.
Si era diretta verso il fuoco che si utilizzava per incurvare il legno delle doghe a mano a mano
che si disponevano i cerchi delle botti.
Aveva preso una fiaccola ed era tornata da Hugo, in strada, dove al centro ansimava il bottaio.
Se ci riprovi, do fuoco alla bottega, aveva minacciato. Era bastato che Antonina facesse il
gesto di avvicinare la torcia ai trucioli di legno, perch Ferran cominciasse ad agitare freneticamente le
mani. Allontanati di pi!
Luomo aveva obbedito.
Antonina si era permessa un nuovo sorriso e, prima di continuare, aveva respirato a fondo:
Non sapevo nulla di te, Hugo, anche se me lo sentivo che stavi bene.
Ho una vigna, madre, laveva interrotta lui. Venite con me. Potremo vivere insieme e
lavorare...
Lei si era messa a ridere e gli aveva accarezzato una guancia. Non posso. Vedi quei due
mocciosi? aveva indicato con il mento verso la scala. Hugo aveva lanciato solo unocchiata.
Nonostante la torcia nella mano di sua madre, diffidava del bottaio. Il ragazzo che faceva da
apprendista, che poteva avere forse quattordici anni, si teneva in disparte. Il bambino e la bambina.
Sono tuoi fratelli, anche se solo per parte di madre. Hanno bisogno di me.
Portateli con voi, aveva suggerito Hugo senza neppure pensarci.
Antonina aveva riso una seconda volta, forte, e la risata era terminata con un attacco di tosse.
Sono anche suoi, Hugo. Non posso portarli via. Dopo due passi mi starebbero gi cercando.
Madre, la torcia si spegne, laveva avvertita Hugo.
Antonina guard il marito. Perch sei cos bastardo? gli aveva gridato in faccia prima di
tornare al fuoco ad accendere unaltra torcia.
Hugo laveva guardata muoversi: non era la donna che aveva visto gettata al suolo e presa a
calci quando era venuto l con Mahir: era cambiata.
Antonina aveva avvertito lo sguardo del figlio, comprendendo il suo pensiero. Un brivido le era
corso lungo la schiena mentre si rendeva conto che lo sentiva ancora suo, che poteva indovinare i suoi
sentimenti e le sue preoccupazioni prima ancora che li esprimesse. Laveva partorito lei! Laveva
allattato e curato! Aveva raggiunto Hugo reggendo una nuova torcia che gli illuminava gli occhi pieni
di lacrime. Era da molto tempo che non piangeva. Ho imparato a distinguere il vero dolore, figlio
mio, aveva dichiarato. Dopo che  morto tuo padre, ho dovuto imparare a sopravvivere. Le si era
rotta la voce. Poi  venuto il giorno in cui ho desiderato la morte, e ho capito che non avrei mai avuto
morte peggiore di quella che avrebbe potuto cogliermi... senza sapere cosa fosse stato di te e di tua
sorella... Aveva preso fiato. N di quella che avrebbe lasciato orfani e in balia di questa bestia i tuoi
fratelli pi piccoli, bench siano anche figli suoi. Loro non hanno colpa. E forse non ce lha neppure
lui.  solo un animale, aveva concluso, sfinita da quel discorso.
Ma, madre...
Come sta Arsenda? aveva sussurrato lei.
Bene.  al convento. La vado a trovare.
Ne sono contenta. Vacci spesso e abbi cura di lei. Sei fidanzato?
Il ricordo di Dola aveva lacerato le viscere di Hugo, pi vivo che mai, come se il fatto che lo
evocasse sua madre gli facesse rivivere il dolore con maggiore intensit.
 accaduto qualcosa? aveva intuito Antonina, osservando il figlio con quel martello che ora
gli pendeva dalla mano. Aveva lanciato unocchiata al marito, poi aveva guardato la torcia. Ardeva.
 morta, madre, aveva risposto Hugo.
Antonina gli aveva cinto il collo con un solo braccio, stando attenta lei al marito, mentre Hugo
in quel momento non lo era. Lo aveva baciato sulle guance e le loro lacrime si erano mescolate. Devi
andartene. Prima o poi quellanimale potrebbe dimenticare di essere un buono a nulla.
Ma... vi uccider.
No, non lo far.
Vi picchier.
Neanche, aveva mentito lei. Ha smesso di farlo gi da tempo. Sono minacce senza peso, le
sue. Sa che io sono debole e che rischierebbe di uccidermi, e a quel punto resterebbe da solo con i
bambini. Questo s che lo capisce.
Torner a trovarvi, aveva promesso Hugo.
Non lo fare, figlio. Mi basta aver avuto notizie tue e di tua sorella. Sono felice di sapere che
state bene. Non si deve tentare il diavolo. Potrebbe farti del male, e questa sarebbe per me la disgrazia
pi grande, soffrirei pi che se morissi... Non rischiare, Hugo. Ti supplico.
Daccordo, aveva mentito lui, pensando gi alla volta successiva. Vai in pace, lo aveva
congedato Antonina. E sbrigati, perch la torcia si spegne, aveva aggiunto, poi si era rivolta al marito
che masticava minacce: Se provi a far qualcosa a mio figlio, giuro su Dio e sulla Santissima Vergine
che andr tutto a fuoco qui!
Hugo laveva lasciata l, davanti alla bottega, magra, distrutta, che respirava convulsamente
dopo aver lanciato la sua ultima minaccia, eppure aveva visto che in lei cera una forza, uno spirito che
la rendeva forte. Non laveva mai vista in quel modo. E invece di evitare Ferran e prendere la strada del
ritorno, Hugo gli si era avvicinato, ma prima aveva lasciato cadere a terra il martello. Se solo provate
a maltrattare mia madre...
Nel preciso istante in cui smetter di brandire quella torcia, la massacrer di botte.
Hugo aveva lasciato trascorrere alcuni istanti, quelli indispensabili affinch il suo cuore
ritrovasse un ritmo che gli permettesse di parlare. Torner a vostra insaputa, aveva annunciato infine.
Vi spier e chieder in paese, dove non credo che abbiate molti amici. Se dovessi venire a sapere che
maltrattate mia madre, o che  morta, torner di notte, e anchio giuro su Dio e sulla Santissima
Vergine, e su tutti gli angeli e i martiri, e persino sul diavolo! Giuro che dar fuoco alla vostra casa
mentre dormite. Ci brucerete dentro insieme ai vostri figli, finch la vostra stirpe di ladri e criminali
non sar estinta. Mi avete capito, lurido bastardo?
Quella era stata lultima volta che aveva parlato con il bottaio, ricord Hugo bevendo gli ultimi
sorsi di vino dalla coppa. Pensare a sua madre gli aveva fatto venire in mente Arsenda. Decise che
quella notte sarebbe andato a trovarla. In realt, era da un po di tempo che la trovava strana. Piangeva.
Restava a lungo in silenzio. Arsenda, non posso stare qui tutta la notte, la rimproverava lui. Lultima
vera conversazione che ricordava di aver avuto con lei era stata a proposito della madre. Hugo le aveva
nascosto la verit: le aveva detto che stava bene e che le mandava i suoi saluti. Lei gli aveva chiesto di
raccontarle di pi, e lui lo aveva fatto, anche se le aveva taciuto i due nuovi fratelli, non voleva...
Quando tornerai a trovarla? aveva chiesto lei, interrompendo i suoi pensieri.
Non lo so.
Presto? aveva insistito Arsenda.
Sorella,  un viaggio abbastanza lungo, sono due giorni, uno per andare e uno per tornare, e le
strade...
Per Arsenda, con il trascorrere dei giorni, sembrava essersi spenta. Era evidente che le era
accaduto qualcosa, e quella notte Hugo intendeva scoprire di cosa si trattasse.
Arsenda! Hugo si accovacci nel buio, rendendosi conto che aveva alzato troppo la voce.
Sua sorella non rispose. Si era precipitosamente ritratta dopo aver scambiato con lui poche
parole tremanti. Era inverno e faceva freddo. Il sole tramontava presto e per Hugo era complicato
tornare al palmento dopo che la campana del castello aveva dato il segnale del coprifuoco.
Sorella! sussurr attraverso la gelosia della finestra.
Arsenda continu a non rispondere.
Arsenda! tent di nuovo, accostandosi ancora di pi alla grata per scrutare nel buio della
cella.
Vattene! Non era la sua voce. Aveva un timbro vecchio e stanco.
Chi siete? Perch... Come si chiamava quella maledetta monaca? E mia sorella?
Sta con Dio. Vattene e non tornare.
No, no, no.
Far suonare le campane, ragazzo. Ti denuncer e ti arresteranno.
Dio! Ma cosa succede? gemette Hugo.
Gli scuri si chiusero, e non si riaprirono pi nelle notti in cui Hugo torn a fischiare il motivetto
che annunciava il ritorno di loro padre dal mare. Disperato, lo raccont a Maria quando la donna si
present al palmento, e pianse davanti a lei, sorpresa e impavida. Erano pi di tre mesi che non sapeva
pi niente della sorella. Hugo non desiderava sesso, come nelle altre occasioni, ma Maria simpegn a
consolarlo. E ci riusc. Arsenda scomparve dalla sua mente non appena si stese sopra la donna e la
penetr. Eppure, mentre lultimo brivido di piacere ancora lo scuoteva, il ricordo della sorella si
ripresent, pi straziante di prima. Come aveva potuto dimenticarsi di lei per fornicare?
Prendimi ancora! grid Maria. Subito! E cominci a muoversi a ritmo, imprigionandolo tra
le sue cosce, stringendo il sesso per impedirgli di uscire...
Hugo si present al convento di Jonqueres. Entrare dal portone principale che dava su piazza
Jonqueres gli fece uno strano effetto. Ledificio si trovava su una lunga via costeggiata da muri ciechi,
dietro i quali cerano gli orti delle monache, la facciata posteriore della chiesa e altri edifici. In fondo si
apriva un grande portone di legno. Hugo sapeva che l dietro si trovava il chiostro. Lo aveva visto con
Arsenda nelle notti di luna piena, quando sincontravano sul tetto, allinizio: era su due livelli, non
molto alti ed entrambi porticati. Cos la luce arriva al cortile, gli aveva spiegato la sorella. Entrambi i
loggiati si affacciavano sul cortile con sessantasei archi ogivali, slanciati come le colonne che li
sostenevano con i loro capitelli.
Il suono di un chiavistello che scorreva attir lattenzione di Hugo, che si volt a destra, verso
la portineria. La finestrella coperta da una grata gli ricord il guercio, ma da questa risuon una voce
dolce.
Che Dio e Nostra Signora di Jonqueres vi proteggano. Cosa desiderate?
Mi chiamo Hugo Llor.
S?
Mia sorella sta qui,  al servizio di... Dio! Come si chiamava?  al servizio di una delle
monache.
Quale monaca?
Non ricordo il nome, ma la sua cella confina con la porta dingresso delle mercanzie, in via
Jonqueres.
E voi come lo sapete?
La voce era sempre dolce, ma Hugo non os raccontare dei suoi incontri notturni con Arsenda,
per non comprometterla.  da tempo che non so pi nulla di mia sorella.
Questo  logico e naturale. In questo convento facciamo vita religiosa, appartate dal mondo.
La cosa strana  che, prima, ne sapeste qualcosa.
Ancora!
Madonna...
Sorella.
Sorella, lunica cosa che voglio sapere  se sta bene.
S, sta bene.
Perdonate. Non vorrei... non vorrei offendervi, ma voi come lo sapete? Non vi ho detto il suo
nome.
Il nome non importa, ragazzo.  da molto tempo che non ci sono disgrazie al convento, quindi
vostra sorella, chiunque sia, sta bene.
Ma...
Che Dio vi accompagni. Ci ricorderemo di voi nelle nostre preghiere.
La finestrella si chiuse e Hugo rimase immobile nel lungo corridoio dingresso del convento,
chiedendosi se doveva credere a quella monaca. A pensarci bene, non aveva motivi per ingannarlo. Ma
allora, perch Arsenda non rispondeva al suo richiamo? Dovevano averglielo proibito. Doveva essere
cos. Comunque, doveva vederla. Era probabile che le monache non potessero ricevere visite, anche se
Arsenda gli aveva detto molto tempo prima che godevano del privilegio di uscire, di avere beni propri,
e persino di sposarsi, qualora avessero voluto, ma in ogni caso sua sorella non era una religiosa, e non
vi era dunque nessuna ragione per cui lui non potesse vederla.
 perch  al servizio di una monaca, gli spieg Pau Vilana, uno dei vicari di Santa Maria del
Mar, quello con cui Hugo si sentiva in maggiore confidenza, e al quale si era rivolto affinch facesse da
intermediario per aiutarlo a vedere Arsenda. Se la padrona non le permette di rompere la clausura, non
potrai vederla. I servi obbediscono ai padroni. Il sacerdote lesse il turbamento sul viso di Hugo.
Vedr cosa posso fare, promise. Tu, comunque, prega la Madonna. A proposito... aggiunse
quando gi il giovane si stava dirigendo verso laltare. Mi hanno detto che ultimamente non vai quasi
mai ad aiutare nella vigna della chiesa.
Non sembra che abbiate bisogno di aiuto.
Cosa vuoi dire?
Che con quei due fannulloni a cui avete affidato il lavoro non otterrete mai nulla da quelle
terre.
Loro assicurano che...
E voi ci credete. Se volete che vi aiuti mandateli via, e otterrete un buon guadagno dal vino.
Sei in arresto! Era una guardia del governatore accompagnata da due soldati.
Hugo indietreggi. Ormai da qualche tempo faceva la ronda al convento di Jonqueres. Messer
Pau non aveva saputo procurargli nessuna risposta, solo scuse e promesse come quelle della monaca
portinaia: Vostra sorella sta bene, credetemi. Con il passare dei giorni gli era sembrato che il
sacerdote tentasse di evitarlo, finch Hugo non laveva stretto dassedio, costringendolo a confessare
che anche a lui non avevano dato altra informazione che quella, e che la badessa non permetteva ad
Arsenda di ricevere visite.
Hugo sapeva di doversi dedicare a una vigna che stava trascurando, eppure prefer impiegare il
denaro messo da parte per scoprire qualcosa riguardo alla sorella. Attese i mercanti che portavano gli
approvvigionamenti per le monache e offr loro delle monete. Alcuni si rifiutarono, altri lo ingannarono
vergognosamente, e lui fin per perdere quasi tutto ci che aveva. Importun le serve che uscivano a
fare commissioni, avvicin i religiosi che andavano a celebrare la messa e a confessare, e spavent le
bambine che andavano a lezione al convento. Lunica cosa che ottenne da tutti quei tentativi fu
ricordare il nome della monaca che teneva rinchiusa Arsenda, quando uno dei confessori gli consigli
di dimenticare tutta la faccenda, dicendogli che sua sorella stava bene e che le mancavano ancora
lunghi anni di contratto con suor Geralda, e che se invece avesse continuato cos, disturbando tutti, le
monache avrebbero dovuto prendere misure severe nei suoi riguardi, o addirittura si sarebbero rivolte
allufficiale del governatore.
Voglio solo... tent di ragionare Hugo con lufficiale che larrestava.
I soldati lo buttarono fuori dalla piazza a spintoni, lontano dallentrata del convento. Perch mi
arrestano, se non ho commesso nessun reato?, si chiese.
Voglio solo sapere che ne  di mia sorella, insistette tra uno spintone e laltro.
Non devi sapere niente.  in un convento.
Sono suo fratello! grid, e per tutta risposta quelli lo colpirono. Se non mi aiutate mi
rivolger al re.
Io rappresento sua maest! esclam lufficiale.
Mi rivolger al re! ripet Hugo.
I soldati lo afferrarono, lui tent di divincolarsi, e nel parapiglia finirono per deviare verso il
torrente che correva di fianco al convento. Uno dei soldati gli diede un pugno nel ventre, cos forte che
lo fece cadere. Poi si lanciarono tutti su di lui. Non devi inchinarti davanti a nessuno. Era da molto che
non ricordava il consiglio di messer Arnau. Hugo raccolse una pietra da terra e la lanci contro il primo
soldato, colpendolo al petto. Il soldato che lo seguiva inciamp nel compagno, mentre lufficiale che
veniva dietro li incitava a distanza. Il dolore e la sorpresa dei soldati offrirono a Hugo lopportunit di
rimettersi in piedi, con unaltra pietra in mano, che brandiva come fosse una mazza, pronto al
combattimento. Ti ha detto anche come si fa? Le sagge parole di Andrs nel cantiere del Regomir gli
fecero compagnia nel momento in cui decise di mollare la pietra e darsi alla fuga.
Corse pi veloce che pot, assai pi di quei soldati appesantiti dal grasso e
dallequipaggiamento. Oltrepassato il canale di Sant Joan, non ud pi neppure le loro grida.
Sanno chi sono, continu a ripetersi quella stessa notte, chiuso nel palmento, camminando su e
gi. Non possono non saperlo. Sono il fratello di Arsenda. Forse avevano solo voluto spaventarlo e si
erano accontentati di metterlo in fuga. Rigir lalambicco che gli serviva per distillare laqua vitae.
Non sapevano dove viveva e, se anche avessero parlato con Arsenda, lei li avrebbe mandati ai cantieri
navali, anche se non poteva essere certo che Juan il Navarro avrebbe mantenuto il segreto. In fondo, lui
era il luogotenente dei cantieri navali...
Alcuni forti colpi alla porta interruppero i suoi ragionamenti. Rest in silenzio. I colpi si
ripeterono, ancora pi forti.
Hugo Llor!
Non rispose. Ud qualcuno muoversi allesterno, girare intorno al palmento. Tent di non fare
rumore, ma fu tradito dal suono emesso dallalambicco.
Hugo Llor! tornarono a gridare da fuori. Silenzio. So che sei qui!
Non aveva scampo.
Mi chiamo Gabriel Munts... ud allora Hugo. E mi manda Bernat Estanyol da Cartagena. Apri!
Dopo pochi istanti, riavutosi dalla sorpresa, Hugo corse alla porta.
...
.
...
11.
...
.
...
Proprietario di una galea?
E anche secondo ufficiale, gli rispose Gabriel Munts, un uomo rozzo e di chiare origini catalane, perlomeno a giudicare dallaccento.
Fu quello a lasciare Hugo a bocca aperta, una volta spalancata la porta. Visto che era stato
Bernat a mandarlo da lui, Hugo aveva creduto che si sarebbe trovato davanti un uomo forte, impetuoso,
una persona di un certo temperamento, insomma... E invece cera Gabriel Munts, che di speciale non
aveva proprio un bel niente.
Cartagena  solo un porto e un castello con pi baracche che case, gli spieg Munts.
L Bernat aveva messo le mani su una galea siciliana sequestrata dal corsaro basco con cui
navigava, gli avrebbe spiegato pi tardi luomo.
S, ma come ha fatto a comprarsi una galea?
I due erano seduti nel palmento su due sedie spaiate, in mezzo ad attrezzi, otri e botti, alla luce
di una torcia e davanti a unasse di legno rialzata che Hugo usava come tavolo.
Da quando vive a Cartagena, Bernat si  guadagnato il rispetto dei corsari castigliani, che
utilizzano il porto della citt come base. Corsari cantabrici e baschi, per lo pi. Ma anche il signore del
castello e gli altri membri del consiglio cittadino gli hanno riconosciuto un gran coraggio! Bernat 
colto, educato, sa leggere e scrivere, conosce perfettamente il latino ed  un uomo donore: tutte qualit
molto apprezzate in quelle terre che confinano con i territori arabi, dove la brutalit sembra prevalere
sulla saggezza. E poi ha imparato senza difficolt larte della navigazione e un po tutto quello che c
da sapere sulle navi. In pi, ha dimostrato coraggio da vendere anche con il comandante basco.
Hugo ripens a Bernat con la balestra nascosta nella bisaccia e sorrise. Di certo il coraggio non
gli era mai mancato. Ma era trascorso cos tanto tempo da allora... Quanto? Sette anni? Gi, sette.
Quindi Bernat adesso doveva averne... ventitr. Hugo prov a concentrarsi su quello che Munts gli stava raccontando.
Lattivit dei corsari garantisce ingenti ricavi alla corona, perch la corona trattiene una
percentuale da tutti i guadagni dei corsari. Perci Bernat non deve aver avuto problemi a trovare
qualche socio per riscattare quella galea. Era pur sempre un ottimo investimento.
Nonostante tutti i suoi sforzi, Hugo si perse di nuovo nei suoi pensieri. Magari Bernat voleva
che lui lo raggiungesse! Questo avrebbe spiegato la presenza di Munts. Per un momento si vide a
bordo della galea di Bernat, anche se non riusc proprio a immaginare quale occupazione avrebbe
potuto svolgere uno come lui su una nave. E poi... chi si sarebbe preso cura della sua vigna? Sospir.
Munts non la smetteva di dire che Bernat era un grande ufficiale, ma Hugo non aveva scordato la
promessa fatta alla madre: lui non si sarebbe mai imbarcato. E poi, prima di tutto doveva tornare a
Sitges, per assicurarsi che Antonina stesse bene e per farla pagare a quel bottaio. E cera anche sua
sorella: non aveva nessuna intenzione di abbandonarla.
No, disse Hugo interrompendo Munts. Non credo di poterlo fare.
Cos che non credi di poter fare?
Unirmi a lui.
Luomo fece un cenno con la mano come a dirgli di lasciar perdere. Guarda che io non sono
venuto a proportelo, gli spieg.
Hugo sobbalz.
Bernat vuole solo che tu gli procuri delle informazioni. Ci servono notizie sulle navi che
lasciano il porto di Barcellona, su dove sono dirette e, soprattutto, su quali mercanzie trasportano.
Dobbiamo scegliere bene le nostre prede. Da quando inizia larruolamento dellequipaggio fino al
momento in cui la nave salpa, avrai tempo a sufficienza per farci arrivare tutte queste informazioni. Lo
devi fare per Bernat.
Hugo sembr pensieroso. E come spera che ci riesca?
Dice che in qualche modo te la caverai.
S, certo.
I due restarono un attimo in silenzio.
E come vi contatter? chiese Hugo.
Baster che tu scriva un...
Io non so scrivere. Hugo allarg le braccia, con unespressione perplessa.
Bernat lo sa. Ma dice che in qualche modo te la caverai, rispose laltro. I messaggi
viaggeranno sulle navi da carico fino al Grao, il porto di Valencia, e dovranno essere spediti a questo
mercante, aggiunse consegnandogli un foglietto con un nome scritto sopra. Devi spedirli come se si
trattasse di semplici lettere di cambio o documenti mercantili. Ci sono parecchie navi di questo tipo.
S, lo so, disse Hugo.
Puoi anche mandarli via terra, ma noi preferiremmo via nave. In ogni caso, a farceli avere ci
penser il mercante, prosegu Munts, poggiando un sigillo sulla tavola di legno.
E questo?
 per chiudere i messaggi con la ceralacca, rispose laltro, come se Hugo, che ora lo
guardava con le sopracciglia alzate, sapesse bene come funzionava. Ah! Bernat ti chiede anche di
prestare particolare attenzione alle navi che trasportano le mercanzie dei Puig, se ce ne sono, o alle navi
su cui i Puig hanno qualche tipo dinteresse.
Hugo annu, stringendo gli occhi. Se non ricordo male Arnau, il padre di Bernat, li aveva gi mandati in rovina una volta.
Non abbastanza, a quanto pare, rispose Munts, dandogli a intendere che anche lui conosceva quella storia.
Hugo bevve un sorso di vino e laltro rest a guardarlo. Ma... disse poi il ragazzo, incerto se
finire o meno la frase. Munts lo invit a proseguire con un cenno del capo. Ma se io denuncio i
mercanti catalani... per colpa mia moriranno dei cittadini catalani.
Bernat mi aveva messo in guardia su una tua possibile diffidenza. Ascoltami bene: lui
attaccher le navi catalane con o senza il tuo aiuto. Quello che pu fare, per,  prometterti di essere
clemente con le navi che attaccher grazie alla tua collaborazione.
Daccordo, promise il ragazzo. In qualche modo me la caver.
Me la caver, aveva detto. Il punto era che non sapeva come. Ed era gi passata una settimana
dalla notte in cui, dopo la loro chiacchierata, Munts era ripartito senza neppure aspettare lalba. Prima
che se ne andasse, per, il giovane era riuscito comunque a fargli qualche domanda su Bernat. Si era
sposato? No. Lo avevano mai ferito? Un sacco di volte. Pensava di restare a vivere a Cartagena per
sempre? Questo Munts non lo sapeva. Era un bravo ufficiale? Un corsaro crudele?
Quando deve esserlo,  terribilmente crudele, aveva risposto Munts, lasciando Hugo di
stucco.
Non riusciva proprio a immaginare lamico che compiva unazione crudele, ma poi si disse che,
magari, era stato obbligato dalle circostanze della vita: un po come capitava a tutti, in fondo. Per
quanto riguardava le informazioni sulle navi in partenza da Barcellona e sulle mercanzie che
trasportavano, Hugo non aveva idea di come avrebbe fatto a ottenerle. Lui era un uomo di terra,
lavorava a ben due vigne, ormai. Proprio quella settimana, infatti, il vicario di Santa Maria del Mar,
Pau Vilana, lo aveva mandato a chiamare subito dopo la messa della domenica e gli aveva offerto di
prendere in gestione il vigneto della chiesa, di cui fino a quel momento si erano occupati un paio di
affittuari anziani e fannulloni. Il sacerdote gli aveva proposto un contratto a rabassa morta, lo stesso
che aveva gi firmato per la vigna di Sal, ma senza la condizione che il Mahir di turno potesse
eventualmente tornare a riprendersela. Hugo, per, gli chiese che venisse aggiunta unulteriore
clausola: piantare nuovi vitigni su cui calcolare la fine del contratto, perch quelli che cerano, aveva
fatto notare, erano stati maltrattati troppo a lungo.
Ah, quasi dimenticavo, disse il religioso in tutta fretta e senza dare molta importanza alla
cosa, specie vedendo che Hugo, sempre pi confuso, aveva gi fatto di s con la testa. Quelle terre
erano magnifiche e Hugo ne era come stregato, eppure non riusciva a capire perch le stessero offrendo
proprio a lui. Non sapeva neppure se sarebbe stato in grado di lavorare tutte due le vigne
contemporaneamente... Smise di farsi quelle domande, non appena sent le parole del sacerdote: Ho
notizie di tua sorella Arsenda.
Hugo drizz subito la schiena. Anche se con pi prudenza di prima, non aveva mai smesso di
passare accanto al convento per capire se era ancora sorvegliato dai soldati.
Mi ha fatto chiamare Sana dOlivera, la priora. Tua sorella ha preso il velo e sta benissimo.
Suor Geralda le ha dato una dote, perch potessero accettarla in convento. Quindi ora puoi smetterla di
preoccuparti.
Quale convento?
Questo non me lha voluto dire. La priora sostiene che tua sorella ha riconosciuto di dipendere
troppo da te, dalle tue visite segrete... lo rimprover Pau, agitando la mano in aria, le dita ben distese,
unite, quasi come se volesse dargli uno schiaffo. ... dalle tue chiacchiere e dalle tue notizie sul mondo
esterno. E questo non era pi tollerabile. Lei deve dimenticarti e affidarsi completamente a Dio Nostro
Signore. Il giorno in cui riuscir a farlo, sar lei stessa a mandarti a chiamare, non dubitarne.
S, ma...
Il sacerdote lo prese sottobraccio e lo port a fare due passi nella chiesa di Santa Maria. Il sole
filtrava allinterno inondandola di luce, mentre la gente usciva e alcuni bambini inseguivano i cani tra
lodore dincenso e della cera di uninfinit di candele che ardevano nelle cappelle e sullaltare
maggiore. Quando vuoi andare dal notaio a firmare il contratto della vigna?
Non saprei...
Dir che lo preparino.
Ma Arsenda...
Hugo... lo interruppe il vicario con una voce profonda, fermandosi di colpo. Si trovavano di
fronte allaltare maggiore, dove, proprio al centro, spiccava la piccola statua della Madonna del Mare
con una nave ai suoi piedi. Capisco bene il tuo malessere, ma tua sorella ha deciso di dedicare la sua
vita a Dio. Dovresti esserne felice, perch sono davvero poche le prescelte, aggiunse. Hugo lanci
unocchiata alla statua della Madonna, ma non la vide sorridere neppure stavolta. Devi promettermi
che la smetterai dimportunare le suore di Jonqueres, gli chiese il sacerdote con unespressione seria.
Quello era laccordo che il sacerdote aveva sancito con la priora. Potremmo dare lordine che
il ragazzo venga arrestato... aveva ammesso la suora. Ma cosa ne otterremmo? aveva concluso
parecchio turbata.  solo un poveraccio. E vedrete che il nostro aiuto gli far comodo. A patto che lui
lasci in pace la sorella, ovviamente. Pau non si era opposto. Non aveva capito quale interesse potesse
avere il convento a siglare quel patto, ma la promessa della priora di favorirlo personalmente lo aveva
invogliato cos tanto da non essersi affatto pentito di averle menzionato la vigna. Se la teoria di Hugo
era giusta, Santa Maria avrebbe iniziato a guadagnare da terre che fino a quel momento non avevano
fruttato granch. E poi ne avrebbero tratto beneficio la priora, il convento... e persino lui.
Promettimelo, gli disse di nuovo laltro.
Hugo, con lo sguardo sempre fisso sulla Madonna, si chiedeva come mai continuasse a non
sorridergli, neanche adesso che lui le aveva consegnato sua sorella. Magari gli rimproverava la sua
relazione con quellebrea? Ma no... Hugo si rifiutava di credere che la Madonna potesse portargli tutto
quel rancore. Se si fosse trattato delle vergini e dei santi, forse...
Hugo, lo chiam il vicario, strascicando lultima lettera del suo nome e destandolo da quei
pensieri.
Non le importuner pi, rispose lui.
E per il sacerdote quella risposta fu pi che sufficiente. E poi speriamo che quella vigna ci dia
una buona rendita, come ci hai promesso, disse cambiando argomento, prima di prendere Hugo
sottobraccio e tornare a camminare per la chiesa, come se con quel gesto avesse dato per conclusa la
discussione.
Fu cos che Hugo smise di preoccuparsi di Arsenda. Solo di tanto in tanto gli venivano ancora
dei dubbi, che ogni volta, per, il ragazzo finiva per ricacciare via. Confidava nel fatto che il religioso
non lavrebbe mai ingannato. E se invece si sbagliava?
Firm la rabassa morta sulla vigna di Santa Maria del Mar. Per conto della chiesa, a firmarla
cera un emissario che non gli rivolse neppure la parola e si limit a conversare con il notaio, come se
lo disturbasse persino la presenza di Hugo. Poco dopo, con il contratto firmato in mano, Hugo and a
esaminare le sue nuove terre.
E voi che cosa fate ancora qui? chiese ai due vecchi braccianti che vi lavoravano. Mi hanno
appena detto che vi hanno gi comunicato che...
S, s, ma ci hanno anche detto di parlare con te, lo interruppe uno dei due. Perch sei una
persona giusta e, magari, ci avresti presi a lavorare.
Hugo fece di s con la testa. Prima di tutto andiamo a controllare la vigna, propose.
Uno dei due non volle seguirlo. E laltro, a mano a mano che Hugo metteva in evidenza le loro
negligenze e i loro metodi di lavoro sbagliati, rest presto a corto di scuse. Restavano ancora alcuni
filari da esaminare, quando il vecchio sput per terra e and a raggiungere il compagno.
Hugo aspett che tornasse il silenzio, dopodich fece un giro su se stesso per contemplare la sua
nuova vigna, tanto vasta quanto bisognosa di cure. Rest ad ascoltare i suoni della campagna e sent i
raggi del sole scaldargli il viso. Doveva ancora occuparsi della vigna di Sal, che rimaneva un po pi
lontana rispetto a quella, sulla strada verso Sant Vicen de Sarri. E poi doveva reperire le informazioni
sulle navi per Bernat!
Me la caver, disse chinandosi davanti a uno dei filari. E tu che coshai che non va? chiese
prendendo in mano un tralcio e tirandolo a s.
La vigna di Santa Maria del Mar si trovava nelle vicinanze di Barcellona, a met strada tra la
porta di Sant Antoni, aperta nelle nuove mura del Raval, e il monastero di Valldonzella. Era composta
da un piccolo podere, con tanto di orto, e da qualche albero da frutto. Neppure la sciatteria con cui i due
braccianti avevano trattato la propriet era riuscita a offuscare la contentezza con cui Hugo aveva
spalancato la porta della casa. Non era certo la tenuta di Rocafort, costruita per i ricchi barcellonesi
secondo lo stile dei loro palazzi. Il podere di propriet della chiesa era una costruzione rustica, antica,
che sembrava pi simile alle torrette di un castello: quadrata, con le pareti di pietra grezza, ma stabile, i
piani bassi destinati agli animali che ora non cerano, e a una cantina scavata nella terra. Pi in alto, al
primo piano, in modo che sfruttassero il calore emanato dalle bestie, cerano un tinello e due camere.
Hugo prese a passeggiare tra le stanze. Il tinello era in buone condizioni e nelle camere cerano due
pagliericci su cui probabilmente avevano dormito i due braccianti. Quando trov un baule scassato, un
tavolino e tre sgabelli smangiati dai tarli, per il giovane fu come trovare un tesoro. Non appena Romeu
gli prest il mulo e il carro, con un paio di viaggi dal palmento Hugo riusc a trasportare alla tenuta i
suoi pochi beni, insieme alle botti di vino prodotto con luva che cresceva al confine con i Vilatorta 
leccezionale vino di Dola  e lalambicco per distillare laqua vitae.
Quella notte rest a dormire nel suo nuovo podere.
Decise di continuare a prendere in affitto gli schiavi. Due, tanto per cominciare; anche se fu
costretto a modificare laccordo preso con Romeu.
Non potr pi aiutarti a lavorare le tue terre. Ora devo occuparmi anche della vigna dei preti.
Perci mi sar praticamente impossibile.
Ti coster caro. Penso che ti converrebbe riscattarli, i tuoi schiavi, lo ammon Romeu.
Hugo non voleva farlo: non riusciva a immaginare dessere il padrone di una persona. Tuttavia,
la situazione si fece sempre pi dura, tanto che Hugo presto non ebbe pi neppure il tempo per
preparare quei pasti che i suoi schiavi non sapevano cucinare. Perci, decise di prendersi una schiava,
sebbene Romeu glielo avesse sconsigliato.
Non ha alcun senso, Hugo, gli disse Raimundo provando a convincerlo, quando Hugo and al
suo banco di cambio per ritirare un po del denaro che aveva depositato in modo da pagare laffitto
degli schiavi. Potrai anche non essere il loro padrone, ma sfrutti comunque il loro lavoro e la loro
schiavit. Non credi che sia la stessa cosa?
Resta il fatto che non sono comunque miei, insistette Hugo, come se quello bastasse a
sgravarlo da ogni responsabilit.
Ma sarebbe meglio se lo fossero, lo ammon laltro. Hugo lo interrog con lo sguardo. Sono
convinto che li tratteresti meglio di quanto non facciano Rocafort e i suoi. Tu li darai indietro non
appena avranno imparato qualcosa, non  cos?  questo il patto di cui mi parlavi, giusto?
Hugo fece di s con la testa.
Ti sei mai chiesto che fine fa lo schiavo a cui hai insegnato il lavoro, in mano di chi finisce?
Tu di certo te ne prenderesti pi cura. E poi, se timporta cos tanto di loro come dici, una volta
recuperato il prezzo versato per aggiudicarteli, potresti sempre liberarli. Lo sai anche tu che la gente,
quando ha finito di sfruttarne il lavoro, li valuta molto di pi di quanto li ha pagati.
Siamo tutti schiavi di Dio, rispose il vicario Pau Vilana la settimana seguente, subito dopo la
messa, quando Hugo and a confessargli i dubbi che nutriva su quellargomento. Altrimenti, perch
credi che lo chiamiamo Signore? Non importa qual  la nostra condizione su questa terra. La maggior
parte dei catalani sono schiavi dei loro signori. Molti di loro sono legati alla terra. Le male usanze, i
diritti dei signori sui propri servi, negli ultimi anni si sono aggravate sempre di pi. Ma devi
considerare che anche i signori, a loro volta, sono vassalli di qualche altro signore, e cos via, in una
catena di legami di fedelt che arriva fino al re. Quello che conta  la libert dellanima, Hugo. Compra
quegli schiavi! Educali alla religione cattolica. Solo cos potrai convertirli e renderli uomini perbene, al
servizio di Dio: lunico Signore a cui dobbiamo rendere omaggio.
Non essere ingenuo, disse Regina dopo aver ascoltato le parole di Hugo, la sera di quella
stessa domenica in cui il giovane aveva parlato con Pau. Hai vissuto sulla tua pelle le atrocit che gli
uomini sono capaci di commettere gli uni contro gli altri. Che importanza pu avere essere schiavi o
no, quando gli uomini liberi uccidono e stuprano? Regina fece passare qualche istante, poi gli lanci
uno sguardo carico di dolore. Comprali, Hugo. E cerca di essere felice, se puoi. Te lo meriti.
Raimundo, Pau, Regina... tutti gli consigliavano di comprare quegli schiavi. Guard Regina.
Come sempre, era bella e piena di vita... Eppure aveva qualcosa che non riusciva a capire... I due si
sorrisero. Erano nellorto della casa di via Sanahuja. Quello di Regina, per, non era il solito sorriso
che gli regalava da quando Hugo le aveva affidato la ragazzina russa e aveva preso a farle visita con
una certa regolarit. Lei e suo marito Mos usavano laqua vitae per curare i loro pazienti. Perci,
quando erano venuti a sapere che Hugo aveva preso in gestione la vigna del vecchio Sal, avevano
parlato e si erano lamentati della mancanza dellaqua vitae che un tempo Mahir distillava. Anche se era
passato molto tempo da quando laveva prodotta lultima volta, perch i cristiani ormai la compravano
dagli speziali e non cerano quasi pi ebrei che ne avessero bisogno, Hugo si era offerto di
procurargliela. E cos, seguendo alla lettera gli insegnamenti di Mahir, aveva iniziato a distillare il vino
a scopo medicinale. Il risultato era stato eccellente. Il rinnovato rapporto con Regina aveva fatto s che,
tra un ricordo e laltro, riprendessero vita certi sentimenti che i due non avevano pi provato da quando
erano giovani. Solo che, stavolta, li sentirono rinascere con ancora pi forza, forse perch erano
entrambi consapevoli che la vita aveva strappato loro troppe illusioni e speranze e amori e persone
care...
Con Dola, Hugo non aveva mai parlato di Regina, cos come aveva sempre evitato di parlare
della bugia con cui Regina si era salvata la vita: in fondo, quello che lei e suo marito Mos avevano
escogitato in quelloccasione non aveva nessuna importanza. Chi avrebbe potuto rimproverare qualcosa
a persone che avevano vissuto una disgrazia simile? In quei giorni con Regina, per, a Hugo era
sembrato di riuscire finalmente a capire davvero Dola. Regina parlava, sorrideva e gesticolava, veloce,
sicura, con lautorevolezza di chi  consapevole di essere una donna bella e desiderabile. Solo il suo
naso, leggermente sporgente, sembrava contraddirla. E fu proprio il naso di Regina, quella domenica, a
far capire a Hugo che quella donna impetuosa aveva qualcosa che non andava.
Che cosa stai guardando? esclam Regina, sorridendogli di nuovo.
Il tuo naso, avrebbe voluto dirle Hugo, che invece rispose soltanto: Niente, sono solo contento
di vederti felice.
Lei rimase zitta, e Hugo le fece compagnia in quel silenzio.
Per caso c qualcosa che non va con Mos? le domand Hugo alla fine.
No, rispose Regina, anche se con una punta di astio che pareva voler dire lesatto contrario.
Hugo sospettava che il rapporto tra i due coniugi non fosse cos idilliaco come lei cercava di
dipingerlo. Regina non aveva avuto figli, e quella era una cosa di cui Hugo non riusciva proprio a
capacitarsi, vista la vitalit che emanava. Mos trascorreva tutto il giorno lontano da casa per lavoro e,
certe volte, quando la sua presenza era richiesta fuori citt, si assentava persino per diversi giorni di
seguito. Non appena Hugo aveva la sensazione che Regina gli nascondesse la verit, gli tornava sempre
in mente la spiegazione che gli aveva dato Raimundo: A Mos serviva una madre per i suoi figli, a
Regina un uomo che si prendesse cura di lei. Una critica, un gesto dirritazione, magari quando
cerano di mezzo i figli, qualche grido per riportare la calma... tutto sembrava indicare che Mos fosse
riuscito a ottenere il suo obiettivo, e che Regina invece avesse rinunciato al proprio.
Ma allora se non si tratta di Mos... prosegu Hugo.
Io non ce la faccio pi, disse Regina con una voce cupa, confessandogli la verit. Non ce la
faccio pi, Hugo.
Con i bambini?
Con tutto! Mos, i bambini... gli ebrei!
Hugo sobbalz. Ma cosa dici...?
Anche con gli ebrei, s, ripet lei stringendo i pugni. Hugo spost lo sguardo sul suo naso. Le
tremavano le narici. Che vita abbiamo ormai noi ebrei? Ai cristiani non bastava violentarci, ucciderci,
obbligarci a rinunciare alla nostra fede e convertirci con la forza. Adesso non vogliono neppure che
respiriamo! Regina si zitt e cerc di trattenere i singhiozzi. Hugo rimase in silenzio. Dopo quello
che  successo al ghetto, siamo venuti in questa casa perch qui nel vicinato vivevano tutti i nostri
amici, qualcuno convertito e qualcuno no, ma comunque persone a cui eravamo in qualche modo legati.
Alcuni erano i fortunati fuggiti dal Castell Nou, dove si  scatenato il secondo massacro, per il quale
nessuno ha rimproverato un fratello o un cugino per aver ceduto al fanatismo dei cristiani
convertendosi alla loro fede. Certe volte un assassino con un coltello in mano e una schiera di morti
sanno essere delle argomentazioni pi convincenti di qualunque altra cosa. Fino a qualche tempo fa
questo modo di vivere non mi pesava. Ora Regina parlava come mossa da una nuova energia, come se
il suo dolore si fosse trasformato in collera. Adesso i nostri fratelli conversi dimostrano la loro fede
collaborando alla costruzione della chiesa della Santissima Trinit, e unendosi alla confraternita di cui
fanno parte tutti. Ma lo sai che non possono mettere piede fuori dal regno? Perch dicono che
andrebbero in Barberia e che, con la scusa degli affari, riabbraccerebbero la fede dei nostri antenati. E
noi? Noi che siamo rimasti ebrei continuiamo a seguire la nostra fede, certo, ma con prudenza, senza
clamore, senza esibirla in pubblico, chiusi nelle nostre case, visto che non abbiamo n un tempio n una
scuola dove pregare, e ci preoccupiamo soltanto di non dare troppo fastidio a questa citt che non ci ha
mai amati. Ora, per, come se non bastasse, la regina e il vescovo ci hanno proibito persino di rivolgere
la parola ai conversi. Non possiamo andarli a trovare! E se qualcuno dovesse trasgredire, verrebbe
impiccato, senza possibilit di chiedere la grazia o il perdono. Non possiamo pi parlare con nessuno,
Hugo! Tu sei una delle poche persone che si azzardano ancora a entrare in questa casa... lunica che
viene regolarmente!
Hugo stava per risponderle qualcosa, ma lei lo interruppe: Sono state aggravate le pene per chi
non va in giro vestito come si deve: gli uomini con la tunica scura fino alle caviglie e il disco giallo sul
petto, e le donne con quella specie di cappello a punta... Regina scosse la testa. Ma la cosa peggiore
di tutte, quello che ci ha messo contro chi un tempo era nostro amico e parente,  che il vescovo ha
concesso un limite massimo di quindici giorni per abbandonare tutte le case confinanti con quella di un
ebreo. Tutti i nostri vicini sono stati costretti a trasferirsi! Non danno la colpa a noi, certo, ma il loro
risentimento  pi che giustificato. La gente si  stufata di soffrire. E lo sai chi  andato ad abitare nelle
case rimaste vuote? Fanatici religiosi! Fanatici come quel vostro nuovo papa che si  appena insediato
ad Avignone.
Quando le sent dire certe cose, Hugo spalanc le braccia come a dire che lui non ne sapeva
niente.
Un papa che  chiaramente avverso agli ebrei. Solo Dio, il vostro naturalmente, sa ormai cosa
ci riserver il futuro. Ora non posso pi uscire in strada senza che qualcuno mi insulti o mi sputi mentre
gli passo di fianco, gli sussurr Regina come svuotata di ogni energia, mettendo fine a quel discorso.
Per un momento Hugo non seppe cosa risponderle. Poi, vedendola cos abbattuta, cerc di
distrarla, parlandole della vigna, di Arsenda e anche di quegli schiavi, chiedendole cosa ne pensasse lei
di quella questione... ma Regina non rispose.
Scusami, Hugo, disse infine. Grazie per il tentativo, ma non sono proprio dellumore giusto
per questi discorsi. Quindi si volt e lo lasci da solo nellorto.
Lui si chiamava Domingo; lei Barcha. Lui, bulgaro, era biondo come Caterina; lei era una
chiacchierona, mora, quasi nera. Lui era magro, timido e giovane, pi piccolo di Hugo, e non solo non
sapeva un bel niente di vigne, ma non parlava neppure una parola di catalano. Lei, invece, era una
donna piuttosto in carne di unet indefinibile, e sembrava non voler dire addio a una bellezza che un
tempo doveva aver sfoggiato in tutto il suo splendore, e con i suoi atteggiamenti presuntuosi, il suo
continuo straparlare per attirare lattenzione di Hugo, alzando la voce o gridando per lo spavento, aveva
laria di chi la sapeva lunga. Domingo era stato fatto schiavo in Oriente e diceva di essere cristiano;
Barcha aveva vissuto a Barcellona sin da bambina, causando tante di quelle perdite a tutti i suoi padroni
che questi, pur di liberarsene, avevano finito per rivenderla a un prezzo sempre pi basso. Quella era
lunica cosa che accomunava i due nuovi schiavi di Hugo Llor: gli erano costati entrambi pochissimo.
Rocafort, il mercante che glieli aveva venduti, non potendo nascondere la palese ignoranza di
Domingo, si era premurato di celare i vizi di Barcha. Romeu era riuscito a ingannare Hugo facendogli
credere che glieli stava vendendo a un prezzo di favore. Maria, che era presente alla trattativa, se nera
rimasta in silenzio e aveva subito accettato la mora, dicendosi che non le avrebbe fatto concorrenza nel
giaciglio del giovane, dove lei sinfilava ancora, di tanto in tanto. Maria sapeva che un giorno o laltro
Hugo lavrebbe respinta, ma quel momento le sembrava ancora molto lontano. Lui, infatti, da quando
aveva preso in gestione le due vigne non prestava nessuna attenzione alle ragazze che gli ronzavano
intorno. Il matrimonio non minteressa. Quindi non insistere, le aveva risposto la notte in cui Maria
gli aveva chiesto cosa ne pensasse di una ragazza di cui lei conosceva la madre.
Lunico a insospettirsi per il prezzo basso che era costata Barcha era stato Raimundo. Sei
sicuro che  in salute? gli aveva domandato mentre contava i denari che sarebbero serviti a Hugo per
comprare gli schiavi.
Certo che  in salute. Romeu non mingannerebbe mai, aveva risposto Hugo, fidandosi in
realt pi del consiglio di Maria che di quello di suo marito.
Il converso rest in dubbio se intervenire o meno, ma alla fine si disse che non era affar suo,
perci annu e diede a Hugo la sporta con dentro tutti i suoi risparmi. Avrebbe voluto comunque dirgli
qualcosa e fece per parlare, ma Hugo lo guard in silenzio, poggiando la sporta sul banco che stava in
mezzo a loro. Il cambiavalute avrebbe voluto metterlo in guardia da Rocafort e dai suoi, ma alla fine,
nonostante tutti i dubbi, gli disse solo: Che Dio ti accompagni.
Hugo compr Domingo e Barcha attorno alla met di febbraio del 1395, dallo stesso notaio
presso il quale aveva firmato la rabassa morta della vigna di Santa Maria. Non diede loro neppure il
tempo di ambientarsi. Appena arrivarono al podere e salirono al primo piano, dove il loro nuovo
padrone aveva deciso di sistemarli, Barcha con la sua roba e Domingo a mani vuote, Hugo ordin che
scendessero e portassero gi le vecchie giare per raccogliere lurina.
E la cena? sbuff la schiava mora. Dov la cena? Quando preparer la cena? disse,
continuando a subissare Hugo di domande, prima ancora che lui potesse risponderle. Cosa
mangeremo? Qui dentro non c niente! protest svuotando le poche casse accanto al focolare.
Taci.
Domingo era rimasto in silenzio in un angolo, ma Barcha non sembrava avere nessuna
intenzione di obbedire a Hugo. Se ora andiamo in citt, non far pi in tempo a... Che cosa? Volete
raccogliere lurina?
Taci, ho detto.
A cosa vi serve lurina? Non sarete mica uno di quei padroni a cui piacciono certe porcherie?
Prendi questa giara! grid Hugo porgendogliene una.
Non appena il suo nuovo padrone gli and incontro con unaltra giara, Domingo si allontan
impaurito.
Non voglio farti del male, gli disse Hugo. Dato che Barcha non la piantava di lamentarsi e di
fare domande, lui fu costretto ad alzare la voce. Taci! grid alla donna.
Domingo sembrava sempre pi spaventato, e Hugo se ne accorse non appena torn a guardarlo.
Barcha, invece, non la piantava di lamentarsi. Il bulgaro, che ora aveva iniziato anche a tremare, non
fece neppure il gesto di afferrare la giara, e allora Hugo sbuff e la poggi per terra. Barcha ne
approfitt per fare lo stesso con la sua, borbottando frasi incomprensibili. Hugo apr le mani con i
palmi rivolti verso il basso, muovendole su e gi, diverse volte, come a dire che dovevano calmarsi tutti
quanti. Guard prima la donna e poi luomo e, senza dire una parola, indic loro le due giare,
invitandoli a prenderle e a seguirlo. Lui, intanto, aveva preso un paio di otri di pelle di capra pieni di
vino rosso e, senza pi voltarsi, scese lungo le scale.
Domingo lo segu con la sua giara, ma Barcha disse che non lavrebbe fatto e rest di sopra.
Dio mio! grid Hugo non appena usc dal podere e imbocc la strada per Barcellona,
sentendo la voce della mora che si affievoliva e vedendo che non mostrava alcuna intenzione di
muoversi. E pensare che sono il loro padrone da meno di un giorno! sbrait.
Torn sui propri passi e, a mano a mano che si avvicinava alla casa, sent sempre pi forti le
lamentele della schiava mora. Possibile che strillasse tanto anche da sola?
Barcha! la chiam Hugo, fermandosi ai piedi della scala. Lei si affacci sul ballatoio del
piano superiore, senza la giara. Gridava ancora e faceva un chiasso infernale, eppure Hugo si sforz di
non badarci. Vienimi dietro con la giara! le ordin mentre si voltava, andando a sbattere contro
Domingo, che gli si era incollato alle spalle. No! No! Tu dovevi aspettarmi fuori... Ah, lasciamo
perdere. Coraggio, andiamo!
Barcha non scese. N con la giara n senza. Se ne rest sul ballatoio, continuando a lanciare
grida in una lingua sconosciuta; arabo, probabilmente...
Prendi quella giara e seguimi, ti ho detto!
Lei grid ancora pi forte, agitando i pugni per aria.
Allora Hugo si lasci prendere dallo sconforto. Non era possibile che una schiava si
comportasse in quel modo! Se non scendi subito, ti giuro che io ti...
La mora rest con il pugno alzato e si zitt di colpo. Hugo, per, non fin la frase. Non aveva
idea di come avrebbe dovuto minacciarla. Se non fosse scesa, che cosa le avrebbe fatto? Lavrebbe
picchiata? Presa a schiaffi? Barcha cap che quellattimo di esitazione era dovuto a uno scrupolo che
nessuno dei suoi padroni precedenti si era mai fatto nei suoi confronti.
Sono una donna troppo vecchia per portare giare tanto grandi e pesanti.
Sei una mia schiava. E poi non sei cos vecchia, disse Hugo, stupito di fronte al
comportamento della donna.
Mai si sarebbe immaginato che il rapporto tra padrone e schiava fosse qualcosa da contrattare.
Ne aveva visti tanti, di schiavi, gi alla spiaggia. Barcellona ne era piena e nessuno si era mai sognato
di contraddire il padrone. Chi commetteva un errore veniva frustato pubblicamente, perch fosse di
lezione a tutti gli altri. No, il comportamento di quella donna non era normale. E lui non poteva
dargliela vinta.
Obbediscimi! grid Hugo.
Alla fine, la mora afferr uno degli otri di vino, il pi piccolo e meno pesante, naturalmente. Il
bulgaro aveva gi preso la giara, come gli era stato ordinato, e cos Hugo pot prendere la seconda.
Nonostante questo, per, Barcha percorse tutta la strada per Barcellona lamentandosi e obbligando gli
uomini a fermarsi ogni due passi per aspettarla.
Dove stiamo andando? brontol, quando superarono la porta di Sant Antoni.
Almeno adesso non strillava pi. Hugo non ebbe bisogno di risponderle. Oltre la porta, furono
sommersi dalle grida della citt. Alle voci dei mercanti che decantavano le loro merci, e a quelle dei
cittadini che si sgolavano per farsi capire, si aggiungevano anche quelle dei mille banditori che
giravano per le strade e le piazze di Barcellona. Una tromba suonava per richiamare lattenzione della
gente, mentre i messi annunciavano le varie disposizioni, i bandi, le sanzioni e ordinanze di ogni tipo.
Un po come quella che Hugo si ricordava di aver sentito durante lincoronazione di re Giovanni e che
prevedeva che i membri della casa del sovrano non potessero giacere con una donna del bordello. I
barcellonesi erano tenuti a conoscere tutte quelle disposizioni. Oltre a questi, cerano altri banditori che
annunciavano i nomi dei debitori e dei delinquenti, di chi era stato esiliato dalla citt o condannato per
furto. E cera persino chi annunciava le migliorie che qualche cittadino prevedeva di apportare in casa
propria. Cerano i locandieri che giravano tutta Barcellona leggendo la lista dei loro vini, con tanto di
prezzi; ruffiani e venditori allincanto gridavano i pregi delle loro mercanzie e cera persino qualcuno
che decantava le qualit dei propri schiavi. Si annunciava anche la morte di un cittadino: se era ricco e
nobile, la dipartita era annunciata da un uomo a cavallo vestito di nero, che se ne andava in giro
suonando una campanella e invitando a pregare per il defunto; se il morto, invece, non era ricco, a
strillare per le strade era un uomo a piedi. Bastava varcare le porte della citt e Barcellona si rivelava
essere una gran baraonda, in cui tutti urlavano a gran voce qualcosa.
Liniziale mormorio di Barcha si trasform in un grido: continuava a chiedere dove stessero
andando.
Tu pensa a sbrigarti, la esort Hugo, senza spiegarle un bel niente.
Pesa troppo, brontol lei e raggiunse il suo padrone nellesatto momento in cui Hugo stava
ripassando il piano che aveva ideato: una pisciata per un sorso di vino.
Per i bastaixos era di certo un affare! E, in quella maniera, Hugo avrebbe riempito le giare e
curato i filari della vigna di Santa Maria. Gi che cera, ne avrebbe approfittato per parlare con chi
sapeva tutto delle navi e delle merci che trasportavano, perch i bastaixos erano proprio gli addetti a
raccogliere le mercanzie e distribuirle nelle varie navi in partenza.
Entrarono nel Raval e, dopo la porta di Sant Antoni, percorsero via del Hospital fino alla
Rambla. Hugo ricord per lennesima volta che quelli erano stati i territori del Cane Rognoso. Quindi i
tre passarono prima davanti allospedale del Vilar, e poi davanti al lebbrosario, dove Barcha si
sofferm in silenzio. Poco pi avanti cera lospedale di Colom, dove Hugo era riuscito a seminare
Mateo, il servo di Roger Puig, dopo avergli accecato un occhio. Come Hugo aveva potuto verificare
nelle varie occasioni in cui si erano incrociati da Rocafort, il guercio non sospettava minimamente di
lui. Il terzetto super quindi il convento delle domenicane e scese lungo la Rambla in direzione dei
cantieri navali.
Febbraio era ancora a met, ma il sole iniziava gi a scaldare, dando lillusione che il freddo
invernale fosse ormai passato. Sulle acque del porto di Barcellona oscillava una grossa cocca. In
spiaggia Hugo vide alcuni bastaixos che smontavano una palizzata che era stata messa come protezione
dalla burrasca, li raggiunse e spieg loro la sua proposta, che fu accolta da grandi risate. Nessuno
pareva intenzionato a collaborare.
Dove bisogna pisciare? chiese uno di loro scoppiando a ridere.
E mi darai un sorso di vino lungo quanto? fece un altro.
Quanto la tua pisciata, gli rispose un altro ancora.
Passami lotre, disse Hugo a Barcha. Ora che la donna aveva smesso di lamentarsi, si era
quasi dimenticato di lei... La mora lo raggiunse con passo incerto e un sorriso da ebete. Era ubriaca!
Doveva aver bevuto di nascosto lungo la strada. Dammelo! grid Hugo, tirando la cinghia dellotre
che la donna non voleva mollare.
Ehi!
Non era ancora riuscito a mettere le mani sullotre di vino, che il suo sguardo si pos su un
bastaix che cercava di orinare dentro la giara di Domingo, ma appena avvicinava il membro alla bocca
del recipiente, il bulgaro faceva un passo indietro assieme alla giara.
Digli di stare fermo, disse il bastaix a Hugo.
Domingo, devi farli pisciare l dentro! gli disse Hugo.
Ma lo schiavo proprio non voleva sentire ragioni, e continuava a scappare.
Lasciate fare a me, lo interruppe Barcha, che pos lotre e si diresse strillando verso il bastaix
con il membro allaria.
Senza smettere di ridere, la mora strapp la giara dalle mani di Domingo e lavvicin al bastaix.
Poi, con la pi delicata delle manovre, sollev lanulare, lo mostr alluomo e glielo pos sul membro,
in modo che riuscisse a centrare lorinatoio.
No!
Hugo stava per correre verso Barcha per impedirglielo, ma si ferm non appena vide che
davanti alla mora si era formata gi una lunga fila di bastaixos e di barcaioli; qualcuno gi con i
pantaloni calati. Ora ridevano tutti, mentre Barcha li applaudiva, guardandoli a bocca aperta. Arriv
anche qualche curioso, ma i bastaixos lo ricacciarono via, dicendo:  solo per noi, questo.
Il primo bastaix si avvicin a Hugo e domand ci che gli spettava.
Quanto la mia pisciata, quindi? disse afferrando la scodella che il giovane gli aveva dato.
Cos non ci berrete neppure in cinque, rispose Hugo.
Il bastaix bevette solo un paio di sorsi di vino e pass la scodella al compagno seguente. Mentre
versava altro vino, Hugo lanci unocchiata a Barcha. La fila era svanita. Ora gli uomini avevano
circondato la donna, mentre lei, con il dito, continuava ad aiutare chi stava urinando. Hugo vide che
uno le dava uno schiaffo sul sedere, e lei scoppiava a ridere. Il cerchio le si strinse attorno sempre di
pi, tra grida e risate, mentre Domingo, che con unespressione preoccupata si guardava bene dal
partecipare alla festa, si allontan di qualche passo.
Cos lo versi a terra, lo avvis il bastaix a cui Hugo stava dando da bere.
Dannazione!
Hugo decise che si sarebbe occupato solo del vino e dei bastaixos che, stuzzicati dalla schiava
mora, andavano da lui per riscuotere la facile ricompensa. Continu quindi a mescere vino. Alcuni
fecero il bis, ma Hugo non li rimprover: voleva che restassero. Qualcuno gli fece i complimenti per il
vino rosso e il giovane rispose che non gli sarebbe dispiaciuto venderlo in Sicilia. I bastaixos allora gli
diedero qualche consiglio, e da quel momento Hugo lasci che la conversazione, interrotta solo di tanto
in tanto dalle grida di stupore e di ammirazione di Barcha, si dirigesse verso quello che gli interessava
sapere sul serio: quali erano le navi e le mercanzie appena arrivate e quali, invece, quelle che sarebbero
ripartite a breve.
Di l a poco le giare furono piene e Hugo fu costretto a tranquillizzare quelli che non avevano
fatto in tempo a urinare, dicendo che avrebbe comunque servito da bere a tutti. Ma anche il vino fin, e
allora Hugo e alcuni bastaixos e barcaioli rimasero a parlare ancora per un po. Lui faceva le domande
e gli altri gli davano informazioni.
Hai un po troppo interesse per le navi e le mercanzie.
Le parole erano risuonate alle sue spalle, quando il gruppo si era ormai sciolto e Hugo era
rimasto solo. Si volt verso Juan il Navarro e gli sorrise, stupendosi di non essersi accorto prima della
sua presenza. Luomo, per, non gli restitu il sorriso.
Qualcun altro, magari un mercante o un armatore, o anche un ufficiale, sinsospettirebbe
parecchio di fronte alle tue domande, lo rimprover il Navarro.
Che cosa volete dire?
Che dovresti essere pi attento.
Hugo fece unespressione imbronciata, ma pens che ormai era inutile negare. E come dovrei
fare, allora?
Stavolta s che il Navarro sorrise, prima di rispondergli. Sono sicuro che in qualche modo te la
caverai.
Te la caverai. Non poteva di certo essere una coincidenza...
I bastaixos mi hanno raccontato che  appena arrivato un bastimento pieno dargento per i
fiorentini... Lo sapevano perch lo hanno portato loro.
E quindi?
Cosa dovrebbe significare? Vi prego, Juan... ditemelo, chiese Hugo al Navarro.
I fiorentini che risiedono in Catalogna gestiscono il commercio dellargento. Lo portano qui da
Avignone e da Montpellier. Quindi, significa che una parte di quellargento verr venduto in citt, ma
la maggior parte verr spedito a Valencia. Perch l lo venderanno a un prezzo molto pi alto che qui.
Dubito, per, che quei fiorentini affidino il loro argento a imbarcazioni di piccolo cabotaggio.
O mi sbaglio?
Vedo che inizi a imparare... annu il Navarro, come se si trattasse solo di un gioco.
Quindi, voi sapete gi quali navi salperanno per Valencia.
Non ancora, rispose il Navarro, poi abbass la voce: Presta attenzione al tavolo di
arruolamento. Si dice che ci sia una galea diretta nelle Fiandre, che far scalo a Valencia. Quella
barca...  la vostra barca.
Ne siete sicuro?
In realt no. Ci sono anche altre navi italiane e castigliane che navigano verso ponente e che
dopo Valencia toccheranno altri porti castigliani.  difficile che facciano rifornimento qui, ma... se
largento verr caricato su una nave catalana, allora sar di sicuro su quella che  diretta nelle Fiandre.
Ce ne sono molte con quella destinazione?
No. Ne salpa una lanno. Non ci sono altri viaggi sulla rotta di ponente. In pi, da tre anni
parecchie navi mercantili sono impegnate in Sicilia nel trasporto delle truppe. Fidati di me: la prossima
che verr noleggiata far rotta nelle Fiandre.
Hugo annu e Juan il Navarro fece un cenno con la testa verso Barcha e Domingo, come se
quella conversazione fosse finita. La mora, distesa sulla spiaggia, si era addormentata per la sbronza,
mentre laltro teneva dritti i due vasi stracolmi dellurina dei bastaixos.
Sono tuoi, quei due?
A cosa servo io, se voi ne sapete molto pi di me? chiese Hugo, ignorando completamente la
domanda sugli schiavi.
Dovresti avere pi fiducia in te stesso.
Che sciocchezza.
No, che non lo . Io ero un grande amico di suo padre. Arnau mi  stato di grande aiuto e io
sar grato per sempre a lui, e anche a suo figlio. Ma Bernat  amico tuo, non mio.
Posso contare su di voi, allora.
No, io non voglio entrarci. Il luogotenente dei cantieri navali si pass la manica della giubba
sulla pelata sudata. Sono venuto solo ad avvertirti. E, gi che cero, ti ho dato una mano. Ma, a meno
che non si tratti di una questione di vita o di morte, non fare affidamento su di me. Il mio lavoro e la
mia famiglia dipendono dalla mia discrezione.
E tu cosa ci guadagni?
Regina gli fece quella domanda subito dopo aver chiuso con la cera la lettera che lei stessa
aveva scritto per il mercante veneziano, inserendovi dentro il foglietto che Gabriel Munts aveva
consegnato a Hugo insieme al sigillo. Dopo circa un mese da quel giorno, diceva il messaggio, quando
il tavolo di arruolamento si fosse chiuso, la galea Sant Elm sarebbe salpata per le Fiandre e avrebbe
fatto scalo al Grao di Valencia. Assieme ad altra merce, sarebbe partita anche una grande quantit
dargento, che sarebbe stato scaricato proprio nel porto valenzano.
Hugo scroll le spalle.
Niente...  solo un favore che faccio a un amico, rispose.
Cos? Senza ricevere nulla in cambio? Regina sollev la lettera verso Hugo. Lei era ancora
seduta allo scrittoio, lui era in piedi.
Gi.
Io non credo che...
Hugo stava per prendere la lettera, ma lei gliela sfil via di mano.
Guarda che in passato ho anche aiutato delle amiche, senza chiedere nulla in cambio,
aggiunse Hugo.
A me hai chiesto di curare la russa, ribatt lei.
No, disse lui. Ti ho liberato da quei tre barbari che ti stavano violentando e non ti ho chiesto
nulla. E poi... quella schiava moribonda... io volevo solo aiutarla. Ma non ti ho mai chiesto nulla per
me.
Regina ci pens su un momento, poi annu e gli porse la lettera.  una faccenda pericolosa,
aggiunse.
Lo so e mi dispiace se ti ho chiesto questo favore, ma io non... Hugo scosse la testa. Io non
so scrivere. E non conosco nessun altro di cui possa fidarmi. Aveva pensato di chiederlo a Raimundo,
in realt, ma poi aveva accantonato lidea. In fondo era possibile che il cambiavalute avesse interessi
personali per questa o unaltra imbarcazione. Mi dispiace davvero di metterti in pericolo, disse di
nuovo il ragazzo.
Pericolo? Regina scoppi in una risata sarcastica. Il vero pericolo  vivere in questa citt.
Hugo raggiunse la spiaggia e consegn la lettera allarmatore di un leuto a sei remi: una nave da
carico che sarebbe salpata per Valencia quel giorno stesso. Hugo sapeva che era ancorata al porto di
Barcellona, per questo era andato a trovare Regina e le aveva chiesto quel favore.
Laltra met ve la consegner il mercante al Grao, disse Hugo allarmatore, dopo aver pagato
una parte del prezzo concordato.
Luomo soppes le monete nel palmo della mano. Costa meno che scappare con una
ragazzina. Dico bene? gli disse facendogli locchiolino. Che cos successo? Non state pi insieme?
Quelluomo era uno degli armatori fidati che Juan il Navarro gli aveva raccomandato in
passato, e a cui Hugo aveva offerto un fiorino doro per fuggire a Granada con Dola. Ora, per, non
aveva pi senso raccontargli cosera successo.
Mi ha lasciato, rispose, pensando che in fondo non gli stava raccontando una bugia.
Una donna che ti abbandona spalanca una porta da cui ne entreranno molte altre, disse il
marinaio scoppiando a ridere, e Hugo si sforz di rispondergli con un sorriso. Non preoccuparti.
Consegner questa lettera di persona. Si pu sapere di che cosa si tratta?
Vini... rispose rapidamente Hugo, che si aspettava quella domanda. Prezzi e qualche idea
per fare un buon affare vendendo vini.
Io potrei trasportare una discreta quantit di botti, disse laltro, offrendosi volontario.
Pensaci, aggiunse, tendendogli la mano per salutarlo.
No... rispose Hugo, che in quella stretta di mano sent tutta la forza delluomo. Per adesso
stiamo trattando solo vini stranieri: siciliani, greci... E sapete bene come Valencia difende i propri vini.
L vendere vini che non provengono da quella terra  quasi impossibile!
Larmatore fece di s con la testa, e Hugo se ne and per primo. Per un attimo si chiese cosa
sarebbe successo se quelluomo avesse aperto la lettera e letto il contenuto: di sicuro lo avrebbe
denunciato alle autorit. Sent un crampo allo stomaco, e una tremenda spossatezza gli appesant i
muscoli. Sbuff e cerc di scrollarsi di dosso le paure, scuotendo le spalle e le braccia. Perch doveva
sempre cacciarsi nei guai? Lui stava bene con le sue vigne... Sbuff di nuovo, ma stavolta lo fece
perch aveva pensato a Barcha e Domingo, che aveva lasciato al vigneto. Una cosa era certa: da quei
due schiavi non avrebbe avuto laiuto che gli serviva. Anzi! Forse avrebbe fatto meglio a continuare a
lavorare da solo. Domingo era troppo timoroso, e non poteva nemmeno fargliene una colpa, visto che
era stato rapito dalla sua terra per essere venduto a migliaia di leghe di distanza, dove non conosceva
nessuno e non capiva la lingua. Nonostante tutto, per, il bulgaro sembrava una brava persona. Barcha,
invece, era ingestibile: rispondeva male, gridava, disobbediva, e poi faceva tutto quello che le passava
per la testa... ricominciando quindi a gridare ancora pi forte.
Una notte Hugo e Domingo rientrarono stanchi morti al podere. Era il primo quarto di luna
crescente del mese di maggio e Hugo aveva gi finito di potare le vigne, soprattutto quelle nuove.
Quando aveva reciso i pampini della vite, cio i tralci pi teneri e verdi che avevano appena
germogliato, Domingo era rimasto a bocca aperta.
Le piante si arrabbieranno, aveva detto Hugo mentre potava, senza preoccuparsi troppo che
Domingo capisse quello che gli stava dicendo. E per due o tre settimane smetteranno di crescere,
come se volessero punirci per averle tagliate. Poi, per, quando arriver il caldo, germoglieranno con
ancora pi vigore e produrranno grappoli enormi pieni di grossi chicchi, da cui otterremo un vino
eccezionale. Vedrai.
Appena aveva finito di parlare, aveva guardato Domingo e il bulgaro gli aveva sorriso, come a
dirgli che era daccordo con lui.
Quel giorno avevano lavorato duramente. E, una volta rientrati al podere, andarono a bere
lacqua fresca del pozzo, poi si lavarono le mani e la faccia, e salirono in casa affamati. Sul focolare,
per, trovarono solo un mucchio di braci. Barcha, che stava sonnecchiando su una sedia, apr un
occhio, li guard un momento e poi lo richiuse. I due si avvicinarono alla pentola appesa sopra i tizzoni
che andavano spegnendosi. Era vuota!
E questo cosa vorrebbe dire? grid Hugo.
Domingo si mise a frugare tra i tegami in disordine, in cerca di un po di pane, o di una cosa
qualunque da mettere sotto i denti. Barcha si limit a ripetere loperazione di poco prima: apr un
occhio e poi lo chiuse.
Dov la cena? prosegu Hugo.
La cena non c, mugugn la donna svogliatamente.
Non c?
Gi.
Che significa che non c? disse Hugo cercando di non perdere la calma. Ieri era avanzato
qualcosa da mangiare.
La mora si alz.  finito tutto! Non c pi niente. Se volete mangiare, dovete andare a
comprare altro cibo. Perch qui non ce n pi! Oggi neppure io ho mangiato...
Bugiarda!
Non ho mangiato niente! Come potete dire che ho mangiato?
Perch stamattina cera ancora qualcosa...
Stamattina non cera niente.
Hugo sper che Domingo gli venisse in aiuto, ma quello si era appiccicato alla parete,
spaventato dalle grida. In compenso fu proprio Barcha ad avventarsi per prima sul bulgaro.
Diglielo anche tu che stamattina non cera niente da mangiare!
Domingo grid qualcosa nella sua lingua e cerc senza fortuna di togliersi di dosso la donna,
decisamente pi in carne di lui.
Non ti capisce! grid anche Hugo, accorrendo in aiuto del ragazzo.
La situazione and avanti in quel modo per un bel po. La donna scrollava il bulgaro per le
spalle e Hugo lottava perch lo lasciasse stare; entrambi urlando, ovviamente.
Ti far frustare! la minacci alla fine Hugo.
Barcha si ferm di colpo, come se non avesse aspettato altro che quella minaccia, sin dal primo
giorno in cui lui laveva riscattata. Lasci Domingo, diede le spalle a entrambi e si tir su la camicia.
Dove mi frusterete? gli chiese strascicando le parole e mostrandogli la pelle piena di cicatrici
incistate.
Hugo diede un calcio nel vuoto ma, non contento, agguant una scodella e la scagli a terra
mandandola in frantumi. Quindi usc dal podere, seguito subito da Domingo, che se la svign prima
che Barcha lo riacciuffasse.
Bevvero altra acqua per ingannare la fame e si addormentarono sotto le stelle, il silenzio della
campagna rotto soltanto dal russare di Barcha che dormiva da sola al piano di sopra. La donna chiudeva
gli occhi con la stessa facilit con cui strillava, come se le bastasse un attimo per dimenticarsi di tutto.
E quanto russava! Con tanta di quella foga, che Hugo aveva dovuto spedirla dallaltro lato del tinello, il
pi lontano possibile dalle camere, e pi di una volta era stato tentato di mandarla al piano di sotto, al
posto del bestiame che lui non aveva. Barcha passava il tempo a urlare e russare. In pratica, dava
sempre fastidio. Ormai Hugo non sapeva pi che fare con lei.
Era passata la mezzanotte quando Hugo sent che qualcuno gli stava toccando il braccio, prima
piano, e poi con maggiore insistenza. Apr gli occhi, ma impieg qualche secondo a riconoscere
Domingo, che gli si era accovacciato accanto.
Che c?
Il ragazzo indic il pozzo e gli mostr il secchio che teneva in mano. Quindi punt il dito in
alto, chiuse gli occhi e fece ricadere gi la testa come se si fosse addormentato. E concluse la scenetta
mettendosi a russare. Hugo, per, continuava a non capire. Cos Domingo si alz, prese il secchio con
entrambe le mani e fece finta di tirarlo addosso a Hugo, che scosse la testa, come se lavessero
svegliato di colpo con una secchiata dacqua.
Dici che funzioner? disse Hugo, pi a se stesso che al ragazzo.
Domingo parve capire la domanda e inizi a far finta di tirare un secchio dietro laltro. Poi
indic la luna e tagli tutto il cielo con un ampio movimento del braccio.
Tutta la notte?
Il bulgaro fece di s con la testa.
Perch no? In fondo, se cera una cosa che sembrava importare alla schiava, quella era dormire.
E se le frustate non la spaventavano, forse lavrebbe spaventata la possibilit di passare la notte sveglia.
Appena Hugo le rovesci il secchio addosso, Barcha salt su dal giaciglio e inizi a tossire, per
colpa dellacqua che le era colata in bocca. Che succede? riusc comunque a chiedere, tra un colpo di
tosse e laltro.
Stanotte non si dorme! disse Hugo consegnando il secchio a Domingo, che scese di sotto a
prendere altra acqua.
Come no? Seduta sul giaciglio e bagnata fradicia, Barcha toss di nuovo. Perch non
dobbiamo dormire? Bisogna dormire! Dormire  importante! Noi schiavi non possiamo...
Finch non farai il tuo lavoro, non dormirai, la interruppe Hugo.
La schiava continu a strillare e lui le rovesci addosso il secchio dacqua che Domingo gli
aveva appena portato. Andarono avanti in quel modo per tutta la notte. Hugo si teneva ai piedi il
secchio pieno dacqua e, non appena lei si lamentava o chiudeva gli occhi, glielo rovesciava addosso.
Quando spunt lalba erano tutti esausti, ma se Hugo e Domingo erano ancora giovani e ressero
bene la fatica del giorno, Barcha invece riusc a malapena a muoversi.
Se non lavori, non dormirai neppure stanotte. N domani o dopodomani, la minacci Hugo
prima di andare nella vigna. E quando mi sar stancato, al posto dellacqua, ti verser addosso il
piscio dei bastaixos. Ci siamo capiti?
Barcha stava per rispondergli qualcosa, ma ci pens un attimo e si disse che era meglio restarsene zitta.
...
.
...
12.
...
.
...
La notizia dellattacco dei corsari alla galea Sant Elm, avvenuto a poche miglia dal Grao, il
porto di Valencia, era arrivata a Barcellona molto prima delle due borse che Gabriel Munts stava
poggiando sul tavolo della casa di Hugo. Quella mattina, quando ancora il sole non era sorto, il
messaggero di Bernat si era presentato alla tenuta di Hugo.
Non  stato semplice arrivare fin qua, disse luomo, non appena Barcha ebbe finito di
servirgli pane, vino e carne essiccata. Il padrone mand via entrambi gli schiavi.
Munts stava continuando a parlare, ma Hugo gli fece cenno di fermarsi. Poi si alz, in silenzio,
raggiunse la porta che dava sulle scale e lapr. La schiava era l dietro che ciondolava.
Vai alla vigna con Domingo, le ordin. Ti dir lui cosa fare.
Ma se non parla neanche la nostra lingua!
Vorr dire che gliela insegnerai tu.
E il pranzo? Quando lo preparo il...
Fuori!
Hugo aspett che Barcha scendesse le scale e si addentrasse tra le viti insieme al bulgaro. Poi
torn a sedersi davanti al tavolo su cui il messaggero di Bernat stava finendo di mangiare il pane e la
carne essiccata.
Ora puoi parlare, disse Hugo incoraggiandolo a riprendere il discorso.
Ho trovato disabitato il palmento dellaltra vigna e ho avuto paura che ti fosse successo
qualcosa...
Temevi che mi avessero scoperto?
Una cosa del genere, s.
Hugo annu. Prima di sapere dellattacco sferrato alla Sant Elm, aveva spedito unaltra lettera a
Bernat per comunicargli la partenza di una nave diretta ad Alessandria dEgitto, che si sarebbe fermata,
tra i vari scali, anche allisola di Rodi. L avrebbe scaricato pi di ottocento orci di olio di Tarragona.
Le merci pi preziose che quella nave trasportava, per, erano le stoffe e una grande quantit di corallo,
sia grezzo sia lavorato, che sarebbe stato portato fino ad Alessandria. Lelevatissimo prezzo di quel
corallo che arrivava dalla Sardegna sarebbe servito a sua volta a liquidare le successive mercanzie
importate dalle terre del sultano. Anche per quella seconda lettera, lamanuense di Hugo era stata
Regina. E, ancora una volta, larmatore dellimbarcazione aveva offerto aiuto a Hugo, sebbene questo
gli avesse fatto capire chiaramente, e per lennesima volta, che non riguardava un carico di vini da
trasportare da Barcellona a Valencia.
Come hai fatto a trovarmi? domand Hugo, sforzandosi di non far trasparire la sua
diffidenza.
Ho dormito nel tuo palmento e stamattina mi  bastato chiedere a un tuo compaesano. Sei
abbastanza conosciuto, in questa zona di Barcellona.
Ormai vivo qui da parecchio. Hugo fece un cenno con il mento verso le borse che luomo
aveva poggiato sul tavolo.
Questa  per te. Come compenso per i tuoi servizi, rispose Munts aprendone una e iniziando
a svuotarla. Oltre una ventina di croats dargento si sparpagliarono sul tavolo. Hugo stava per dire
qualcosa, ma Munts non gliene diede il tempo. Laltra borsa  per Santa Maria del Mar.
Come?
Per la chiesa. Per le sue spedizioni Bernat si  raccomandato alla Madonna del Mare. Dice che
lha fatto per rendere omaggio a suo padre.
E io cosa dovrei farci con tutti questi soldi? chiese Hugo, che immagin la risposta prima
ancora di aver concluso la domanda.
Tranquillo, te la caverai. Devi solo darli alla chiesa: puoi versarli nelle elemosine, perch li
usino per abbellire la statua della Madonna, o darli ai sacerdoti perch preghino per noi. Questa  la
volont di Bernat.
Hugo si chiese che senso avesse pagare dei sacerdoti catalani affinch pregassero per un corsaro
che non solo aveva ricevuto la lettera di corsa dal re di Castiglia ma che, pur essendo catalano,
continuava ad attaccare le navi del suo stesso regno. Certo, bisognava ammettere che Bernat aveva
tenuto fede alla parola data e non aveva ucciso nessuno. Quanto alla Madonna... lei sarebbe stata
daccordo? In fondo era catalana anche lei, no? In realt, pens Hugo, lei era semplicemente la
Madonna del Mare e il mare era castigliano, certo, ma anche genovese, pisano, veneziano... Insomma,
non doveva esserci niente di male a voler proteggere un corsaro castigliano. E per quanto riguardava i
sacerdoti... be, loro avrebbero pregato anche il diavolo in cambio di qualche moneta.
Me la caver, s, lo rassicur Hugo.
Poi parlarono di Bernat, dei corsari, di Cartagena, della galea del suo amico...
Tu continua a mandarci informazioni sulle navi e sulle merci, disse Munts, mentre si alzava
e si preparava a andarsene.
Lo far.
Bernat aveva ragione: sei uno che se la sa cavare.
Lanno 1396 port altri grandi sconvolgimenti nella vita di Hugo. Da quando Gabriel Munts si
era presentato nella sua tenuta con tutti quei soldi, i giorni si erano susseguiti luno pi piacevole
dellaltro. Barcha gridava e si lamentava ancora, ma adesso svolgeva le faccende di casa, e persino
qualche lavoretto che Hugo le ordinava di fare nella vigna. In un certo senso, la schiava riconosceva
che quel ragazzo era stato lunico padrone ad averle fatto cambiare idea senza dover ricorrere alla
violenza, ma semplicemente impedendole di dormire. Perch la mora voleva dormire, ne aveva un
disperato bisogno. Domingo, intanto, iniziava a farfugliare qualche parola di catalano. In fondo, non
era un cattivo lavoratore. Ci provava, ecco, ma gli mancava lamore per la vigna, per il vino, per quella
terra che era costretto a lavorare.
Magari, se fosse stato libero... Gi, e poi Barcha? Hugo sorrise, immaginando come avrebbe
reagito la donna se lui gli avesse concesso la libert. Le vigne ormai rendevano bene e Hugo aveva pi
soldi di quanti non gli servissero, pens contando mentalmente i croats dargento che aveva nascosto
nel podere. Poi si disse anche che, se tempo addietro aveva comprato quei due schiavi, lo aveva fatto
proprio con la scusa che poi li avrebbe liberati. Lui non voleva essere padrone di nessuno. Perci, senza
pensarci oltre, and da un notaio e se ne torn a casa con due lettere di affrancamento, una per Barcha e
laltra per Domingo. La donna scoppi a piangere. Stava per gettargli le braccia al collo, ma poi si
contenne. Hugo sorrise e le diede la mano ma lei, invece di stringergliela, gliela baci.
E ora che cosa far? Dove posso andare? gli chiese.
A me farebbe piacere se restassi qui, gli rispose lui. Avrai un tetto, cibo e anche un salario.
Parecchio pi difficile fu spiegarlo a Domingo. Il ragazzo cap la parola libert che Hugo e
Barcha continuavano a ripetergli, forse perch quella era la prima parola che imparava ogni schiavo,
eppure non sembrava afferrare il motivo per cui Hugo lo stesse affrancando.
Lasciate perdere, padrone, disse Barcha. Con il tempo si abituer allidea.
Non chiamarmi padrone. Non lo facevi quando eri una mia schiava e vuoi iniziare adesso?
Sono stata vostra schiava, perch mi avete comprato. Ma ora che sono libera, sono io a volere
che voi siate il mio padrone.
Il bulgaro inizi a capire poco alla volta, non appena si rese conto di come Barcha stava
ottenendo il controllo sulla vita di Hugo. Venire da te? gli chiese Maria il giorno in cui incontr
Hugo nel podere di Rocafort e lui le chiese perch non andasse pi a fargli visita. La tua mora mi ha
detto che, se dormo di nuovo con te, mi taglier i seni. E ti assicuro che  la minaccia meno grave che
mi abbia fatto. Ti lascio immaginare cosaltro pu avermi detto!
Non dovreste sprecare il vostro vigore con donne tanto vecchie, padrone, si limit ad
affermare Barcha, dopo la ramanzina che Hugo le aveva fatto al rientro alla tenuta.
Con grande stupore del giovane, la donna glielaveva detto senza alzare la voce, come se stesse
parlando a un ragazzino. Era inginocchiata davanti al focolare, tutta presa a tagliare delle verdure che
poi riversava in un grosso pentolone appeso sul fuoco, che ogni tanto girava con un mestolo. In quella
stessa posa, Hugo ricordava di aver visto sua madre, e molte altre donne che preparavano da mangiare.
La vita  mia! grid il ragazzo.
Oh, s, certo, disse Barcha azzardandosi a lanciargli uno sguardo con la coda dellocchio. E
quella vecchia arpia ve la sta succhiando via come una sanguisuga, senza darvi nientaltro in cambio se
non... che cosa? Un attimo di piacere? Io ne dubito. Quella donna vi sta rubando la vita, padrone. Voi
meritate di pi.
Hugo ebbe un attimo di esitazione. Non tintromettere mai pi! le grid alla fine.
Quella non era una cosa a cui Hugo voleva pensare. E poi chi era Barcha per immischiarsi nelle
sue relazioni? Cos, dopo quella minaccia, le diede le spalle e consider chiusa la questione.
Se quella donna si far vedere ancora in giro, giuro che la prender a bastonate.
Hugo si ferm, ma non ebbe il coraggio di voltarsi. Aveva capito che neppure Barcha si era
mossa e ora i due si stavano dando le spalle a vicenda, uno in piedi, e laltra in ginocchio.
E se non vado a spifferare tutto a quel cornuto di suo marito,  solo perch non voglio che vi
succeda nulla di male, aggiunse la donna. Hugo strinse i pugni. Il rumore del mestolo che sbatteva
contro il pentolone riecheggi nel tinello per qualche istante. Se non vi sta bene, potete sempre
cacciarmi, concluse Barcha.
Maria non si fece pi vedere. Al suo posto, Barcha prese a invitare persone con figlie in et da
matrimonio, alcune delle quali guardavano Hugo con occhi raggianti, anche se la maggior parte
nascondeva il volto per la timidezza, con un gesto che poteva essere tanto sincero quanto costruito.
Tutte quelle ragazze sapevano che Hugo gestiva due vigne e che produceva un vino cos buono da
essere conosciuto persino a Barcellona.
Loste che bandisce pubblicamente il vino del mio padrone guadagna un sacco di soldi,
rimarcava ogni volta Barcha con orgoglio.
Hugo mal sopportava tutte quelle visite, le chiacchiere interminabili, gli sguardi ammiccanti, i
regali, le promesse di dote...
Ma dove le andava a pescare, la mora?
Non portarmi pi altre donne, per lamor di Dio, Barcha. Per favore!
Dovete sposarvi, padrone. Dovete trovare una buona moglie che vi dia figli sani e si prenda
cura di voi.
Dovrai pur sceglierne una. Prima o poi, gli disse anche il vicario Pau Vilana, nella chiesa di
Santa Maria del Mar.
E voi come lavete saputo?
 sulla bocca di tutti. Tu sei un buon partito, Hugo. Inoltre quella tua mora che ti sta cercando
moglie non la pianta un attimo di gridarlo per tutta Barcellona.  vero che lhai affrancata? Perch
allora adesso non provi a convertirla alla giusta fede?
No...
Come no? disse il sacerdote, stupito dalla risposta del ragazzo.
Per un attimo Hugo prov a immaginarsi nella missione impossibile di convincere Barcha a
convertirsi al cristianesimo. E decise di cambiare subito argomento. Il motivo per cui sono qui, come
vi ho gi spiegato,  che devo incaricarvi di dire delle messe in memoria di Arnau Estanyol e della sua
famiglia: madonna Mar e suo figlio Bernat.
Per quanto riguarda la mora, la cui conversione vedo che  un argomento che preferisci
evitare, ti dir che non esiste regalo pi grande per Nostro Signore che ricondurre nel gregge una
pecorella smarrita.  tuo dovere, costi quel che costi. Dio si aspetta che tu lo faccia. Per quanto
riguarda le preghiere per le anime dei defunti, certo, posso farlo. Ma non lo far per Bernat, il corsaro
che ha attaccato la Sant Elm. Non posso. Come potrei pregare Dio per la salvezza della sua anima?
Hugo fece tintinnare le monete dentro la borsa.  un buon amico, padre, e una brava persona.
E poi non ha mai fatto male a nessun marinaio.
Messer Pau annu di fronte alla giustificazione che lo avvicinava a quei soldi. In fin dei conti,
era vero. In giro si diceva che Bernat rispettava i marinai catalani: un rispetto che per non aveva per
quelli saraceni, pisani o veneziani... i racconti dei suoi abbordaggi a quelle navi straniere erano quanto
di pi crudele si fosse mai sentito.
Queste dispute non interessano a Nostra Signora, continu Hugo. Pregate anche per Bernat
perch, con lintercessione della Madonna, possa fare ritorno a casa... e diventare un corsaro catalano.
Voi conoscete bene quali sono state le circostanze che lo hanno costretto a lasciare Barcellona.
Hugo pag profumatamente le messe per un anno intero, ma anche cos gli rimanevano ancora
molti di quei soldi che Bernat voleva destinare alla chiesa. Messer Pau riprese a parlare della
conversione della musulmana: Costi quel che costi, Hugo, disse per incoraggiarlo. Ma lui non ci
pensava nemmeno a farla convertire.
Soppes le monete che Bernat voleva elargire a Santa Maria. Come poteva impiegarle? Magari
in qualche opera di carit. Chi aveva preso il posto di messer Arnau nel Piatto dei Poveri Vergognosi?
Allimprovviso gli venne in mente come usarle e si fece cadere sul palmo della mano qualche altra
moneta. Padre, io sarei disposto a pagare una discreta somma pur di avere informazioni su mia
sorella.
Ti ho gi detto che... disse il sacerdote, cercando una scusa. Ma Hugo fece tintinnare le
monete e laltro allung il braccio per prendere i soldi. Vedr cosa posso fare.
Hugo richiuse la mano prima che Pau potesse afferrarle.
Se continui a cercarmi moglie a Barcellona, faccio pubblicare un bando con cui ti sar proibito
di negoziare il mio matrimonio. Ci siamo capiti? disse il ragazzo a Barcha una volta tornato alla
tenuta.
No, rispose la mora.
E allora tutti sapranno che non puoi negoziare a nome mio.
E se continuo a farlo?
Non puoi ingannare le persone e tradire la loro fiducia, cerc di spiegarle Hugo. Finir per
intervenire il governatore. Vuoi andare in prigione proprio ora che sei libera?
Barcha abbandon la sua crociata. Ogni tanto Hugo ripensava a qualcuna di quelle ragazze che
sarebbe potuta diventare sua sposa. Erano cos giovani e belle! Non lo capiva neppure lui, perch fosse
tanto contrario. Forse lo faceva solo per non darla vinta a Barcha, per non dover dipendere dai suoi
capricci. Ormai erano passati cinque anni da quando Dola si era immolata per la sua fede e, forse,
anche per lui, per quel loro amore impossibile. La verit era che di tempo ne era passato a sufficienza,
ed era ora che Hugo iniziasse a rifarsi una vita.
In tutti quegli anni, perlomeno quando il lavoro nelle due vigne glielo consentiva, Hugo aveva
avuto pi di unoccasione per andare a Sitges. E ogni volta che laveva fatto, era passato a trovare il
bottaio, per fargli capire che lo teneva docchio. Glielo dimostrava camminando avanti e indietro
davanti alla bottega. Dalla strada riusciva anche a vedere sua madre. Il sorriso che le illuminava il viso
sembrava nascondere la tristezza che trapelava dalla magrezza e dagli occhi scavati, con le occhiaie
scure. Antonina lo salutava con un cenno della mano oppure gli mandava un bacio, senza mai provare
neppure ad avvicinarsi al figlio, ma ringraziandolo tacitamente perch non cercava uno scontro ben
peggiore con il marito. Hugo ormai si era rassegnato a quella situazione. Tutto sommato, sua madre era
viva, poteva camminare, muoversi e persino sorridergli.
Stava aspettando che messer Pau gli portasse le informazioni che aveva richiesto su Arsenda,
quando una notte Regina si present alla sua tenuta. I cani latrarono al cielo coperto e buio. Hugo si
affacci alla porta da sopra le scale e intu la presenza della persona che gli animali avevano fiutato.
Quando grid loro di piantarla di abbaiare, lombra si avvicin ai piedi della scala e, nello stesso
istante, dietro di lui spunt Barcha con una lanterna in mano.
Regina? disse Hugo meravigliato.
Scesero entrambi al piano di sotto e Barcha fece luce sullebrea, che era rimasta ferma. Fu
allora che sentirono il pianto del neonato, smorzato dalla coperta nella quale Regina lo aveva avvolto e
che si teneva stretta al petto. Hugo e Barcha le si avvicinarono. Domingo non cera. Il bulgaro
sembrava aver capito molto bene il significato della libert e ormai erano pi le notti che passava
lontano dalla tenuta che non quelle in cui vi restava.
Che cosa ci fai qui?
Regina scopr leggermente il neonato.
Di chi  quel bambino? Come sei arrivata qui... e perch a questora?
Mentre Hugo continuava a subissarla di domande, Barcha allung le braccia per prendere il
piccolo e Regina glielo diede.
 una bambina, disse la ragazza, senza badare allinterrogatorio di Hugo. Quellesserino non
era stato neppure lavato dopo il parto. La mora la strinse al suo grosso petto e la creatura si calm.
Perch lhai portata qua?
Perch voglio che rimanga con te, come se fosse tua figlia. Voglio che sia tu a occupartene.
Hugo aveva ascoltato con attenzione le parole di Regina, eppure non era riuscito a capirle.
Come se fosse mia figlia? Che vuoi dire? Perch mai dovrei occuparmene io?
E l tutti i ragionamenti che Regina si era costruita nella sua mente crollarono di colpo. Cosa
poteva rispondergli? Avrebbe voluto raccontargli la verit, e cio che quella bambina era figlia della
sorella di Hugo, Arsenda, e che era gi passato parecchio tempo da quando le suore del convento di
Jonqueres lavevano chiamata in gran segreto per far abortire la ragazza. Sono suore, s, ma quando
devono far abortire chiamano la levatrice ebrea! Maledette cristiane!, aveva inveito Regina tra s.
Allinizio ci aveva provato sventolando diversi tipi di incenso tra le gambe di Arsenda, mentre
la priora e una suora anziana pregavano senza sosta, e la tenevano docchio. Per tutto il tempo la
novizia era rimasta assente, con lo sguardo distante, come se prima di Regina un altro medico lavesse
sedata; magari, erano state proprio le suore a farlo. Come primo trattamento la levatrice aveva usato un
incenso a base di artemisia, peucedano e olio dalloro e di muschio, ma mentre si dava da fare in mezzo
alle gambe di Arsenda, con lintenzione di risolvere quei problemi inconfessabili, la ragazza aveva
iniziato ad agitarsi tremendamente.
Satana! laveva sentita gridare lebrea. Arsenda sembrava davvero terrorizzata.
Il diavolo sar quello che verr a punire la tua insolenza, aveva detto bruscamente la priora
per zittirla.
Nei giorni successivi Regina aveva provato ancora usando altri incensi  zolfo, mirra, galbano...
 e Arsenda, sempre pi rassegnata, si era lasciata fare di tutto. Era chiaro che dietro al suo
comportamento remissivo non cera la mano di Satana, ma quella di qualcuno che le aveva aumentato
le dosi della sostanza con cui la manteneva incosciente. Nessuno dei rimedi di Regina, per, aveva
avuto successo. La novizia, come laveva sentita chiamare dalle suore in pi di unoccasione, non
aveva abortito. Allora la levatrice aveva introdotto nellutero della donna alcuni strumenti a forma di
ghianda e di dito, avvolti nella lana, poi le aveva dato da mangiare e da bere dei rimedi naturali che
avrebbero dovuto farla abortire, come leuforbia, ma non avevano funzionato. Arsenda era davvero la
sorella di cui Hugo parlava tanto?, si era chiesta Regina. Eppure lui diceva che si trovava in un
convento di Barcellona.
Hugo! aveva gridato Regina uno di quei giorni passati con Arsenda, mentre stava sfregando
una radice di opoponaco sulla vagina e nellutero.
La ragazza, appena aveva sentito pronunciare il nome del fratello, aveva reagito: si era tirata su
nel giaciglio in cui era stesa con le gambe aperte e laveva fissata.
Hugo? aveva chiesto con un filo di voce.
Regina aveva fatto finta di non capire, ma non le era servito fare altre domande. Era proprio lei:
Arsenda! La levatrice aveva provato ancora con la radice di opoponaco, ma neppure quella aveva
sortito leffetto sperato: sembrava proprio che quellesserino si fosse aggrappato al ventre di sua madre
che, per di pi, non poteva collaborare.
Ai piedi della scala del podere, Regina guard Hugo alla luce della lanterna. Doveva dirgli che
il corpo di sua sorella era pieno di piaghe e di lividi? Le suore avevano cercato di nasconderli,
dimpedire che Arsenda si spogliasse di fronte alla levatrice: unidea assurda, visto che non poteva di
certo nascondere le gambe, se doveva aprirle il pi possibile affinch il fumo degli incensi le
raggiungesse lutero.
Nostro Signore richiede disciplina, si era limitata ad argomentare la priora, la prima volta che
Regina aveva visto le ferite e aveva fulminato le suore con lo sguardo.
Ma quelle ferite non sembrano aver niente a che fare con la disciplina, aveva pensato Regina,
che comunque aveva evitato di risponderle. Conosceva bene i segni lasciati sul corpo delle donne dalle
perversioni di certi uomini. Satana!, aveva gridato quella disgraziata!
Quando era arrivato il momento del parto, Arsenda era stata fatta sedere su una sedia con una
grossa fessura sul davanti, da dove sarebbe dovuto spuntare il bambino. Regina si era inginocchiata e le
aveva guardato tra le gambe, in modo da valutare lo stato di dilatazione. Si preannunciava un parto
lungo e triste. La madre era ancora assente, come lo era stata tutte le volte in cui Regina aveva cercato
di farla abortire.
La levatrice avrebbe voluto parlarle, sapere come stava, ma suor Geralda e la priora non le
permettevano di scambiare con lei pi parole del necessario. Una cosa era certa: quella madre non
sarebbe stata di grande aiuto alla sua bambina che, a ogni modo, sarebbe comunque dovuta morire,
come la priora aveva ordinato a Regina subito dopo.
Mi avete preso per una strega? Io non uccido i bambini, le aveva risposto la levatrice facendo
per andarsene.
Ti offro il doppio di quanto pattuito, le aveva detto la priora. Il triplo, aveva rilanciato,
fraintendendo il silenzio di Regina, che per non stava pensando ai soldi ma al fatto che se lei si fosse
rifiutata... magari loro non si sarebbero curati della madre, e allora sarebbero morte sia lei sia la
bambina. O solo la piccola, se volevano davvero cos tanto che morisse.
E nessuno sarebbe mai venuto a sapere cosera successo tra le mura di quel convento.
Regina aveva fatto un respiro profondo e aveva annuito.
E cos sia, dunque, aveva concluso la priora, senza nascondere una smorfia di ribrezzo.
Sono le streghe a uccidere i neonati. Seduta sul pavimento, tra le gambe aperte di Arsenda,
Regina aveva ripensato agli insegnamenti di Astruga. Sono le streghe a ucciderli e offrirli al diavolo.
Una volta che sono venuti alla luce, state attente a non ucciderli mai. Altrimenti varcherete la linea di
confine che divide le levatrici dalle streghe, diceva la vecchia levatrice mentre istruiva Dola e Regina.
Nelle ore in cui si era protratto il parto, il canto sommesso e incessante delle litanie delle suore
si era sostituito ai lamenti sordi della partoriente frastornata, e Regina aveva avuto tempo in
abbondanza per ripensare a tutte le volte in cui Hugo le aveva parlato di sua sorella. Hugo voleva bene
ad Arsenda ed era convinto che lei avesse preso i voti grazie alla dote fornitale dalla suora per cui
lavorava... Regina aveva sorriso. Hugo non riusciva mai a ricordarsi il nome di quella suora, ma lei non
lo avrebbe dimenticato: Geralda. Regina laveva guardata. La donna era inginocchiata di fronte al
crocefisso appeso alla parete. Con la testa china e la mani giunte, nascondeva let in un corpo ben
nutrito, comera consono alle suore del suo rango, e pregava senza sosta. Quelle cristiane ipocrite... da
un lato, pregavano e, dallaltro, desideravano la morte di quella creatura... oltretutto, dopo aver tollerato
e messo a tacere lo stupro di una giovane serva; cosa di cui Regina non aveva mai dubitato.
Durante la gravidanza cerano state varie occasioni in cui Regina si era chiesta se confessare a
Hugo la verit sulla sorella, ma sapeva bene che, se lavesse fatto, nessuna forza sarebbe stata in grado
di trattenere un vinaio dallassalire un intero convento di suore imparentate con nobili e principi. Se
avesse saputo della sventura di Arsenda, Hugo sarebbe impazzito dal dolore, e le famiglie delle suore lo
avrebbero rovinato... Regina non voleva che succedesse. Ogni giorno in pi che passava, la levatrice
sentiva di avere bisogno di lui. Aspettava con ansia le sue visite ed era arrivata persino a ordinargli
dellaqua vitae senza averne bisogno, soltanto perch lui andasse a portargliela! Per le strade, ormai,
lodio e il disprezzo atavici dei cristiani verso gli ebrei erano palpabili. Dovrebbe essere tutto il
contrario!, si diceva lei, costretta a subire insulti, spintoni e sputi. Sono io che odio voi, rivoltanti figli
di puttana! Stupratori! Assassini! Fino al giorno dellassalto, il re aveva protetto gli ebrei, perch erano
considerati propriet del sovrano, dato che lo servivano di persona e gli versavano ingenti dazi. E il
favore di cui avevano goduto presso il re aveva sempre tenuto a freno i cristiani. Ma ormai, da quando
non li sosteneva pi neppure il papa scismatico, Regina non poteva pi parlare con i suoi amici
conversi. E anche la casa in cui viveva, sopportando i figli di un marito invecchiato dal rancore che
nutriva verso tutti e con cui lei ormai aveva poco a che fare, si era trasformata in una prigione da cui le
sembrava di evadere soltanto durante le visite di Hugo.
Regina aveva avuto un attimo di esitazione. Quel neonato non era altro che lennesimo cristiano
concepito in un convento, probabilmente a seguito di una serie di macchinazioni diaboliche per
convincere la madre a concedersi. Lasciarlo morire, o ucciderlo, avrebbe potuto essere una specie di
vendetta contro le persone che le avevano rovinato la vita. Eppure, al tempo stesso, Regina sentiva che
quella creatura che stava per nascere era una parte di Hugo: era sangue del suo sangue. Se la madre
avesse abortito, sarebbe stato diverso, ma cos... No, si era detta Regina, lei non poteva uccidere quella
bambina, ma non poteva neppure permettere che lo facessero le suore. Quella creatura apparteneva a
Hugo. Nessuno avrebbe potuto prevedere le svolte improvvise che la vita aveva in serbo per lei. E poi...
anche se Regina non voleva ammetterlo, alla fine lo aveva fatto: in quel modo, cio conoscendo il
segreto di Arsenda, era come se sentisse di poter controllare la vita di Hugo, che poi per la lasciava
sola con figli che non erano suoi e con un marito che aveva sposato quando era ancora troppo scossa
dalla morte del padre, dal massacro del ghetto e dallo stupro. No, non avrebbe mai svelato chi era
quella bambina, n la situazione in cui si trovava quella sorella che Hugo credeva felice, in qualche
convento, come serva di Dio.
Questa piccolina merita di essere accudita come una figlia, da una brava persona... disse
Regina ai piedi della scala della masseria di Hugo. Era come se le sue parole fluttuassero nella notte.
Guard prima Hugo e poi Barcha, che teneva in braccio la bambina, ed ebbe la sensazione che la mora
la stesse incoraggiando a andare avanti, come se fosse dalla sua parte. E tu sei la persona migliore che
conosco.
S, esclam la mora.
No, disse Hugo, che poi tacque, facendole un cenno con la mano come a dirle di piantarla con
quei discorsi. Tu non ti devi immischiare! sgrid Barcha. Regina, come puoi chiedermi di tenere
con me questa bambina? Sei forse impazzita?
Se la porto in un ospedale, morir... ribatt Regina. E tu lo sai.  cos piccola e fragile... non
ce la far.
Ma... Hugo sinterruppe e, in silenzio, con le mani aperte verso lalto, cerc di ragionare. In
ospedale...
Morir, disse di nuovo Regina.
Morir, era stato quello che lei aveva garantito alle due suore, quando Arsenda aveva partorito
la bambina. Ancora seduta tra le gambe della donna, Regina non aveva sollevato la neonata verso la
madre: aveva tagliato il cordone ombelicale e aveva fatto piangere la creatura, cosa che aveva messo in
grande agitazione tutte le suore, ma di cui lei non si era curata affatto, e poi se lera poggiata in grembo
per le pratiche necessarie dopo il parto. Arsenda non si era tirata su per vedere la bambina, e cos
Regina laveva avvolta nella propria camicia e si era alzata.
E ora pagatemi, aveva detto alla priora.
La donna non aveva avuto il coraggio di menzionare il patto che avevano siglato, e aveva avuto
un attimo di esitazione: aveva balbettato qualcosa, gesticolando e indicando nervosamente la neonata,
che intanto si era addormentata in braccio alla levatrice.
Pagatemi, le aveva detto di nuovo Regina. Laltra aveva cambiato atteggiamento e aveva
drizzato la schiena, fingendosi offesa. Insomma, non vorrete mica che lo faccia qui, accanto alla
madre, davanti al vostro Dio? aveva detto lebrea, prendendosi gioco della priora.
E allora dove? aveva chiesto la religiosa, dopo essersi voltata ed essersi fatta il segno della
croce davanti al crocefisso.
Non  una cosa di cui dovete preoccuparvi. Io far quello che vi ho promesso, ma n voi n
nessun altro mi vedr farlo. Nessuna suora mi tratter come una strega.
Non  quello che avevamo stabilito, aveva gridato la priora, senza curarsi della presenza di
Arsenda.
Non ricordo di aver mai accettato di uccidere una neonata allinterno di un convento. Per caso
preferite tenerla voi? Regina aveva avvicinato la bambina alla monaca, che aveva reagito facendo un
passo indietro. Allora non preoccupatevi. Che cosa pensate che potrei farmene? Riti sacrileghi o
eretici? Avete paura che le mangi il cuore? Gli unici sacrilegi sono quelli che sono gi stati commessi
tra le mura di questo convento. La suora stava per risponderle infuriata, ma Regina glielo aveva
impedito. Che cosa sono i segni che ha addosso la ragazza? Glieli ha fatti il diavolo? Ah, ecco,
immaginavo, non poteva che essere stato il diavolo, in effetti. Quando si hanno rapporti carnali con il
diavolo... Magari  per questo che desiderate tanto che questa neonata muoia. Perch  una figlia del
diavolo, vero?
Taci! aveva gridato la priora.
Di che cosa avete paura? aveva invece continuato Regina. Per caso temete che una volta
uscita da questo convento vi denunci? Unebrea che denuncia il convento di Jonqueres... Era
scoppiata in una risata sarcastica. Chi mi crederebbe? Il prevosto che ha preso con la forza questa
ragazza di certo non permetterebbe mai che...
Taci, eretica!
Non  stato il demonio a possedere questa sventurata e voi lo sapete bene. Regina teneva lo
sguardo piantato in quello della priora, che ormai tremava di rabbia. Dietro di lei, cerano Geralda, che
non aveva smesso un attimo di recitare le sue orazioni, e Arsenda... esausta, stordita, sempre pi
assente. E ora pagatemi, aveva ripetuto per lennesima volta la levatrice.
Regina tast la borsa con i soldi che quella stessa notte le aveva consegnato la priora e poi si
rivolse di nuovo a Hugo che, ancora incredulo, borbottava qualcosa agitando le mani aperte.
Come fai a chiedermi di tenere una bambina che non  mia? le disse lui per giustificarsi.
S che  tua! rispose lei.
La mora drizz la schiena e Hugo smise di agitare le mani. Che cosa...? balbett. Come,
mia? Cosa vuoi dire? Io non sono al corrente di nessuna donna con cui...
Questa bambina era morta e ora vive solo ed esclusivamente perch io ho pensato che tu
potessi occupartene. Capisci ora? Quindi  tua, eccome!
Non dire sciocchezze.
 vostra, padrone, intervenne la mora.
Tu stai zitta, Barcha. E tu, Regina, non puoi...
Morir, lo interruppe lei.
Ma tu non puoi farmene una colpa, disse Hugo.
No,  vero, fece laltra. Ho commesso un errore. Ma io credevo che tu... be... io ti ho
sempre considerato una brava persona. Per questo speravo che tu...
Quindi smetterei di essere una brava persona, se mi rifiutassi di tenerla? chiese Hugo
sbuffando. Portala via, le disse.
No, rispose la levatrice, rifiutando di obbedirgli. Se non la vuoi, allora lasciala morire,
aggiunse, quindi gli diede le spalle e prese di nuovo la strada verso Barcellona.
Non vorrai mica... disse Hugo andandole dietro per qualche passo. Lafferr per un braccio,
ma lei se lo scroll di dosso con un brusco strattone.
Non puoi farmi questo! grid lui.
Oh, s che posso!  la figlia di tua sorella, fu tentata di dirgli. Invece, gli rispose solo: Devi
tenerla, Hugo.
Domani la lascer in un ospedale, la minacci Hugo.
Faresti la cosa sbagliata.
Non appena si far giorno, la lascer in uno dei tanti ospedali di Barcellona che accolgono gli
orfani, si disse Hugo.
E cosa direte? gli rinfacci Barcha, che non aveva neppure aspettato la fine di quella
discussione per portare di sopra la bambina e iniziare a cullarla. Che cosa direte, eh? Che lavete
trovata per strada? Pensate che vi crederanno? Laccetteranno, questo s, ma lei morir. E, nel
frattempo, voi che siete il padre dovrete pagare per il suo mantenimento. Con tutti i soldi che avete, di
certo non potreste esimervi da quellobbligo. Ah, naturalmente potreste anche abbandonarla sulla porta
dellospedale, come fanno tante madri...
Hugo le lanci uno sguardo di sfida.
La lasceremo in un ospedale, tagli corto.
Allalba, per, Hugo non trov pi n Barcha n la bambina. E il bulgaro non era ancora
rientrato. Gli era servito a poco comprarsi quegli schiavi e regalare loro la libert, si lament Hugo. Il
tinello era freddo, le braci del focolare spente. Apr la porta, si affacci sulle scale e chiam la mora a
gran voce. Poi la richiuse. Ma non appena sent dei rumori la riapr, scese i gradini ed entr nella stalla,
ancora senza animali. Barcha era l e camminava avanti e indietro premendosi la bambina al petto, cosa
che di sicuro doveva aver fatto per tutta la notte.
Non potete portarla in ospedale, padrone, lo supplic. Me ne occuper io.
Cosa vuol dire che te ne occuperai tu?
Me ne prender cura, le dar da mangiare e...
Perch mai dovresti farlo?
Perch ho avuto tre figli da tre padroni diversi, rispose lei, con una voce che faceva trasparire
tutta la sua sincerit. Ma appena sono stati abbastanza grandi, li hanno venduti. Se io fossi stata
cristiana, forse qualcuno dei loro padri lo avrebbe riconosciuto come figlio legittimo, ma siccome sono
musulmana, nessuno lha fatto. Non so niente di loro, non ho mai potuto gioire della loro infanzia. Noi
musulmane non possiamo allattare i bambini cristiani, lo sapevate? Non mi lasciavano neppure
avvicinarmi ai miei figli, avevano paura... paura che potessi contagiarli con la mia religione. Poi si
zitt, e Hugo aspett che riprendesse a parlare. Voi mi fareste avvicinare a lei, vero?
Certo.
Allora fatemela tenere. Se non la volete, me ne andr via con lei. Trover un lavoro...
Vorresti andartene via con una bambina bianca? Ti arresterebbero subito.
Per favore, padrone...
Quando sent Hugo raccontargli che qualcuno aveva abbandonato una bambina alle porte della
sua tenuta, il vicario Pau Vilana fece una smorfia e scosse la testa.
Sai chi  la madre?
Hugo disse di no.
Non hai neppure la minima idea? insistette il sacerdote.
Hugo disse ancora di no.
Sforzati! Messer Pau apr le braccia sconfortato e Hugo disse di no per la terza volta. Vedo
che non mi dirai un bel niente. Benissimo, affari tuoi.  battezzata? Non aveva addosso nessun
bigliettino? I bambini che vengono abbandonati negli ospedali di solito...
Non aveva addosso nessun bigliettino, intervenne Barcha. Padre... eccellenza... eminenza...
aggiunse, facendosi sempre pi piccola di fronte a quel sacerdote che la guardava con tanta freddezza.
No, non aveva niente, disse Hugo, mentre faceva cenno a Barcha di stare zitta.
La battezzarono quella mattina stessa. Merc, disse Hugo dopo un momento di esitazione. Si
sarebbe chiamata Merc. Dal battistero, che si trovava accanto allentrata principale, tra le cappelle di
Santa Lucia e di San Lorenzo, Hugo lanci unocchiata allaltare maggiore e alla statua della Madonna
del Mare. Sto facendo un errore a prendere questa creatura? bisbigli, un attimo prima che il vicario
immergesse la bambina nel fonte battesimale: lantico sarcofago di marmo bianco di santa Eulalia,
martire e patrona di Barcellona. Merc Paula, dichiar il sacerdote, scegliendo il secondo nome in
proprio onore, prima di leggerne altri cinque o sei, o forse di pi  erano cos tanti che a un certo punto
Hugo perse il conto  che corrispondevano ai nomi di tutti i beneficiari di Santa Maria che avrebbero
fatto da padrini alla bambina, una volta superato un primo rifiuto, dovuto alle strane circostanze
dellapparizione di quella neonata. Ho promesso loro una bella ricompensa, disse a bassa voce il
vicario. La promessa di quei soldi aveva vinto qualunque reticenza, e tutti avevano acconsentito al sacramento.
Poco prima di uscire dalla chiesa di Santa Maria, Hugo si volt di nuovo verso la statua della
Madonna, con la piccola tra le braccia: lei battezzata e lui indebitato con i sacerdoti. Che cosa ne dici,
Madonna? Per lennesima volta cerc dintravedere quel sorriso di cui tanto gli aveva parlato messer
Arnau, ma neanche stavolta ci riusc. Merc aveva smesso di piangere, ma continuava a lamentarsi.
Doveva essere esausta. Fuori dalla chiesa, Hugo era gi cos nervoso che non appena raggiunse Barcha
le diede in braccio la piccola, esortandola a fare qualcosa.
Non preoccupatevi, padrone. Seguitemi, cerc di tranquillizzarlo lei, prendendo in braccio la
bambina. Barcha fece il giro della chiesa in direzione di via Montcada, su cui davano i palazzi dei
nobili e dei ricchi mercanti di Barcellona. Andiamo a cercare qualcuno che possa allattare questa bambina, disse a Hugo.
E dove?
Nella via dove stanno le balie.
Risalirono via Montcada fino a via de los Corders e l girarono a sinistra, verso piazza de la
Llana. Prima di arrivarvi, per, svoltarono in uno stradone in cui si trovava quella che era conosciuta
come la Locanda delle Balie, dove risiedevano tutte le nutrici giunte da fuori citt.
Giovane e sana. E, se possibile, che venga dalle montagne. E poi pulita, ovvio, e di buona
corporatura, bisbigli Barcha a Hugo, mentre entravano nella locanda.
E il latte? chiese lui.
A quello ci penso io.
In che senso?
Appena li videro entrare, una schiera di donne, alcune con bambini piccoli in braccio, si
alzarono in piedi. Barcha non ebbe nessuna esitazione e, tra tutte le balie, and dritta verso una ragazza
bruna, giovane e robusta, con cui si mise a parlare per un momento. Hugo le osservava dalla porta,
come se avesse paura di entrare in un posto dove si ammassavano cos tante donne.
Si chiama Apollonia, disse Barcha presentando la ragazza a Hugo, mentre le altre bambinaie
tornavano a sedersi. Sar lei la balia di Merc. La paga sar la stessa che ricevono tutte le nutrici,
aggiunse consegnando la piccola ad Apollonia.
Davanti a loro, la ragazza si scopr un seno e lo trastull un po davanti alle labbra della piccola,
incitandola ad attaccarsi.
Tornarono in via de los Corders, la percorsero tutta e attraversarono piazza de la Llana, poi
proseguirono per via Bria, fino a piazza del Blat, da dove presero verso piazza Sant Jaume e la Casa
de la Ciutat.
Come fai a essere sicura che sar una brava nutrice? chiese Hugo alla mora che gli stava
camminando accanto, mentre Apollonia era rimasta pi indietro.
Sono anni che le vedo. Per tutta la vita ho vissuto assieme a donne come loro. Apollonia ha
appena perso sua figlia.  giovane, sana e ha latte a sufficienza per sfamare due creature.
E lesperienza?
 gi stata madre altre volte.
Vuoi dire che ha abbandonato i suoi figli?
Avevano bisogno di soldi...
Hugo si volt. Gli parve che la bambina stesse poppando. Scosse la testa. Non era passata
neanche mezza giornata che si era gi impegnato a pagare dei sacerdoti e ora anche una balia.
In pi, oltre a quei nuovi accordi, non appena entr nella Casa de la Ciutat dovette sopportare
anche gli sguardi accusatori delle persone, mentre aspettava che i funzionari verificassero che non ci
fossero denunce a seguito della scomparsa di una neonata.  stata battezzata? A Santa Maria del
Mar? Come si chiama, la bambina? E tu? E la madre? Ah, davvero? E tu cosa fai? Qual  il
tuo mestiere? Dove vivi? Alla fine non gli fecero problemi neanche l. In fin dei conti, erano tutti dello
stesso avviso: neanche un pazzo si sarebbe fatto carico di una creatura cos piccola, se non fosse stata sua.
Rientrato al podere, Hugo riserv una delle due stanze al piano superiore alle donne e alla
bambina. E fu solo allora che si rese conto che il fagotto di Domingo, in cui il bulgaro teneva il
cappotto che lui gli aveva comprato e la sua lettera di affrancamento, non cera pi. Erano gi due
giorni che nessuno lo vedeva in giro.
Non puoi concedere la libert a chi non se la guadagna n se la merita, gli fece la predica
Barcha, appena lo vide immobile accanto al giaciglio del bulgaro.
Hugo non si mosse. Non poteva credere che la sua pi grande paura fosse diventata realt.
Padrone. Qualcosa non va?
Hugo non le rispose. Sent un crampo allo stomaco, e poi cerc dinumidirsi le labbra ma,
allimprovviso, gli si era seccata anche la bocca.
Padrone?
Hugo and verso langolo del muro in cui, sotto una pietra smossa, aveva nascosto tutti i suoi
soldi: i risparmi messi da parte, i soldi avuti da Bernat, oltre a quelli da destinare a Santa Maria e di cui
Hugo non aveva voluto parlare neanche a Raimundo, per non dovergli dare spiegazioni sulla loro
provenienza. La pietra era al suo solito posto e Hugo tir un sospiro di sollievo. Magari le sue paure
erano infondate... Ma quando con le mani tremanti la scost, scopr che il foro ricavato nello spesso
muro del vecchio podere era vuoto: le borse con i suoi soldi erano sparite.
Maledetto figlio di cagna! grid.
Hugo and subito a denunciare il bulgaro allufficiale del governatore.
Avevi cos tanti soldi? gli chiese laltro.
Vendo un ottimo vino, si limit a rispondere laltro.
A questora sar gi parecchio lontano. Di certo non sar rimasto in zona per farsi arrestare.
Hugo annu rassegnato e usc dal castello del governatore, ripetendosi senza sosta le parole con
cui lufficiale aveva chiuso la sua denuncia: Perch gli hai concesso la libert? Da schiavo non
avrebbe mai avuto il coraggio di derubarti o di scappare.
Da piazza del Blat, dove risiedeva il governatore, Hugo prese via de la Bria e la percorse fino a
via de Flassaders. Un ramo di pino che penzolava dallaggetto della porta indicava la presenza di una
taverna dove si vendeva vino al dettaglio. Neppure labbraccio e laccoglienza calorosa con cui lo
ricevette Andrs Benet riuscirono a far dimenticare a Hugo quel bastardo del bulgaro.
Perch ho bisogno di soldi, rispose Hugo al locandiere, dopo che questo gli ebbe chiesto
perch volesse vendere una parte del vino prodotto con luva della terra confinante con la tenuta dei Vilatorta.
Non credo di avere abbastanza denaro per comprartelo, disse Benet dispiaciuto.
Hugo diede unocchiata alla taverna, che era semplicemente il piano terra di una casa fatta pi
di legno che di pietra. Le botti con il suo vino erano l, anche se il locandiere aveva il permesso di
vendere soltanto due vini alla volta, uno rosso  quello di Hugo  e un altro bianco: al prezzo che era
stato bandito per le strade di Barcellona e prendendolo soltanto da quelle botti su cui era stato apposto
il sigillo delle autorit. A mano a mano che le botti finivano, il locandiere poteva farne timbrare altre
senza tornare a bandirlo per le strade, se il vino era il medesimo e veniva venduto allo stesso prezzo.
La locanda ti sta andando bene, rispose Hugo indicando le botti e la gente che beveva, oltre a
quella che aspettava di riempire i propri bacili e gli otri.
E anche a te va bene la vigna. Direi che non  un problema mio, se ora tu...
No. In effetti, non  un problema tuo, lo interruppe Hugo stizzito. Non aveva nessuna
intenzione di dirgli la verit. Non voleva che la gente sapesse che il bulgaro a cui aveva regalato la
libert aveva appena ricompensato la sua generosit scappando con tutti i suoi soldi. Non voleva certo che ridessero di lui.
Andrs Benet conosceva meglio di chiunque altro lottima qualit del vino che Hugo produceva
con le uve della terra che confinava con il terreno dei Vilatorta, perch era da parecchio tempo che lo
vendeva. Erano entrambi daccordo nel dire che quello era un vino perfetto per i prevosti, i signori e i
borghesi, un vino che la gente comune non poteva permettersi di comprare. Ma se Hugo non aveva
contatti con nessuno di loro, Andrs invece ne aveva eccome... Mahir aveva sempre sostenuto che quel
locandiere avesse fatto una mossa molto intelligente iniziando a vendere vino ai ricchi.
Volevo dire che non so se posso pagartelo per quello che vale, si spieg meglio Benet, cercando di contrattare sul prezzo.
Dopo la faccenda del bulgaro, per quel giorno Hugo ne aveva avuto abbastanza. E allora penso
che andr a chiedere a qualche altro locandiere, o a qualche sensale, magari, disse.
Benet ci pens su: con quel vino eccellente ci avrebbe guadagnato anche se lavesse pagato pi di quanto Hugo gli chiedeva adesso. Inoltre, aveva bisogno che quel giovane continuasse a portargli anche laltro vino, quello normale, per cos dire, perch anche quello piaceva molto, al punto che certe donne venivano a comprarlo persino da altri quartieri di Barcellona. No, Andrs Benet non poteva rischiare di perdere quel fornitore.
Daccordo.
Si strinsero la mano e siglarono il patto. Prima di lasciargliela, Hugo deglut. Non era sua
abitudine, ma stavolta doveva proprio chiederglielo.
Avrei bisogno di un anticipo, disse.
Di sotto c un orbo che chiede di voi.
Dopo un attimo di smarrimento, Hugo cerc di mantenere la calma e rest seduto al tavolo,
dove stava finendo di mangiare un piatto di carne di montone con verdure e legumi.
Chi ? E che cosa vuole? chiese a Barcha tra una cucchiaiata e laltra.
Chi , mi sa che lo sapete gi, disse lei.
Hugo trattenne un sospiro. Maledetta mora!
E quello che vuole...  vedervi, a quanto dice. Anche se io credo sia venuto pi che altro per
intravedervi, scherz Barcha tappandosi un occhio.
Hugo continu a mangiare come se quella visita non fosse nulla dimportante. Ma quella posa
dur soltanto una cucchiaiata.  vestito bene? le chiese.
Come il servitore di un gran signore.
Come lo sai che  un servo?
Padrone,  tutta la vita che faccio la serva. So distinguere un servitore.
Hugo stava per portarsi unaltra cucchiaiata alla bocca, ma si ferm a mezzaria. Se Mateo
avesse scoperto che era stato lui ad accecarlo, sarebbe venuto accompagnato da qualcuno... anzi,
probabilmente a quellora lo avrebbe gi ucciso. Digli di salire, ordin alla mora.
Hugo fiss la scodella. Poi si guard le mani, sudicie e piene di calli. Barcha non gli permetteva di toccare la bambina quando rientrava dalla vigna, anche se a lui non sarebbe mai venuto in mente di farlo. Eppure, ogni volta che la sentiva ridere, non poteva fare a meno di lanciare unocchiata alla piccola Merc. Chi era quella bambina? Con il passare dei giorni, a mano a mano che si abituava alla sua presenza, sapere da dove veniva gli importava sempre meno. Adesso era sua. Merc Llor, questo dicevano i suoi documenti.
Il signor Mateo, annunci Barcha.
Hugo si appoggi al tavolo e cerc di tirarsi su, ma non ci riusc: le gambe non rispondevano.
Allora fece finta di niente, sollev lo sguardo e fiss il guercio. Per un attimo lasci che i ricordi del loro inseguimento lungo il Raval gli tornassero in mente alla rinfusa. Poi gli indic la sedia davanti a s.
Benvenuto, lo salut.
Laltro borbott qualcosa che doveva essere una risposta.
Quando sent il suono della propria voce, Hugo si tranquillizz. Aveva avuto paura che gli
tremasse, come le gambe. Siediti. Vuoi mangiare qualcosa? Barcha! disse, senza dare al guercio
neanche il tempo di rispondere. Servi da mangiare e da bere al nostro ospite. Che cosa ti porta a casa mia?
Il mio signore  Roger Puig, nipote del conte di Navarcles, capitano generale degli eserciti di
Catalogna, dichiar Mateo, gonfio dorgoglio. Hugo dovette lottare perch il suo volto restasse
impassibile. Il mio signore  appena tornato dalla Sicilia...
Hugo si affrett a bere subito dellaltro vino. Non sapeva che fosse tornato. Da quando il
bulgaro gli aveva rubato tutti i soldi, si era dovuto concentrare sulla coltivazione delle sue vigne, visto
che ormai non aveva altri aiuti se non Barcha che, comunque, di fronte alla richiesta di Hugo prima gli
aveva risposto bestemmiando e poi, quando Hugo laveva minacciata di cacciarla via di casa, aveva
cambiato atteggiamento. Se cera una cosa a cui Merc era servita, era stata ammansire il carattere della
mora... Lavoro, lavoro, lavoro e lavoro. Ecco come passava il tempo Hugo, ormai. Soltanto la
domenica si concedeva di andare prima a messa a Santa Maria del Mar, e poi in giro a chiacchierare,
con la speranza di ottenere qualche informazione da inoltrare a Bernat. Sapeva bene che i soldi ottenuti
dalla vendita del vino di Vilatorta gli sarebbero serviti per procurarsi la manodopera necessaria alla
vendemmia, come aveva gi fatto il mese prima. Era stato costretto a tornare di nuovo da Romeu e
aveva affittato altri schiavi a un prezzo esorbitante, anche se Romeu glieli aveva spacciati come un
grande affare. Ormai era praticamente impossibile trovare dei lavoratori salariati liberi. La guerra
scoppiata a maggio, dopo la morte di re Giovanni caduto da cavallo mentre inseguiva una volpe, aveva
costretto la maggior parte ad arruolarsi nellesercito. Inoltre, ad agosto, le milizie di Barcellona
avevano occupato i territori di Martorell e Castellv de Rosanes, doverano rimaste ad attendere che il conte di Foix attaccasse e riconquistasse il regno in nome della promessa fatta alla moglie Giovanna, figlia del re deceduto.
A ogni modo, Hugo era riuscito a vendemmiare. Il raccolto era andato bene e ne era venuto fuori un ottimo vino.
Il nuovo re Martino sta tenendo sotto controllo la guerra in Sicilia, riprese il guercio. E ha
convocato il mio signore affinch contribuisca alla difesa del suo regno.
Hugo lo squadr e un brivido gli corse lungo la schiena. Il servitore di Puig si vers del vino,
ma non tocc la scodella con il cibo. E quindi?, sembr chiedergli alla fine Hugo con un cenno del capo.
Be, ecco... disse Mateo riprendendo la conversazione. Qualche giorno fa i servi del mio
signore hanno comprato delle botti di vino rosso da Andrs Benet. Hugo rimase pietrificato. E il mio
signore, la sua sposa e tutti gli invitati lo hanno trovato eccezionale.
Hugo tir un sospiro di sollievo. Sono lieto di saperlo, disse, portandosi alla bocca un bel boccone di carne.
Talmente eccezionale che il mio signore ne ha spedito una botte a suo zio, il conte di Navarcles.
E io voglio sperare che sia piaciuto anche a lui, si affrett a dire Hugo, con la bocca piena.
Il punto  che Roger Puig ne vuole ancora, di quel vino di...
Vilatorta, gli venne in soccorso Hugo.
Vilatorta, esatto. Tutto quello che hai a disposizione, anzi. Lo vuole tutto quanto.
Non ne ho pi. Abbiamo vendemmiato appena un mese fa. Ho paura che il tuo signore dovr
aspettare un bel po prima di riaverlo. Lorbo fece una smorfia. Davvero, lho gi venduto tutto,
disse ancora Hugo. La qualit di quel vino dipende, in gran parte, dal suo invecchiamento nelle botti.
E adesso, perch abbia le qualit che sono tanto piaciute al tuo signore, dovr rimanere l dentro per
due o tre anni.  madre natura che...
Ho capito, ho capito, lo interruppe il guercio in malo modo. Ma, a parte questo, vorrebbe anche che tu andassi a lavorare per lui.
A Hugo il vino and di traverso e inizi a tossire. Barcha raggiunse di corsa il tavolo e gli diede una manata sulla schiena.
Il servo, invece, non gli bad minimamente e prosegu. Andrs Benet gli ha parlato molto bene
di te. Dice che con i vini tu hai un qualcosa... un tocco speciale, ecco. Dopo quella frase, il guercio
afferr la coppa con il vino e bevve un lungo sorso ma, prima di mandarlo gi, lo assapor con calma,
con unespressione sorpresa, come se dubitasse delle capacit che tutti attribuivano a Hugo.
Non ti piace? gli domand Hugo, che si era ripreso dallattacco di tosse, e cercava di sviare la
conversazione in modo da prendere tempo e riflettere sulla proposta che Mateo gli aveva appena fatto.
Lavorare per Roger Puig era qualcosa di assolutamente inaudito.
Il guercio fece un gesto di disgusto.
Be...  il vino che il tuo signore loda tanto, ment Hugo.
Questo?
Proprio cos. Pass qualche altro istante e Hugo chiam Barcha: Versagliene ancora.
Il guercio bevve un altro lungo sorso, e stavolta lespressione che comparve sul suo volto non fu
di schifo, ma di soddisfazione... contenuta, ma pur sempre di soddisfazione. Come se prima si fosse
sbagliato. Hugo trattenne a stento un altro sorriso. Che razza dipocrita! Quello era un vino normalissimo.
Bene, allora. Se questo  il vino che il mio signore desidera... il tuo vino di...
Vilatorta, gli and in soccorso Hugo ancora una volta.
Non credo, per, che sar molto contento di dover aspettare due anni, disse Mateo. Hugo
spalanc le braccia, come a dire che non poteva farci niente. Laltra cosa che vuole  che tu diventi il
suo cantiniere, che trovi per la sua cantina i migliori vini di Catalogna. E di tutto il regno, se sar necessario.
No... inizi a rispondere Hugo. Non credo di poter accettare, continu cercando una scusa.
Ho tanto di quel lavoro con le vigne che...
Lorbo, per, non sembr neppure sentirlo. Domani ti presenterai a palazzo e inizierai a lavorare come cantiniere, tagli corto, alzandosi da tavola.
Ma ti ho appena detto che...
Domani.
Forse non mi hai capito.
Il guercio drizz la schiena. Mi sa che sei tu quello che non ha capito! Roger Puig desidera che
tu lavori per lui come cantiniere. E quando il mio signore desidera qualcosa, non solo  bene
accontentarlo, ma bisogna anche essergliene grati. Soprattutto deve essergliene grato uno sbarbatello cencioso come te.
Cencioso era lo stesso insulto con il quale Hugo era stato umiliato negli arsenali, davanti a un
Roger Puig fuori di s, tremante di rabbia. Sbarbatello, invece, lo aveva aggiunto il visconte di
Roccaberti. Sbarbatello cencioso, cos lavevano chiamato. Ora, per, Hugo sfoggiava una bella barba
che teneva nascosta al guercio la sua vera identit e che, con un po di fortuna, lavrebbe nascosta
anche al suo signore. Quel giorno, agli arsenali, aveva solo seguito il consiglio di Arnau: non devi
inchinarti davanti a nessuno, tieni testa a tutti! Peccato che pi tardi, sulla spiaggia, qualcuno gli
avesse fatto notare che chiunque gli avesse dato quel consiglio avrebbe dovuto anche spiegargli come metterlo in pratica. Solo adesso, per la prima volta, Hugo si rese conto che continuava a non sapere come metterlo in pratica.
Oh, ma io non volevo... non era mia intenzione offendere il tuo signore. Dico soltanto che dovrebbe capire che...
Cosa dovrebbe capire? Il guercio picchi un pugno sulla tavola, facendo saltare brocche e
scodelle. Il vino e la zuppa schizzarono ovunque e Hugo scatt in piedi indignato. Roger Puig non 
tenuto a capire niente della vita di un miserabile contadino, disse il servitore sputando per terra.
Domani presentati a palazzo. E non fare scherzi, o ne subirai le conseguenze.
Hugo distolse lo sguardo dallunico occhio dellorbo che lo fissava con aria di sfida.
Domani! grid ancora Mateo, prima di uscire dal podere.
Se Hugo avesse accettato quellincarico, sarebbe stato abbastanza vicino a Roger Puig da
potersi vendicare. Chiunque sarebbe stato contento di avere una simile opportunit con un nemico. Ma Hugo aveva anche due vigne da mandare avanti, perci quella notte stessa and a chiedere consiglio a Raimundo.
Ci troviamo nella stessa situazione di quando  morto re Pietro e gli  successo suo figlio
Giovanni, disse il converso. Solo che stavolta il nuovo re, Martino,  in Sicilia e chi comanda  la
sua sposa, la regina Maria. Quasi tutti i consiglieri del defunto re Giovanni sono stati incarcerati.
Allora dovrebbero arrestare anche i Puig, lo interruppe Hugo.
Nientaffatto, disse il cambiavalute, dandogli una delusione. Sia il conte di Navarcles che
suo nipote, Roger Puig, sono andati a combattere i siciliani ribelli assieme allattuale re Martino. E per
tutti questi anni lo hanno aiutato personalmente ed economicamente, affinch suo figlio e sua moglie
salissero sul trono di Sicilia.  vero che Roger e suo zio sono stati consiglieri del re Giovanni, ma ora
sono molto cari anche a re Martino. Anzi, si dice che non appena il re torner dalla Sicilia conceder
titoli e favori a Roger Puig. Nel frattempo, Puig  tornato con svariate lettere per la regina Maria e c
da supporre che in una di esse il sovrano abbia detto alla moglie cosa fare con Puig, visto che il giorno
dopo la regina gli ha fatto dono di un palazzo, poco distante da qua e dal Palazzo Minore di via de
Marquet dove risiede anche lei. A quanto pare, sembra proprio che voglia tenerselo vicino.
Che tipo  il re? chiese Hugo curioso.
Martino? Un ometto, disse Raimundo scuotendo la testa. Con le gambe corte, e cos grasso
che pare si addormenti di continuo. Dicono che  un re giusto, ma la cosa che mi preoccupa di pi, da
converso,  che  un uomo estremamente religioso. Lo chiamano lEcclesiastico: Martino
lEcclesiastico. Segue la messa tre volte al giorno, tutti i giorni, e vive circondato di frati. Il futuro non
 roseo per i conversi come me, ma  ancora peggio per quelli che non hanno abiurato la loro fede.
Hugo pens a Regina. Se la stanno passando proprio male, disse, come se parlasse tra s.
Chi?
Gli ebrei.
Gi.
Restarono un momento in silenzio. Il banco di cambio di Raimundo mandava un odore rancido.
Cosa farai? gli domand infine il cambiavalute.
A che proposito? rispose distrattamente Hugo, che stava ancora pensando a Regina.
Con Roger Puig.
Posso rifiutare di diventare il suo cantiniere?
Io non te lo consiglio. Raimundo si ricordava bene di Roger Puig e di suo zio, il conte di
Navarcles, e dellesecuzione di Arnau Estanyol. Quel giorno, dopo la morte di Pietro il Cerimonioso, si
trovava al Pla de Palau e aveva assistito a tutte le esecuzioni dei consiglieri del re.
Io lo odio, quel... Hugo cerc lespressione giusta, ma alla fine decise per la pi facile: ...
figlio di puttana!
Ma sai anche di che pasta  fatto.  presuntuoso e lo  ancora di pi adesso, dopo la guerra in
Sicilia. Se non accetterai, la sua reazione sar terribile. Non voglio neppure immaginare cosa potrebbe
farti.  un uomo superbo e non accetter mai un rifiuto, ancor pi da un... Raimundo si ferm,
evitando di dare qualsiasi definizione a Hugo. Ti distrugger, tagli corto. Ti far arrestare per una
sciocchezza qualunque e ti rinchiuder in carcere. O, molto pi semplicemente, ti far uccidere.
Io sono un cittadino di Barcellona!
Lo era anche Arnau Estanyol.
Cosa centro io con messer Arnau? Non sono solo un miserabile contadino?, pens. No... disse a bassa voce.
Figlio mio, ti stanno solo chiedendo di lavorare come cantiniere per un nobile, cerc di consolarlo Raimundo. In fondo, non  un brutto incarico. Non penso che vedrai spesso Roger Puig. Ti daranno una buona paga e ti guadagnerai un certo prestigio.
Hugo guard Raimundo poggiato al panno rosso e liso del banco di cambio, senza riuscire a capire del tutto cosa volesse dirgli. Lo cap dopo, quando luomo strinse gli occhi lucidi e stanchi, e sussurr: A noi hanno chiesto molto di pi.
Cos Hugo prese la sua decisione. Aveva sempre desiderato avere la possibilit di vendicarsi e adesso era proprio Roger Puig in persona che gliela stava offrendo su un piatto dargento. Rifiutare sarebbe stato da stupidi.
...
.
...
13.
...
.
...
La mattina dopo, Hugo sincammin verso il palazzo di Roger Puig, in via de Marquet, una
stradina che rimaneva fuori dalle antiche mura romane della citt e che arrivava in piazza dopo aver
attraversato via de la Merc e via Ample, dove Raimundo aveva il suo banco. Si chiamava cos perch
in quel punto era stata costruita la residenza della famiglia Marquet, i cui membri erano: commercianti
e consiglieri della citt, ammiragli dellarmata catalana, come Galcern, e in genere, comunque, tutti
rispettabilissimi cittadini di Barcellona.
Hugo scelse di arrivarci passando da via de la Merc, dove sorgevano la chiesa e il convento dei
mercedari, lordine fondato quasi due secoli prima da san Pietro Nolasco per riscattare i prigionieri
cristiani finiti nelle mani dei saraceni. Perse tempo tra la gente che ostruiva il passaggio, che
chiacchierava o comprava il pane, e nelle botteghe dei mercanti che riempivano quasi tutta la via.
Quindi si ferm dietro un crocchio di persone che si erano radunate attorno a un banditore, e si mise ad
ascoltarlo. Luomo annunciava a gran voce le opere che dovevano essere realizzate in una casa che si
trovava in quella strada, motivo per cui i vicini lo avevano circondato per capire se avrebbero
riguardato anche le loro propriet. Fino a dove arriver quel balcone? sent dire Hugo da un uomo. Il
giovane si distrasse un attimo e, come la maggior parte della gente l presente, prov a immaginare il
balcone che il maestro del cantiere aveva progettato. Affaccer sul mio orto? chiese un altro. Con
tutta quella gente, Hugo non riusciva a vedere lorto di cui parlava quel vicino. Quello che si rivide
davanti agli occhi, invece, fu la schiena piena di lividi incistati che Barcha gli aveva mostrato quella
stessa mattina. Non laveva minacciata, comera successo la prima volta. E ormai, del resto, non aveva
pi senso farlo, visto che non era pi una sua schiava. Si erano solo scambiati qualche parola allalba,
prima che Hugo partisse per Barcellona.
Taci. Non sai di cosa parli, le aveva detto Hugo quando la donna gli aveva suggerito di
rifiutare il lavoro come cantiniere di Roger Puig.
Voi non volete lavorare per lui, aveva continuato Barcha.
Aveva ragione, certo che non voleva! Ma non voleva neppure inimicarsi un nobile di quel
temperamento. E, in ogni caso, la possibilit di stargli vicino lo allettava.
Credi che si possa sempre fare quello che si vuole? le aveva chiesto Hugo, mentre la mora si
avviava verso la scala.
Ci si pu sempre provare, aveva risposto lei. E, per dimostrarlo, gli aveva fatto vedere la
schiena segnata: il frutto della sua insolenza.
La voce roca e preoccupata di unanziana riport Hugo al presente: E cosa ne sar della luce di
cui gode casa mia, se tirano su quel muro? Hugo si arrabbi con se stesso per essersene rimasto l a
perder tempo. Domand come si arrivava al palazzo di Roger Puig ad alcuni ragazzini, che
singarbugliarono nella risposta e, alla fine, decisero di accompagnarlo. Hugo si ferm davanti a un
robusto portone di legno costellato di fiori di ferro, che si apriva su un cortile acciottolato. I ragazzini
gli si accalcarono attorno per sbirciare dentro.
Su, su, andatevene via a giocare, li spron Hugo.
Prima di allora il giovane non aveva mai messo piede in un palazzo. Perci si fece piccolo
piccolo ed entr nellampio cortile da cui partiva una magnifica scalinata che portava al piano
superiore, a un loggiato di archi sostenuti da colonne circolari. Hugo guard in alto e vide addirittura
un altro piano ancora, senza galleria di archi ma sormontato da una torretta che dominava il mare. Gli
parve di sentire leco del proprio respiro contro le pareti che chiudevano il cortile e si ferm, come se
non volesse rompere quellincanto.
Perch te ne stai fermo l? gli chiese sprezzante il maestro di palazzo, che lo port in un
locale accanto alle cucine, al piano terra, e gli illustr i suoi doveri.
Dovrai trovare solo i vini migliori, per la tavola del signore. Ti dovrai occupare della cantina,
dovrai riempirla e tenerla sempre in ottime condizioni...
Dovr anche servire il vino? chiese Hugo. Raimundo gli aveva detto che, oltre ai coppieri,
anche i bottai dovevano servire il vino.
Tu? grid il maestro di palazzo, mentre per la prima volta gli si schiudeva una specie di
sorriso. Poi gli punt il dito contro, sdegnato. Il giovane si guard e confront il suo sudicio
abbigliamento da vinaio con i vestiti puliti del maestro di palazzo. Tu dovrai solo pensare a comprare
il vino e a tenere in ordine la cantina, puntualizz laltro.
Hugo annu farfugliando qualcosa, con lo sguardo fisso sulle calzature delluomo: scarpe a
punta, fatte di pelle di agnello, che gli avvolgevano delicatamente i piedi.
Quali vini pensi di comprare? gli chiese il sovrintendente.
Non preoccuparti. Vedrai che il tuo signore ne sar contento, rispose Hugo.
Ah, io non mi preoccupo di certo. Non sono stato mica io a sceglierti. Se i vini saranno buoni,
il signore sar soddisfatto e questo giover a tutti noi che viviamo sotto il suo comando. Ma se non
saranno vini di qualit... be, ti garantisco che mi godr lo spettacolo, quando ti scuoieranno vivo.
Stabilirono i doveri e il salario di Hugo. Non era niente male: pi o meno quanto quello che
percepiva un maestro dascia esperto, pens il giovane tanto per fare un paragone. Il signore aveva
bisogno di buoni vini, e ne aveva bisogno subito.
Come dovrei trasportarli?
Gli avrebbero fornito un mulo e un carretto.
E i vinai e i sensali, come li pago?
Ti dar io tutto quello che ti serve, rispose il maestro di palazzo, avviandosi in cantina.
Fin la frase indicandogli il punto in cui una scala di una decina di gradini scendeva al piano di
sotto. Hugo si affacci e sotto il livello della strada vide, anche se non totalmente, unampia sala
sotterranea che prendeva aria da alcune finestre strette e lunghe, protette da grate, attraverso cui si
vedevano i piedi e i polpacci di chi camminava in strada. Entrando, una vampata di aria viziata lo colp
in piena faccia. Hugo sbuff.
 sudicia, lo avvert luomo, dietro di lui. Ci sono gli scarafaggi. E probabilmente anche i
topi, disse indicando il pavimento.
Hugo ricord con una certa nostalgia i giorni della sua infanzia in cui aveva lavorato con i gatti,
finendo per imparare persino a fiutarli... Topi, e troppa umidit, disse.
Siamo vicini al mare, si giustific il maestro di palazzo.
Ci sono buone cantine anche vicino al mare, replic Hugo senza voltarsi. Quindi esamin uno
dei tanti tini buttati alla rinfusa e il cattivo odore lo indusse a fare un passo indietro. Comunque non si
pu fare a meno di pulire.
Bada, ragazzo, proruppe luomo, senza riuscire a nascondere lirritazione di fronte a tutte
quelle critiche. Sei stato assunto proprio per questo: per sistemare ogni cosa. Come saprai, il signore 
venuto a vivere in questa casa da poco, e non  colpa sua se...
Per caso io ho dato la colpa al tuo signore? lo interruppe Hugo voltandosi verso di lui.
Hai detto che...
Io sto solo segnalando quali sono i problemi. Non  quello che volete da me?
Tu devi risolverli, i problemi!
Fai in modo che questa stanza sia arieggiata e pulita. E che qualcuno porti in cortile tutti i tini
e le botti. Hugo si stup del tono deciso che aveva usato. E anche il maestro di palazzo. I due rimasero
a studiarsi a vicenda nella penombra della cantina, finch luomo non disse che lavrebbe fatto.
Esteve, cos si chiamava il sovrintendente alle cose del palazzo, mobilit tutto il personale, che
inizi a trasportare botti e tini dalla cantina al cortile. Hugo dirigeva i lavori da met della scalinata di
pietra che portava al piano nobile, dove tutto quel chiasso aveva risvegliato la curiosit della famiglia
di Roger Puig e dei suoi servi personali. Tra gli archi del loggiato al primo piano riconobbe Mateo. Il
guercio osservava il cortile appoggiato con indolenza al parapetto. Sul lato opposto, la figura di Roger
Puig si stagli per un attimo contro la snella colonna di uno degli archi: biondo, con indosso un
elegante vestito color oro, maestoso come leroe di un quadro che celebrava la vittoria del bene sul
male. Nonostante il brivido di paura che lo percorse, Hugo si sforz di non distogliere lo sguardo,
chiedendosi se quel figlio di puttana lavesse riconosciuto. Forse la barba e le unghiate dei gatti gli
avevano cambiato il volto, ma i suoi occhi erano ancora gli stessi che avevano sfidato il nobile nei
cantieri navali e davanti al patibolo di Arnau.
Roger Puig, per, si limit a fare un gesto con il capo, tanto lieve quanto compiacente, e poi si
ritir. Hugo rimase a fissare quellarco del colonnato finch la schiena dorata del nobile non
scomparve. Solo allora si accorse che qualcun altro lo stava fissando, due archi alla sua destra. Quegli
occhi s che erano facili da riconoscere. Lultima volta che li aveva visti, erano vitrei, forse per via
della febbre, mentre adesso brillavano, magari proprio perch lo avevano riconosciuto. Hugo sorrise e
Caterina, dopo essersi sincerata che Mateo non la stesse guardando, gli restitu il sorriso. Poi, come se
si fosse pentita di quel gesto, se ne and anche lei.
Hugo dovette aspettare di aver parlato con un paio di servi che gli mostrarono un recipiente
crepato da cima a fondo, dire loro di romperlo del tutto e di tenere da parte i cocci che sarebbero potuti
tornare utili, e poi torn a ripensare a Caterina. Quanti anni erano trascorsi? Quattro, cinque? Di sicuro
abbastanza perch il sorriso della ragazzina russa fosse sbocciato, diventando aperto e convincente,
cos come anche il resto del corpo che a Hugo, che laveva osservato da sotto il parapetto, era sembrato
pieno di vita. Che cosa ne era stato della schiava russa, in tutto quel tempo?
Durante il giorno, mentre Hugo continuava a camminare dal cortile alla cantina e viceversa, la
vide di nuovo. I suoi capelli biondi e lincarnato pallido la rendevano facilmente riconoscibile in mezzo
a tante persone brune. Quando scese in cantina, Hugo sorrise di fronte alla possibilit di dover ricorrere
ad Anselm, il cacciaratti, per uccidere tutti quei topi. Purtroppo, invece, uno schiavo moro si offr di
sterminarli. Se questo moro ha la stessa testa dura di Barcha, poveri topi!, si disse Hugo sorridendo.
Alle botti e ai tini, ci pensarono i servi e gli schiavi, che si misero dimpegno a raschiare i sedimenti e i
resti di pece appiccicati sulle pareti interne. La maggior parte, comunque, la mand dai vari bottai,
perch risistemassero le doghe di legno e, soprattutto, i cerchi di ferro che ormai si erano quasi tutti
ossidati o allentati. Quindi fece prendere acqua di mare per pulire le giare di argilla.
Il sale del mare fa benissimo, spieg al maestro di palazzo. Ma di ai servi che prendano
sempre acqua pulita, il pi possibile distante dai cantieri navali e dallo scarico del Cagalell, o da altri
canali di scolo. Se possono prenderla in alto mare, ancora meglio.
S, come no, si limit a dire luomo.
Poi Hugo inizi a disporre il necessario per appiccare piccoli fal dentro le botti di legno
rimanenti. Dopo qualche giorno al sole, avrebbe fatto lo stesso anche con le giare.
Prima che Hugo avesse iniziato a tostare le giare, Roger Puig ripart per la guerra portandosi
dietro Mateo, il suo servitore orbo. O, quantomeno, fu quello che credette Hugo quando non lo vide pi
a palazzo. Lattacco francese, capitanato dal conte di Foix che reclamava il regno in nome della sua
sposa, linfanta Giovanna, figlia maggiore del defunto re Giovanni, era avvenuto in tre punti diversi
della frontiera: Puigcerd, Andorra e Castellb; un posto, questultimo, dove il conte e la contessa
erano entrati insieme a un esercito composto da mille uomini darme, tremila cavalieri e mille servi. La
Catalogna non avrebbe mai permesso che la linea di successione alla corona si aprisse anche alle
donne. Per questo, mentre il conte di Navarcles, zio di Puig, difendeva Balaguer, Roger si era unito alle
truppe del conte di Urgell che allinizio del 1396 si trovava di stanza a Cervera, al comando della
cavalleria del principato di Catalogna. Le forze di Pietro di Urgell inseguirono lesercito di Mateo di
Foix e si batterono per quasi due mesi, durante i quali Roger Puig non soltanto rafforz lamicizia con
il conte Pietro ma si fece anche carico di fornire unistruzione bellica al figlio: lallora diciassettenne
Giacomo dAragona, futuro erede della contea di Urgell.
Con la partenza di Roger Puig, la tensione che attanagliava gli abitanti del palazzo in via de
Marquet and scemando. Le risate delle giovani Anna e Agns, rispettivamente la sposa e la sorella del
nobile, e quelle delle amiche, e persino delle serve, iniziarono a riecheggiare per tutto il primo piano e
facevano venir voglia di alzare lo sguardo a chi stava lavorando gi nel cortile, tra file di giare e botti.
La stessa voglia venne anche a Hugo, ovviamente, che una volta le vide correre nel loggiato,
inseguendosi e strillando come bambine.
Sono contente. Caterina non aveva avuto il bench minimo imbarazzo ad avvicinarsi a Hugo
nel patio del palazzo, dove tutti potevano vederla.
Quando sent la sua voce, Hugo rimase meravigliato: aveva s un accento marcato, come quello
degli schiavi orientali che lavoravano nei campi e nelle vigne, eppure parlava perfettamente catalano.
Niente a che vedere con quei sussurri incomprensibili con cui lei, e tutte le altre schiave, avevano
cercato di consolarlo dopo la morte di Dola.
A quanto pare, le rispose lui, con un sorriso.
I due si studiarono per qualche istante, mentre Hugo si domandava che et avesse adesso.
Aveva conosciuto le schiave russe dopo lassalto al ghetto di cinque anni prima e allora non le avrebbe
dato pi di quindici anni, quindi ora doveva essere sulla ventina. Quella che aveva davanti era ormai
una donna di una bellezza straordinaria: seno sodo, fianchi forti, occhi chiari, pallidi e indefinibili,
capelli biondi e una pelle bianchissima e delicata.
Anche tu sei cambiato, lo anticip lei.
No...
Sei diventato un uomo. E, a quanto pare, anche un ottimo cantiniere.
Hugo fece di s con la testa. Come stai? le chiese subito dopo.
Io? La signora mi stima, e prova anche una certa compassione per me. Il suo sposo viene
ancora a trovarmi, di tanto in tanto, mentre lorbo del suo servo mi desidera ma se ne resta in disparte,
aspettando il momento in cui il suo signore si sar definitivamente stancato della sua bambina russa.
Mi dispiace.
Ci sono schiave che vivono in condizioni ben peggiori delle mie. Anche in questa casa. Perci
non mi lamento.
Esteve attravers il cortile fino ai piedi della scala di pietra dove si trovavano i due. Stava per
dire qualcosa a Hugo, ma prima si rivolse a Caterina.
Non hai nulla da fare, tu? Lo sai che non ti  permesso scendere in cortile n abbandonare le
stanze dei signori! Sua signoria ha detto...
Quello che mi  permesso fare non  affar tuo, rispose Caterina lanciando al maestro di
palazzo uno sguardo di sfida. Io sono al servizio della signora ed  lei che mi comanda.
E ti ha detto lei di perdere tempo chiacchierando con il cantiniere, qui, nel cortile, alla vista di
tutti?
Se ti interessa tanto, perch non vai a chiederglielo?
Luomo strinse con forza i pugni lungo i fianchi, come se quello gli servisse a sfogare la voglia
che aveva di picchiare Caterina, il cui viso sereno contrastava con la faccia raggrinzita del maestro di
palazzo. Alla fine, scelse di punirla dandole le spalle, spingendola via e piantandosi in mezzo tra lei e
Hugo.
La signora mi ha detto di voler lottare contro linquietudine che lattanaglia per le sorti del suo
sposo e della guerra, invitando a palazzo alcune amiche che si trovano nella sua stessa condizione,
disse Esteve. Hug si accigli. Per poterle ricevere, per, avrebbe bisogno di un buon vino dolce... E a
noi non ne  rimasto neppure una goccia.
Lo cercher, rispose Hugo, con il pensiero ancora rivolto a quello che aveva sentito dire su
Caterina: non le era permesso scendere in cortile n abbandonare la loggia?
 urgente, ribad il maestro di palazzo.
Perch non le consentono di scendere di sotto? chiese Hugo a Esteve, che si stup della
domanda. A lei, voglio dire, aggiunse indicando Caterina.
Esteve stava per rispondergli, quando la giovane russa lo anticip: Il signore non si fida. Teme
che i suoi schiavi e i suoi servitori non abbiano rispetto dei suoi beni. Non  cos? disse rivolgendosi
al maestro di palazzo.
E fa bene. Anche se io aggiungerei che forse il signore non si fida neppure di come tu rispetti i
tuoi beni, puntualizz luomo con un certo sarcasmo. Lo sanno tutti che le schiave tendono al
libertinaggio! esclam, mettendo a tacere ogni tentativo di replica da parte di Caterina. Il tuo posto 
accanto ai signori, concluse, poi si volt verso Hugo. Allora, con questo vino dolce?
Andr a comprarlo domani stesso.
Dove?
Il giovane ci pens su un istante: A Sitges.
Hugo si guard i vestiti e le scarpe con la suola di cuoio: anche se usati, erano di ottima qualit.
Glieli aveva dati Esteve ed erano stati scelti dalla moglie di Roger Puig in persona. Nessuno creder
che sei il cantiniere del signore con quei cenci addosso, gli aveva detto il maestro di palazzo mentre
glieli consegnava.
In quel modo, vestito come un borghese, anche se con i piedi pieni di piaghe e acciacchi per le
ore di cammino, Hugo aveva stretto un patto con Antn, un vinaio la cui bottega si trovava vicino
alleremo di Santa Maria del Vinyet, a Sitges. La mattina dopo, luomo si sarebbe presentato a
Barcellona, al palazzo di Roger Puig, con tre botti di malvasia. Attorno a un tavolo, mentre assaggiava
il vino, Hugo negozi con lui fino a trovare un accordo sul prezzo. Soltanto dopo, si azzard a
menzionare Mahir.
Era un eretico! La risposta delluomo lasci Hugo di stucco. Non ha voluto convertirsi e
abbracciare la vera fede, e non ha ammesso i suoi peccati davanti a Nostro Signore Ges Cristo, che
proprio gli ebrei hanno crocefisso. Ben gli sta, se ora  scomparso... Magari fosse morto!
Regina aveva ragione quando diceva che lodio nei confronti degli ebrei si era inasprito. Hugo
aveva conosciuto quel vinaio la prima volta che era andato a Sitges con Mahir, dopo lorribile
esperienza con sua madre e il bottaio. Erano bastati solo pochi anni, per, perch Antn cambiasse
opinione passando dai complimenti allinsulto.
Hugo fece un respiro profondo e pens che il vinaio non avrebbe mai osato parlare in quel
modo di fronte a Mahir. Ora scusami, ma ho da fare, disse cercando un pretesto per andarsene.
Perch non dormi qui? gli rispose Antn.
Hugo stava per rifiutare, ma era anche vero che non aveva nessun altro posto dove passare la
notte. Come le volte precedenti, controllare lo stato di salute di sua madre gli avrebbe richiesto poco
tempo, per cui non gli sembr una cattiva idea tornare a dormire alleremo, prima di rientrare a
Barcellona con il vino per la moglie di Roger Puig e le sue amiche.
La via della bottega del bottaio era praticamente deserta, come sempre del resto, anche perch si
trovava in una zona piuttosto distante dalle altre botteghe. Ferran riconobbe Hugo e, non appena not
comera vestito, alz le sopracciglia per lo stupore. Poi, per, scroll le spalle e si rimise al lavoro.
Stava mettendo in tensione il cerchio di ferro di una vecchia botte e non cera nessuno ad aiutarlo.
Hugo percorse la strada avanti e indietro. Magari mia madre non  in casa, si disse. Cera stata una
volta, gli torn in mente, in cui era dovuto andare a cercarla in paese e Antonina, quando quel giorno
aveva riconosciuto il figlio, aveva chinato il capo; poi, non appena Hugo laveva raggiunta, gli aveva
sussurrato: Non devi mai venire in paese. Lui aveva capito e se nera andato subito. Sua madre
temeva che qualcuno sparlasse di lei al bottaio. Stava pensando a questo, Hugo, quando nel laboratorio
vide comparire il ragazzo che lavorava come apprendista: il figlio maggiore del bottaio. Gli sembr di
notare qualcosa di strano nello sguardo lanciatogli dal ragazzo, e anche le sue movenze gli parvero
forzate. Si sent invadere dallansia e punt deciso verso la bottega.
Dov mia madre? grid.
Di sopra, rispose il bottaio, mentre il figlio cercava di nascondersi.
Voglio vederla. Andate a dirle di scendere.
Ferran gli si avvicin brandendo un attrezzo che Hugo non aveva mai visto prima, e
costringendolo a fare un passo indietro.
Non pu scendere.
Era la prima volta che gli dava una spiegazione. Gli era persino sembrato di notare un leggero,
leggerissimo, cambiamento nel suo tono di voce.
Perch no?
Perch sta morendo, disse il bottaio, prima di dargli le spalle.
Hugo rimase in silenzio. Aveva immaginato quello scenario un sacco di volte, eppure gli veniva
da piangere. Per un attimo ebbe un capogiro. Poi, alla fine, riusc a dire: Ascoltatemi...
Vattene! gli url contro il bottaio. Dovrei ucciderti. Hai minacciato di dare fuoco alla mia
casa, non appena fosse morta tua madre! Be, ecco, ora sta morendo. Quindi vattene, prima che ti
ammazzi.
Devo vederla, insistette Hugo.
Non hai sentito quello che ti ho appena detto?
Hugo tir fuori le borse piene di soldi con cui avrebbe dovuto pagare il moscato per la moglie di
Roger Puig e ne prese una manciata.
Lasciatemela vedere, per carit di Dio! lo preg, mostrandogli le monete.
Sei impazzito, ragazzo? Pensi che i tuoi soldi ti faranno entrare in casa mia? Potresti anche
non uscire pi da l dentro, lo sai, s? Nessuno verrebbe mai a saperlo.
Lo saprebbe tutto il paese, invece. Perch sono appena stato a comprare un moscato alla vigna
di Antn, quella che si trova alleremo di Vinyet. Perci non ci metterebbero molto ad arrestarvi e a
condannarvi a morte. Magari potrebbero uccidere anche qualcuno dei vostri figli, se lo accusassero di
avervi aiutato. E quello l sembra abbastanza grande per farlo... Accettate i soldi, lasciatemi salire e,
mentre sar di sopra, andate da Antn e domandate se vi ho detto la verit. Mi troverete qui al ritorno,
non preoccupatevi.
Ferran ebbe un attimo di esitazione. Voglio di pi, disse alla fine.
Hugo aggiunse un altro paio di monete e, mentre luomo si avvicinava per prenderle, cerc di
non fargli vedere che stava tremando.
Jos, accompagnalo, disse infine il bottaio.
A Hugo bast varcare la soglia di quella stanzetta chiusa per sentire odore di morte: un odore
che si percepiva nellambiente opprimente e nellaria viziata. Una volta, mentre gli spiegava perch le
navi fossero tanto alte, il sacerdote gli aveva detto che in quel modo cera sempre corrente e laria non
ristagnava.
Ordin ai bambini che si stavano occupando di Antonina di aprire la finestra e prese una
boccata daria fresca, quindi si avvicin a sua madre, immobile sul giaciglio, e le parl. I ragazzini si
andarono a rannicchiare in un angolo della stanza. La donna non apr neppure gli occhi. Un debole
rantolio dimostrava che era ancora viva. Antonina non rispose alle carezze di Hugo, e neppure quando
il figlio le strinse la mano ridotta a pelle e ossa. Lui le rimase seduto accanto qualche istante, ma non
appena si rese conto che lei non si era neppure accorta della sua presenza, si alz e cammin per la
stanza. Guard i bambini: due, i pi piccoli, erano suoi fratelli, eppure lui non provava niente per loro,
perch erano figli anche del bottaio. Torn a sedersi sul giaciglio della madre e disse alzando la voce:
Il prete! Le hanno gi dato lestrema unzione?
Non verr fino qui, rispose Jos.
Non verr dentro questa casa, intendi? Corri a portargli questi soldi. E tir fuori qualche altra
moneta dalla borsa. Digli che se arriver prima che mia madre muoia, ne avr altrettante.
Il sacerdote arriv portandosi dietro il Viatico e un paio di accoliti. Diede lestrema unzione alla
donna, dopodich richiese quanto gli era stato promesso.
Vi occuperete anche della sepoltura? chiese il giovane.
Il religioso alz le sopracciglia e gett unocchiata alla stanza: quella miseria rispondeva gi
alla domanda. Ferran non appartiene a nessuna confraternita, disse indicando la bottega dove
riecheggiavano i colpi del martello.  stato buttato fuori da tutte, perch  un ubriacone e un
attaccabrighe. Luomo sembrava essersi esaltato e inizi ad accompagnare le sue parole con smorfie
di rabbia. E perch  un vizioso e un donnaiolo!
Hugo gli mostr la borsa con i soldi e il sacerdote si calm. La bara, la messa funebre e le
messe per la salvezza dellanima... Quante messe vorresti? E poi cerano i becchini... E una scritta
sulla lapide? E gli accoliti. Magari anche qualche opera pia, no? E poi le prefiche...
Hugo cap che non sarebbe rimasto niente dei soldi che aveva nella borsa, perci gliela
consegn e torn a sedersi sul giaciglio, accanto ad Antonina. Nonostante la finestra aperta, il fetore gli
dava ancora il voltastomaco. Prese la mano della madre moribonda. Il prete stava per andarsene,
quando Hugo lo ferm: Pregate, padre. Pregate qui, finch Dio non vorr chiamare a s la sua serva.
Fu solo allora che gli sembr di sentire una lieve pressione sulla mano. Trattenne il fiato. Madre,
sussurr. La pressione aument ancora leggermente... e poi, di colpo, il rantolio svan.
Prima dellalba, si era gi rimesso in marcia verso Barcellona. Dopo la morte di Antonina, scesa
la notte e richiuse le porte del paese, Hugo aveva trovato asilo nella vigna di Antn. Si era disteso su un
giaciglio accanto al figlio maggiore del vinaio, ma faceva freddo e laria era umida. I colpi di tosse e il
continuo russare del ragazzo riecheggiavano nella stanza. Hugo era rimasto a lungo disteso supino, con
lo sguardo fisso sulle figure che la luce rossastra delle braci del focolare disegnava sul tetto del podere.
E poi era scoppiato a piangere.
Nonostante il calore del corpo del ragazzo con cui divideva il giaciglio, lumidit gli era entrata
nelle ossa. Hugo allora si era raggomitolato e, immobile in quella posizione, aveva pianto, battendo i
denti, tormentato dal freddo, dalla paura e dalla tristezza.
Non fu un buon compagno di viaggio per il vinaio di Sitges, che presto smise di provare a
intavolare una conversazione con lui e si concentr sulla mandria di mule che doveva guidare lungo
quelle maledette strade costiere del Garraf. Hugo, intanto, pensava a sua madre, e si chiedeva se il prete
avrebbe mantenuto la parola data e lavrebbe seppellita. Le era rimasto accanto solo un attimo, dopo la
sua morte, eppure dentro di s aveva subito iniziato a biasimarsi per come si era comportato: avrebbe
dovuto fare di pi per lei, quando era ancora in vita! E, soprattutto, avrebbe dovuto strapparla dalle
braccia di quel bottaio. Immerso in quei pensieri, tentava di tenere a bada il senso di colpa che lo
attanagliava ma, non appena ci riusciva, ecco che un nuovo tormento iniziava ad assillarlo: i soldi con
cui avrebbe dovuto pagare il malvasia, e che ora non aveva pi, gli facevano venire il mal di stomaco,
tirandogli fuori tutte le sue paure, una moneta alla volta. Le aveva spese tutte per sua madre e adesso
non sapeva come tirarsi fuori da quella situazione. Antn gli aveva proposto di portare il vino a
Barcellona in barca, ma Hugo non aveva abbastanza soldi per pagare il noleggio di una nave e cos
aveva insistito perch venisse trasportato a dorso di mulo, per una questione di velocit ed economicit.
Fino al mese di gennaio, o febbraio, non avrebbe iniziato a vendere il vino della sua ultima vendemmia.
Poteva pretendere un anticipo, certo, o persino richiedere un prestito dietro garanzia  Raimundo glielo
avrebbe concesso senza problemi, ne era quasi sicuro , ma sarebbe stato impossibile averlo quel
giorno. E a Hugo, da quando era stato derubato dal bulgaro e aveva usato tutti i ricavi del vino di
Vilatorta per pagare i sacerdoti che avevano battezzato Merc, e poi la manodopera per la vendemmia,
e la pigiatura e vari altri lavori di produzione, era rimasta solo una manciata di monete, che teneva
nascoste nel podere e che gli sarebbero bastate a malapena per arrivare fino a gennaio. Non aveva
abbastanza soldi neppure per mantenere la promessa fatta al vicario Pau Vilana, al quale aveva chiesto
informazioni su sua sorella Arsenda e che presto avrebbe incontrato.
Immaginava gi cosa sarebbe successo. Sarebbe arrivato a palazzo, Antn avrebbe scaricato il
malvasia e avrebbe richiesto il compenso pattuito. E a quel punto cosa gli avrebbe detto?
Pagalo, Esteve.
Io? trasal il maestro di palazzo.
Hugo fece di s con la testa. Quel piano gli era venuto in mente lattimo prima di mettere piede
nel cortile di ciottoli, dal quale ormai erano state rimosse tutte le botti e le giare. Adesso la cantina era
pulita e in ordine, e il merito era soltanto del cantiniere, cio suo.
E che ne hai fatto dei soldi che ti ho dato? lo sgrid il maestro di palazzo. Non vorrai negare
che te li ho consegnati? aggiunse balbettando.
Hugo non aveva pensato di aggrapparsi a quella scusa. Aspett un po prima di rispondere,
facendo agitare sempre di pi luomo. Perch dovrei negare una cosa simile, Esteve? Eccome, se me li
hai consegnati, lo tranquillizz. Per comprare il vino ed  esattamente quello che ho fatto...
Luomo inizi a sbracciarsi, sempre pi confuso, indicando il vinaio di Sitges.
Ma non per pagare lui, santo cielo! Ho comprato del vino e lho pagato, ma non ho pagato il
malvasia. Questo dovrai pagarlo tu.
Ma il compito che ti aveva dato la signora... Tu mi avevi detto...
Il signore vuole il vino e io sono un cantiniere, giusto? Ho avuto loccasione di comprarne uno
davvero eccellente, e a un ottimo prezzo. Vedrai che il tuo signore ne sar soddisfatto. A mano a
mano che la conversazione andava avanti, Hugo si sentiva sempre pi sicuro di s.
E dove sarebbe questo vino di cui parli? gli chiese Esteve.
Finir di fermentare a Natale. Perci arriver a gennaio, forse febbraio.
Ma...
Ah!  il doppio di quanto mi avevate ordinato.
Come il doppio?
Preferisci che disdica lordine?
E dove lo avresti comprato, questo vino?
Quella domanda riecheggi per tutto il patio. Prima ancora di alzare lo sguardo verso la loggia,
Hugo aveva gi capito di chi era quella voce. A quanto pareva, Mateo non era andato in guerra con il
suo signore. Il giovane esit un momento, ma poi decise di continuare a improvvisare e si rivolse
direttamente allorbo poggiato al parapetto. Il vino proviene da una zona vicina ai possedimenti del
tuo signore...
 anche il tuo signore, lo interruppe Mateo in malo modo.
Hai ragione, ammise Hugo.  una vigna di Arts, vicino a Navarcles, da dove il conte...
Lo so bene da dove vengono il signor conte e la sua famiglia, disse laltro interrompendolo di
nuovo. E da chi lo hai comprato?
Lho comprato da un sensale di vini.
Chi?
Hugo lo guard. Conosceva parecchi sensali, ma se gli avesse fornito un nome, quel figlio di
puttana sarebbe stato capace di andargli a chiedere se Hugo aveva detto la verit. Se ti svelassi il suo
nome, andrebbero tutti a comprare da lui e a me non ne venderebbe pi.
I sensali sono noti a tutti.
Ma il segreto sta nel conoscere i difetti e le virt di ogni sensale. Come con il vino: non si pu
prenderne uno qualunque.
Si lanciarono uno sguardo di sfida e restarono cos per un po. Se solo sapesse, pens per
lennesima volta Hugo, prima di concludere con un sorriso forzato: Ti far provare questa
prelibatezza non appena arriver. Poi si volt di nuovo verso Esteve, che con lintervento del servitore
sembrava essersi tranquillizzato.
Stavolta pagher il malvasia, ma che non si ripeta pi, disse luomo.
Esteve e Antn scomparvero dentro il palazzo, e Hugo si avvi verso la cantina. Il locale
sotterraneo era in condizioni impeccabili: le botti rimaste erano state ordinate, le giare sistemate su
piedistalli di legno che le tenevano in verticale, il pavimento pulito, laria non era pi viziata e il moro
aveva mantenuto la parola data a Hugo eliminando tutti i topi.
Unaltra notte dinverno era gi calata sulle vigne, quando Hugo rientr nella sua tenuta. Dato
che allalba nessuno fece confusione, il ragazzo dorm fino a tarda mattina. Barcha, che aveva gi
presagito la tristezza di Hugo, non ebbe il coraggio di fargli domande, ma si limit a mostrargli tutta la
sua preoccupazione servendogli una colazione tanto abbondante quanto inusuale: pane, uova,
formaggio, carne essiccata e vino. Hugo si sedette a tavola e la ringrazi. La mora, senza voltarsi,
singinocchi davanti al fuoco, si mise a sistemare il pentolone per il pranzo e la cena, e fece dei gesti
come a dire che non era niente, biascicando qualche parola incomprensibile.
Dopo essersi saziato, Hugo and a osservare Merc che stava dormendo placidamente, e poi
part. Sapeva di avere del lavoro arretrato, sia nelle vigne sia in cantina. A novembre avrebbe dovuto
concimare le viti di Jacob, mentre il vigneto di Santa Maria, su cui aveva sparso il letame lanno prima,
non sarebbe stato annaffiato di urina prima di altri cinque anni. Alla fine, decise di spargere uno strato
di cenere di legno di vite su entrambe le vigne. Il punto  che era gi in ritardo. Tra dicembre e gennaio
avrebbe dovuto fare lultima svinatura e poi vendere il vino: tutto tranne il vino di Vilatorta che,
invece, aveva messo da parte per farlo invecchiare, sebbene fosse proprio il vino che Roger Puig
desiderava tanto.
C ancora puzza di topo, disse Hugo a Esteve, convincendolo che la cantina ne fosse ancora
infestata. Gli era bastato prendere escrementi dalla strada e spargerli sotto qualche giara. Continuano a
scorrazzare in giro per la cantina, aveva detto al maestro di palazzo indicandoglieli. Lo scopo di Hugo
era incontrare lo schiavo moro che li aveva cacciati.
Mentre questultimo cercava di capire dove si nascondessero le bestie, Hugo gli vers da bere.
Sembrava che provasse un certo piacere nel fiutarli. I due si riposarono un momento e Hugo si serv
una tazza di vino, versando una generosa quantit anche in quella del moro. Poi gli raccont dei giorni
in cui aveva lavorato come cacciaratti e si misero a ridere. Bevvero ancora un po e Aliazar, cos si
chiamava il moro, che non era abituato al vino dei signori, vuot il sacco ancor prima di aver finito la
seconda tazza.
Ultimamente ho visto parecchio movimento nel palazzo, gli disse Hugo. Ed era vero: cera un
continuo andirivieni di pacchetti che arrivavano e poi venivano stipati in una stanza chiusa a chiave. E
Aliazar era proprio uno di quelli che consegnavano quei pacchetti. Non  che anche l sono tornati i
topi?
Non aveva molto senso quello che Hugo stava insinuando, eppure funzion.
Ma no! disse il moro, rifiutandosi categoricamente di credere alla storia dei topi. Quelli sono
gioielli... spieg abbassando la voce sempre pi impastata.
Addirittura! E chi dovrebbe indossarli?
Ma no! esclam di nuovo il moro, strascicando lultima lettera, mentre faceva di no con
lindice. Li vendono.
Cucchiai dargento, croci, collane di perle, medaglie. Tutti dargento. E comprati dagli orafi di
via del Mar. Aliazar li aveva visti con i suoi occhi. Gli era anche capitato di trasportare stoffe catalane,
e persino tessuti provenienti da paesi stranieri, anche se lui non avrebbe mai saputo dire quali, visto che
si limitava a consegnarli ad alcune botteghe dove gli imballatori li confezionavano. Confezionano
stoffe? disse Hugo, stupito. Il moro sapeva bene che la legge non consentiva di fare pacchi che
superassero un certo peso, per questo ci pensavano gli imballatori a confezionare la merce. Hugo non
aveva la minima idea di come funzionassero certi controlli. E dove vogliono spedirli? chiese.
In Sicilia.
Sei sicuro?
Lorbo si vanta troppo, rispose Aliazar, chiedendo altro vino.
Hugo sbuff, ma lo serv ancora.
 proprio un figlio di puttana, aggiunse il moro, riferendosi sempre a Mateo. I gioielli li
tengono qui, a palazzo. Ma abbiamo stipato anche un mucchio di merce nellemporio di un mercante...
Non so come si chiama, disse quando Hugo alz le sopracciglia e gli domand il nome, ma so che 
ricco.
Rocafort?
Rocafort... il nome non mi  nuovo, per non sono sicuro che sia lui. L dentro cerano anche
cuoio e pesce essiccato. Baccal, credo.
Il moro non sapeva quando sarebbe salpata la nave, ma quella gente aveva fretta, di quello era
sicurissimo.
Ora ti frego io, Roger Puig, pens Hugo mentre si avviava verso gli arsenali. Magari Juan il
Navarro gli avrebbe rivelato qualche dettaglio in pi. Era marzo, in piena stagione di navigazione. Ma
non appena Hugo domand di Juan, ebbe la spiacevole sorpresa di scoprire che era morto. Glielo
dissero, e glielo confermarono, alcuni barcaioli che trafficavano davanti ai cantieri navali.
Saranno passati sei mesi da quando  morto! disse uno.
Macch! Sar anche un anno! lo corresse un altro.
Prima la madre e adesso anche il Navarro: due delle persone che gli erano state pi care durante
linfanzia erano morte. E poi non cerano pi n Mahir n tanti altri ebrei... Al posto loro si era
ritrovato con una bambina da accudire, a cui aveva deciso di dare il proprio cognome, e con gli schiavi
che aveva liberato e con le vigne... Ah, ed era diventato cantiniere. Quante cose erano cambiate! Si
sent sopraffare dalla nostalgia e inizi a parlare con i barcaioli, da pari a pari, mettendosi a discorrere
con quegli uomini di mare, mentre i ragazzi che gli facevano da apprendisti ascoltavano avidamente le
loro storie. Come quella del naufragio della Santa Marta, per esempio. Tu eri uno dei barcaioli che era
finito in mare? chiese uno, affascinato dal racconto.
Il genovese, il salvataggio di quei due barcaioli caduti in mare durante la tempesta, mentre la
galea si schiantava contro la punta di Sant Dami... Al solo pensiero gli si rizzarono i peli sul collo. E
lo stesso accadde ad alcuni dei barcaioli che erano l con lui, sulla spiaggia.
Non ho finito, disse Hugo a Regina, dopo che la donna ebbe trascritto quanto lui le aveva
dettato sulla presunta spedizione programmata da Roger Puig.
Tra quello che gli avevano raccontato Aliazar e gli schiavi, e qualche altra informazione
racimolata domandando qua e l, per la spiaggia, soprattutto ai barcaioli, ai marinai e ai bastaixos, alla
fine Hugo si era fatto un quadro preciso della situazione.
La nave con la merce di Roger Puig e di Rocafort sarebbe salpata ai primi di aprile, stracolma di
mercanzie che nobili, avventurieri e soldati sarebbero stati desiderosi di acquistare, una volta finite
guerra e carestia. Appena la flotta del re Martino avesse lasciato la Sicilia diretta in Sardegna, dove il
monarca intendeva fare scalo per un paio di mesi, la nave avrebbe levato lancora dal porto di
Barcellona. Gli spostamenti del re, spiegava Hugo nella lettera a Bernat, avevano impedito a Rocafort e
Roger Puig di procurarsi una nave di scorta, innanzitutto perch la maggior parte delle imbarcazioni da
guerra era al servizio di sua maest, e poi perch il resto degli armatori voleva lasciarsi alle spalle
quella campagna in Sicilia e tornare ai propri affari e ai propri scambi. Perci, era prevedibile
ipotizzare che la nave avrebbe navigato in solitaria; o, al massimo, insieme a unaltra galea. Tuttavia,
Hugo scopr che per quel viaggio avrebbero usato una grossa cocca di Baiona a due ponti, con un solo
timone, un tonnellaggio di portata superiore alle mille giare, e con un buon contingente di soldati a
bordo.
Lebrea, piuma alla mano, seduta allo scrittoio del marito, guard Hugo in piedi accanto a lei,
come a chiedergli cosa avesse intenzione di fare. La lettera era molto lunga. Alcune idee gliele aveva
date anche Regina stessa. Lei sapeva bene dellodio che Hugo provava per Puig, e lo condivideva,
soprattutto dopo aver ascoltato tutte le sue lamentele. Di fronte a quei propositi di vendetta che
giudicava a dir poco chimerici, per, Regina era rimasta zitta. Di certo non sarebbe stata lei a
distoglierlo dal suo piano.
Perch? Cosaltro vuoi aggiungere?
Non saprei. Il punto  che questa  unoccasione... unica. Potrebbe davvero mandare in rovina
Roger Puig. Hugo fece una pausa, ma poi alla fine si decise: Auguragli buona fortuna da parte mia.
E rest ad ascoltare il raschio della piuma sul foglio.
Cosa stai pensando? gli chiese Regina, subito dopo aver concluso la lettera.
Che mi piacerebbe essere l.
E invece sarai qui. Il tuo signore non si abbasser mai a negoziare con un corsaro, prosegu
con un certo cinismo. Rester chiuso nel suo palazzo, dove tu potrai divertirti a vederlo stizzito e
furioso, quando capir di aver perso la nave... e i suoi soldi.
Hugo prov a immaginare la scena. Il nobile non lo aveva riconosciuto e, quindi, non poteva
sapere che era stato lui ad avvisare Bernat. E neanche il servitore sapeva che era stato lui ad accecarlo.
 una situazione complicata... specialmente se mi dovessero scoprire, disse sorridendo.
Regina alz lo sguardo verso di lui e gli sorrise. E cos Hugo ebbe modo di osservarle il naso, le
cui narici vibravano in un modo quasi impercettibile, come se dicessero lesatto contrario di quel
sorriso. Regina era turbata; anche se neppure lei avrebbe saputo dire perch. La donna gli sorrise di
nuovo, ma lui not in lei una leggera indecisione, come se fosse nervosa. E se fosse stato desiderio? I
suoi occhi lo invocavano. Hugo le si piazz dietro la schiena e le appoggi le mani sulle spalle. Regina
non si mosse. Il suo respiro accelerato riecheggiava in tutta la stanza. Il ragazzo le fece scivolare le
mani lungo il collo, le infil dentro la scollatura e inizi ad accarezzarle i seni. Regina sospir e lui la
strinse pi forte. Quante volte aveva desiderato toccare quei seni? Le baci un orecchio, lei gli afferr
le mani da sopra la veste e gliele strinse, guidandole sul proprio corpo. Hugo le diede prima un morso
sul collo e poi un altro sul lobo dellorecchio, e Regina si lasci scappare un grido tanto prolungato
quanto sommesso. Andarono avanti cos per un po, con lui che la baciava e giocava con il suo seno
seguendo il ritmo e la pressione che lei gli dettava con le mani e i sospiri. Alla fine, come se quegli
strofinamenti le fossero bastati a raggiungere lestasi, Regina si liber dalla presa di Hugo, si alz e lo
baci con una passione che lui non aveva mai provato prima. Poi lo prese per mano, e dopo avergli
ricordato di prendere la lettera, cosa che Hugo fece, trascin il ragazzo verso la sua camera e si richiuse
la porta alle spalle.
Sei sicura che non arriver nessuno? le domand Hugo impaurito.
Cosa vuoi che mimporti! disse lei, mentre si spogliava senza smettere di guardarlo, con gli
occhi pieni di desiderio.
E se...
E se ti scoprisse lorbo? O magari il tuo signore?
Hugo non ci aveva pensato. Si distrasse dal corpo di Regina, lo stesso su cui tante volte aveva
fantasticato da ragazzo, quel corpo cos bello e sodo, voluttuoso e sensuale... La prima volta non riusc
neppure a togliersi i vestiti e la penetr di fretta, quasi con rabbia. Poi, per, ci pens lei a spogliarlo e
allora ripartirono da capo, con lei sopra, stavolta, a cavalcioni su di lui, mentre lo pregava di non
fermarsi, di prenderla pi forte, con pi foga. Regina gli graffi il petto e si chin su di lui a mordergli i
capezzoli. Grid senza pudore, e in quel miscuglio di rabbia e desiderio Hugo scopr un piacere
totalmente nuovo. Regina, per, non sembrava averne avuto ancora abbastanza e voleva che lui la
prendesse una terza volta. E alla fine, dopo essere rimasta per un po sopra di lui come una gatta,
mostrandogli tutto il suo corpo, girandosi e rigirandosi, strusciandoglisi contro, facendo le fusa e
leccandolo tutto, venne accontentata.
Hugo usc da casa di Regina ancora sconvolto. Teneva in mano la lettera sigillata da consegnare
al mercante valenzano del Grao, come se avesse dovuto consegnarla alla prima persona che avrebbe
incontrato per strada. Ancora non riusciva a capacitarsi di quello che gli era successo. Come poteva
stare calmo, mentre ci ripensava? Era stato come essere risucchiati da un turbine. Era in strada adesso,
e camminava, eppure si sentiva ancora addosso il corpo di Regina, si sentiva ancora bruciare dentro il
ricordo delle loro voglie... Che avesse ragione Barcha? Era cos stanco che si sarebbe buttato a dormire
per terra. Eppure, al tempo stesso, si sentiva cos carico, cos forte... e cos vuoto! Le gambe non gli
pesavano pi, come se fossero fatte daria. Agit le braccia e avvert la stessa sensazione. Una vecchia
lo guard e Hugo le sorrise. Ah, se solo avesse potuto raccontarle... No! Non poteva, Regina era una
donna sposata!
Cerc via della Boqueria. Da l sarebbe sceso fino ai cantieri navali e avrebbe consegnato la
lettera, che ora teneva nascosta sotto i vestiti. Assorto comera dallesperienza appena vissuta con
Regina, non fece neppure caso alle grida che arrivavano dalla citt. Non ci avevi mai pensato? gli
aveva chiesto Regina, prima di salutarlo, sulla porta di casa. Hugo le aveva risposto di no. Che
bugiardo! Laveva desiderata cos tanto, aveva fantasticato su di lei almeno un migliaio di volte. Poi
aveva provato a svignarsela, come se si sentisse in colpa per averle mentito, e Regina lo aveva fermato.
Pensi ancora a lei? le aveva chiesto.
Dola! Che cosa significava ancora Dola per lui? Regina era stata unamica intima di Dola.
Era gi passato molto tempo dalla sua morte, eppure di tanto in tanto gli capitava che la sua immagine
gli tornasse in mente, ogni volta sempre pi sfocata. A differenza di prima, per, Hugo non si sentiva
pi in colpa, come se ne stesse tradendo il ricordo.
Hugo aveva risposto a Regina che ormai pensava a Dola sempre meno. Ma allora era stata
Regina a lasciarlo di stucco: Era una grande donna, Dola. Non dimenticarla!
Hugo imbocc la Rambla e scese verso il mare, cercando di calmarsi. Aveva appena fornicato
con una donna sposata, ed ebrea, per giunta. Per chi giaceva con una donna sposata la legge parlava
chiaro: per ladultera, cera lordalia e la possibilit di essere incarcerata a vita. Il marito non poteva
ucciderla, ma tutti sapevano che il re concedeva la grazia a chi assassinava la propria sposa adultera.
Non esisteva una pena specifica per chi fornicava con una donna ebrea, ma era proibito il
contrario: se un ebreo veniva trovato a fornicare con una cristiana, allora entrambi venivano condannati
al rogo, senza alcuna possibilit di richiedere la grazia. Ed era proprio quello che Dola gli aveva
rinfacciato, quando avevano affrontato largomento: le relazioni tra un cristiano e unebrea non
costituiscono delitto, sono solo lennesimo modo che i cristiani hanno ideato per sottomettere le donne
ebree. Mentre camminava, Hugo ci pens su. Di certo nessuno considererebbe mai Regina una donna
sottomessa, si disse sorridendo.
Alla fine arriv in spiaggia. Il mare, agitato, gli riport alla mente il ricordo di suo padre... e di
sua madre... e di Arsenda. Uno di quei giorni sarebbe andato a trovare il vicario Vilana e gli avrebbe
dato il poco che poteva, pens sospirando. Cerc di mettere a fuoco qualche volto noto, perch aveva
deciso che avrebbe consegnato quella lettera soltanto a una persona di cui poteva fidarsi davvero.
Cerchi il valenzano? Sei sfortunato rispose un barcaiolo.  salpato giusto ieri, aggiunse di
fronte alla richiesta di Hugo.
Sai quando torna?
Prima che laltro gli rispondesse con unalzata di spalle, Hugo aveva gi capito che la sua era
stata una domanda stupida.
Siamo alla fine di novembre e, anche se  partito con una nave da cabotaggio, non credo che
prima di dicembre...
Hugo salut luomo e diede unocchiata alle altre navi ancorate. Non ne conosceva nemmeno
una. Come avrebbe fatto a mandare quella lettera al Grao? In realt, aveva paura anche ad affidarla al
valenzano: gliene aveva gi date tre, si era sempre fidato, ma ormai era anche plausibile che il
barcaiolo ne avesse aperta qualcuna. A ogni modo, Hugo continu a fare domande in giro. Di quei leuti
attraccati sulla spiaggia, nessuno salpava per Valencia. Uno si sarebbe fermato a Tortosa, gli altri erano
diretti a nord.
Quanto c tra Tortosa e Valencia? chiese.
Allincirca venticinque leghe.
E da Tortosa ci sono navi che vanno a Valencia?
Difficile a dirsi, rispose larmatore a cui Hugo lo aveva chiesto. Di solito s, ma considera
che, con la guerra contro i francesi, il commercio ne ha risentito parecchio e ora mancano rematori,
marinai e persino merci. I mercanti non hanno pi voglia di correre tutti quei rischi.
Hugo ebbe la tentazione di contraddirlo: lui s che conosceva qualcuno che stava allestendo un
grosso carico!
Dicono che la nave del conte di Foix ha lasciato la Catalogna per andare ad assediare
Barbastro, nel regno di Aragona, aggiunse luomo. Gli aragonesi gli hanno tenuto testa e il conte di
Urgell li sta inseguendo con la cavalleria catalana. Se tutto va come deve andare, tra non molto
torneremo a commerciare come un tempo.
Hugo non aveva pensato che ci potessero essere tutti quei ritardi. Quella lettera doveva arrivare
a Valencia il prima possibile. Gli venne in mente che poteva imbarcarsi lui per Tortosa e da l cercare
un modo per risolvere la faccenda. Se non avesse incontrato un altro leuto, avrebbe percorso le
venticinque leghe che lo separavano da Valencia in qualche altro modo... E le vigne? No, quelle terre
avevano bisogno di lui.
Qualche problema, ragazzo?
Hugo ebbe un attimo di esitazione. Dovevo spedire una lettera urgente a Valencia... scelse di
dire. Una questione di vini...
E che problema c? Mandala con un corriere.
A Hugo torn in mente la raccomandazione che Munts gli aveva fatto tempo addietro. S, con
il corriere avrebbe potuto mandarla, ma lui preferiva che la spedisse via nave.
Un corriere? ripet Hugo, come se stesse parlando da solo. Gli era gi capitato di sentir
parlare dei corrieri reali e dei corrieri cittadini. Spalanc le braccia, come a dire che non ne sapeva
niente e di nuovo domand: Un corriere?
Un corriere, s. Quelli che stanno in via Bria, dove stanno anche i calderai, gli spieg
luomo vedendo lespressione stupita di Hugo. L c una locanda autorizzata alle spedizioni. Devi
mandarla a Valencia, hai detto? Vedrai che non avrai problemi. Tra Barcellona e Valencia c sempre
un gran viavai di lettere e documenti, tanto che nella confraternita dei corrieri che si trova nellospedale
di Marcus ci sono sia i confratelli di Barcellona che quelli di Valencia. Pensa che  lunica confraternita
che ammette anche gli stranieri che lavorano fuori citt.
E io cosa dovrei fare?
E tu saresti un mercante di vini? lo prese in giro larmatore. Vai alla locanda, lasci la lettera
e noleggi un corriere per Valencia. Se  urgente, e vuoi che consegni soltanto il tuo documento, allora ti
coster molto caro. Ma se  un corriere ordinario, di quelli che consegnano anche le missive di altri
commercianti, allora ti coster meno. Dipende tutto, diciamo, dallurgenza che hai di consegnarla. Ma
posso dirti che per Valencia i corrieri partono piuttosto di frequente.
E a Valencia...
L il corriere consegna le lettere in unaltra locanda e loste le distribuisce ai vari destinatari.
Hugo continuava a fissare larmatore, senza riuscire a decidersi.
E... ci si pu fidare?
Figlio mio, ci si pu sempre fidare quando ci sono di mezzo mercanti e commercianti. Quindi
la risposta  s. Sono persone discrete, se  questo che ti preoccupa. Considera che i corrieri dei
mercanti sono controllati direttamente dal Consolato del Mare.
Fu cos che Hugo decise di spedirla. Proprio come aveva detto larmatore del leuto, per
Valencia cera un corriere che partiva il giorno stesso, perci, alla fine, Hugo si tranquillizz. Anzi, si
sent persino pi tranquillo di tutte le volte in cui le aveva spedite via mare, e pot quindi dedicarsi a
preparare il concime per le vigne: cenere di vite, proprio come aveva deciso. Chiese una mano a
Romeu, che gli diede in affitto un giovane schiavo a un prezzo esorbitante. E cos, con quel ragazzo e
con Barcha, inizi a concimare le viti di Jacob, scavando buche ai piedi dei filari in modo che lacqua
piovana che cadeva durante linverno filtrasse attraverso lo strato di cenere. Barcha tent una timida
protesta. Ormai, tutto ci che la teneva lontana dalla bambina la metteva di cattivo umore.
Dopo diverse giornate di lavoro, passarono a travasare il vino. Quello che era nelle botti era
abbastanza facile da travasare, perch i sedimenti prodotti durante la fermentazione restavano sul fondo
e il vino veniva spillato da un piccolo beccuccio posizionato nella parte bassa della botte. I problemi
arrivavano quando si doveva travasare il vino dalle grosse anfore di argilla, perch bastava un
movimento pi brusco e subito i sedimenti si rimescolavano con il vino.
Fu proprio sulle grosse anfore di argilla che si butt a capofitto Hugo. Aveva un estremo
bisogno che quel vino uscisse privo dimpurit e praticamente trasparente. Perci si dedic a quel
lavoro con molta calma e pazienza, il che gli lasci tempo in abbondanza per emozionarsi al pensiero di
Regina e alla possibilit di giacere di nuovo con lei. E se, invece, lebrea si fosse voluta soltanto
togliere uno sfizio? Il fatto di non riuscire a prevedere che cosa sarebbe successo alla sua visita
successiva lo angosciava moltissimo... Magari Regina non lo avrebbe neppure fatto entrare in casa.
Oppure la servit aveva sentito le grida di piacere della padrona. Subito limmagine del marito di
Regina indignato gli si affacci alla mente, ma Hugo riusc a ricacciarla via concentrandosi su Barcha,
occupata a tenere docchio lo schiavo. Ormai Barcha aveva smesso di riempirgli la tenuta di
pretendenti, ma questo non le impediva di ricordargli, con una certa regolarit, che doveva trovarsi un
buon partito da sposare, magari una ragazza giovane e con una discreta dote. Hugo invece pensava solo
a fare lamore con unebrea nemmeno pi giovanissima! Barcha restitu locchiata a Hugo e, anche se
sembrava aver intuito i pensieri del ragazzo, non disse nulla. Hugo sorrise tra s. Quantomeno
bisognava riconoscere che larrivo della bambina aveva ammorbidito il carattere della mora. Ne  valsa
la pena solo per questo, pens Hugo, anche se in fondo riconobbe che le risate della piccola Merc non
calmavano solo la mora, ma anche lui.
A ogni modo, non aveva ancora risolto il problema del vino promesso al maestro di palazzo di
Roger Puig. Mancavano ancora due mesi a febbraio e lui non aveva a disposizione n quel vino
eccezionale che gli avevano richiesto n i soldi per procurarselo. Il ricordo del guercio che lo subissava
di domande dal loggiato, al primo piano del palazzo, svan non appena Hugo afferr una delle anfore
con il vino rosso di Vilatorta. Mentre si occupava di quel lavoro, non poteva avere la testa altrove e
rischiare di distrarsi.
Perci chiese allo schiavo e a Barcha di dargli una mano. Aveva deciso che avrebbe messo quel
vino a invecchiare per almeno altri quattro anni. Aveva stabilito cos, perch era il tempo che, secondo
Mahir, i frati del monastero di Banyoles lasciavano passare prima di consumare i vini eccezionali che
loro stessi producevano. Il piano era questo: avrebbe ingannato Roger Puig dandogli una parte del vino
di Vilatorta, ma il resto lo avrebbe nascosto in cantina a invecchiare. Hugo inizi a travasare il vino per
separarlo dalle vinacce. Poi si sarebbe preoccupato di chiarificarlo, per togliere qualunque altra
impurit. Mentre di quella procedura si occupava Barcha, lui prepar un impasto di sabbia fine e uova
che, una volta terminato di travasare il vino da tutte le giare, avrebbe buttato dentro il liquido e poi
mescolato. Poi avrebbe solo dovuto aspettare che limpasto si depositasse sul fondo della giara,
trascinandosi dietro tutte le impurit, e rendendo il vino chiaro e trasparente. Nei vini rossi, gli aveva
insegnato Mahir, si usava tutto luovo, sia il tuorlo che lalbume, mentre nei bianchi il tuorlo veniva
buttato, proprio perch dava colore. Una volta travasato e chiarificato, Hugo avrebbe riempito al colmo
le giare pulite, pi che poteva, dopodich le avrebbe richiuse per impedire allaria di filtrare e le
avrebbe tenute a riposare nel punto pi fresco della cantina, in attesa del travaso successivo.
Le vinacce rimaste sul fondo delle giare venivano ricoperte da uno strato di vino sufficiente a
non farle marcire e poi messe da parte per la vendemmia successiva, per essere aggiunte ai vini nuovi
che, dopo aver fermentato a dovere nel palmento, avrebbero cos continuato a fermentare pi
lentamente, proprio grazie a quelle prime uve.
In quei giorni di duro lavoro, Hugo fu mandato a chiamare dal palazzo di Roger Puig: erano
finite le scorte. Il cantiniere aveva rifornito la dispensa soltanto con il malvasia per gli incontri della
signora, ma cerano anche altre persone che volevano bere e di certo non avrebbero aspettato fino a
febbraio per farlo. Hugo, allora, compr del vino rosso senza allontanarsi da Barcellona, tutte botti
dello stesso tipo. Non prese il vinello di bassa qualit che bevevano schiavi e servi, e che non era altro
che acqua aggiunta alla seconda o terza spremitura di bucce duva gi pigiate. Poi, come se non
bastasse, lo vennero a cercare anche dalla casa del dottore Mos Vives, che aveva urgente bisogno di
aqua vitae. Non gli chiesero di prepararla con qualche erba speciale, doveva essere aqua vitae liscia.
Era parecchio tempo che non la faceva liscia, senza aggiungervi erbe o qualche spezia. Se non
ci metteva un po di resina di trementina, di solito la allungava con cera o con olio di rosa. A volte ci
metteva dentro un po di zafferano, di zenzero, del muschio e persino un po di spermaceti... Insomma,
in passato, Hugo ci aveva aggiunto davvero di tutto! Quella volta, mentre le gocce purissime e
trasparenti schizzavano fuori dalla serpentina dellalambicco, gli torn in mente il Cane Rognoso e il
viaggio a Girona. Juan Amat non era di certo morto perch aveva bevuto un miscuglio di vino e
acquavite, il contrario semmai: gli era piaciuto! Era forte, ma anche delizioso, aveva detto... Era forte?
Il vino deve essere forte e profumato, gli aveva detto una volta Eiximenis, il frate erudito che
scriveva sotto la protezione di re Giovanni. Ma cera anche chi il vino lo preferiva pi acquoso, non
come quelli corposi prodotti nella zona del Rossiglione.
Hugo si bagn le labbra di aqua vitae. Bruciava, s, non era di certo tossica. Mahir gli aveva
spiegato che quello che era tossico era il concentrato di aqua vitae, alla terza e quarta distillazione. E di
sicuro era tossica laqua vitae alla settima distillazione, che Ramon Llull aveva definito agua
perfectsima. Hugo si era dato allaqua vitae dopo il rifiuto di Dola, e ne aveva anche bevuta
parecchia. Stavolta, per, si limit ad assaggiare solo la prima distillazione. Il liquido gli graffi la gola
e lo stomaco, e al terzo sorso sent diffondersi in tutto il corpo un bel tepore, accompagnato da un
leggero capogiro. Era una vera delizia!
Prima di passare da casa di Regina per consegnarle laqua vitae and a cercare Jofr Despl, il
sensale di vini da cui aveva comprato lultima partita di rossi per Roger Puig.
Vorrei un chiaretto, gli disse. Leggero, eh. Il pi leggero che trovi.
Jofr si accigli.
E che sia il pi a buon mercato possibile, aggiunse Hugo.
Ma cos non sapr di niente, rispose il sensale. A febbraio qualcosa del genere potrei anche
trovarlo, ma ora...
A buon mercato?
Coster pi il trasporto del vino.
 proprio quello che sto cercando.
Hugo ne ordin il doppio di quanto avrebbe dovuto consegnare a Roger Puig. Poi i due
definirono il prezzo dellaffare e la commissione che sarebbe spettata a Jofr.
Tu produci il vino migliore di Barcellona, Hugo. Posso chiederti cosa te ne fai di un chiaretto
imbevibile?
Voglio fregare i ricchi, gli rispose lui di punto in bianco.
Sul serio? I due rimasero un momento a guardarsi, senza parlare. Non mi starai mettendo in
qualche guaio, vero?
No, se mantieni il segreto. Ma se qualcuno lo viene a sapere, io andr a dire in giro che sei
stato tu.
Non mi stai lasciando altra scelta.
Ti far fare un sacco di soldi, Jofr.
La promessa di quei guadagni bast a far s che il sensale si mettesse subito al lavoro. Nelle
zone pi alte e fredde della Catalogna, a Valencia e in Aragona, si producevano vini di bassissima
qualit, vini a malapena fermentati e che perci non si conservavano per pi di qualche mese. Vini
senza corpo... n anima. E che sarebbero costati pi di trasporto, che di materie prime.
Dicembre port con s anche il ritorno di Roger Puig a Barcellona. Passato il Natale, il conte di
Foix abbandon Aragona, dove aveva dato battaglia dopo esser stato cacciato dalla Catalogna, e si
diresse in Navarra, da dove sarebbe rientrato nei suoi possedimenti. I rinforzi che aspettava dalla
Francia rimasero bloccati nelle valli di Arn e di Andorra. La popolazione di Aragona difese la propria
terra con valore, e il conte di Urgell, al comando della cavalleria catalana in cui si era gi messo in
evidenza Roger Puig, sferr attacchi a ripetizione contro lesercito francese.
A Natale Hugo aveva gi rifornito di pimento la cantina di palazzo. Il pimento era un vino
bianco speziato che, durante le feste, non poteva assolutamente mancare sulle tavole dei ricchi. Anche
se, a dire il vero, quando si seppe che Roger Puig sarebbe tornato con pi onorificenze di quelle con cui
era rientrato dalla Sicilia, Hugo si present a palazzo con una botte di vino di Vilatorta e patteggi un
buon prezzo con Esteve.
Solo una? gli chiese il maestro di palazzo.
Per adesso ho solo questa, ment Hugo. Il resto sta invecchiando. Al tuo signore non
piacerebbe, fidati.
Al nostro signore.
Esatto.
Nel palazzo di Roger Puig non cera comunque il rischio che il vino mancasse. Durante il mese
di dicembre, grazie anche allaiuto di Jofr, Hugo aveva riempito la cantina con un vino greco, dolce,
di una partita arrivata dalla Sardegna; con un vino rosso invecchiato, corposo e forte, proveniente dalla
zona del Rossiglione; con un secondo rosso, meno forte e pi chiaro, che veniva dal Martorell; e, per
finire, con un vino bianco giovane e un altro bianco di quelli che venivano chiamati maturi, vale a
dire invecchiati, ma non troppo.
Quanto a Hugo, a casa non beveva il pimento, ma apr una giara del miglior vino di Vilatorta
che aveva e subito gli torn in mente Dola: quello era il suo vino, quello che le aveva promesso suo
nonno, quello che lui aveva prodotto con le sue mani. Sollev il calice e brind con Barcha e con
Apollonia, la balia di Merc, che si erano sedute a tavola con lui. Le donne si unirono al brindisi un po
intimorite, ma poi bevvero entrambe avidamente. Hugo scoppi a ridere. La tavola traboccava di cibo:
le verdure e la carne di agnello che Barcha aveva fatto stufare con una salsa a base di spezie, il vino di
Vilatorta che i nobili avrebbero tanto voluto ma che non riuscivano a trovare da nessuna parte, e poi
ancora pane bianco di farina di frumento... insomma, un bel banchetto con cui festeggiare il Natale,
lottima vendemmia e il vino che stava finendo di fermentare in cantina. Un vino che Hugo aveva gi
assaggiato e che gli era sembrato davvero magnifico!
Sbriciol un pezzetto di pane bianco, ne fece una pallina e la inzupp nel vino di Vilatorta,
dopodich la mise in bocca a Merc, seduta in braccio a Barcha, accanto a lui. Hugo e le donne
rimasero in attesa della reazione della bambina, che fece una smorfia e risput la mollica.
Cosa vi  venuto in mente? si arrabbi la mora. Non penserai mica che una bambina...
Bisogna che si abitui.
Ma se non ha neppure un anno!
Hugo fece finta di non aver sentito il rimprovero della mora e con la mollica prepar unaltra
pallina. La inzupp di nuovo nel vino e lavvicin alle labbra della piccola, mentre le donne
continuavano a guardarlo attentamente. Poi insistette finch Merc non apr la bocca e, dopo averla
assaggiata, la mand gi. Hugo rimase a guardarla in silenzio. La bambina se ne rest zitta, come se
fosse consapevole dellimportanza del momento.
Hai visto? disse il ragazzo a Barcha.
A febbraio arriv il vino che Hugo aveva ordinato da Jofr: due grosse botti strapiene di un
chiaretto di bassissima qualit. Lo port in cantina e si mise subito al lavoro. Non sapeva ancora con
sicurezza quanta aqua vitae gli sarebbe servita, eppure era impaziente di fronte alla lentezza con cui
quellessenza di vino filtrava dalla serpentina dellalambicco. Era appena un filo, quello che cadeva
nella botte, eppure Hugo sapeva bene che pi quel getto usciva fine e sottile, e pi laqua vitae sarebbe
stata buona. Ormai passava tutti i giorni nel fienile, al piano terra, dove restava a lavorare fino a tarda
notte. Dormiva poco, cos poco che chiese a Barcha di sorvegliarlo, nel caso fosse crollato dalla
stanchezza mentre maneggiava lalambicco. La mora si offr di dargli il cambio, bastava che lui le
facesse vedere cosa doveva fare. Hugo la ringrazi, ma le disse che sarebbe stato troppo difficile da
spiegare: cera bisogno di troppa esperienza per regolare lintensit del fuoco sotto la caldaia in cui
bolliva il vino, o il funzionamento dellalambicco da cui lo spirito evaporava prima di passare
attraverso la serpentina e poi riconvertirsi in liquido. Bisognava aver prodotto parecchia aqua vitae per
sapere come separare le alcolicit del minuscolo zampillo che filtrava dalla serpentina. Allinizio,
infatti, uscivano prima il vapore e poi la flemma, ed entrambi dovevano essere scartati. Poi, a mano a
mano che laqua vitae perdeva alcol e ancora altra flemma, i residui dovevano subire una seconda
distillazione. Hugo capiva dallodore e dal sapore quali erano i tempi di distillazione, e certe volte
persino a colpo docchio, come quando si trattava di verificare se, una volta incendiata, laqua vitae
formava una fiamma azzurra. No, la mora non avrebbe saputo farlo. Si sarebbe ubriacata, quello s!
Come il giorno in cui avevano portato le giare dellurina ai bastaixos, o magari si sarebbe avvicinata
allalambicco con una torcia e avrebbe fatto saltare in aria tutto. A ogni modo, Barcha gli rest accanto
per giorni e giorni, aiutandolo come poteva, prestando attenzione anche al pi piccolo dettaglio.
Hugo us una parte del chiaretto di Jofr e lo distill. Aveva poco corpo, e ancora meno sapore,
ma Hugo ne aveva in tale quantit che non avrebbe avuto problemi. Tuttavia, quando aveva gi iniziato
a distillare laqua vitae, lo assalirono i dubbi. Fatta eccezione per quella volta in cui lo aveva fatto per
il Cane Rognoso, e qualche altra per se stesso, non aveva mai mescolato vino e aqua vitae, se non in
minime quantit, ed esclusivamente per scopi medicinali, visto che i medici non ne prescrivevano mai
pi di un guscio di nocciola. Alcuni vini, come il chiaretto che Hugo aveva preso da Jofr, venivano
resi pi corposi mescolandoli con altri pi forti oppure, come gli aveva insegnato Mahir, aggiungendo
al mosto in fase di fermentazione il risultato della cottura di altri vini di maggiore qualit. Quelli che
subivano questo procedimento mantenevano il nome con cui i romani li avevano resi famosi: sapa e
defrutum, a seconda se il loro volume originale fosse stato ristretto della met o dei due terzi. Hugo
aveva deciso di mescolare il chiaretto con laqua vitae, ma aveva paura che qualcuno lo scoprisse.
Tuttavia, cap che era impossibile essere scoperto, perch quasi nessuno conosceva il sapore dellaqua
vitae, ancor pi se mescolata con un vino e nelle proporzioni che Hugo aveva stabilito.
No,  impossibile che mi scoprano... cercava di convincersi, tuttavia la paura non lo
abbandonava mai completamente. Fece un sospiro e si sent rivoltare lo stomaco immaginandosi Roger
Puig fuori di s per lo scherzo che gli aveva giocato Hugo, con il guercio vicino, mentre cercava il
cantiniere per fargliela pagare. Fece un altro respiro profondo e assaggi il liquido che gocciolava dalla
serpentina. Mancava ancora parecchio perch lo spirito del vino evaporasse. Doveva stare calmo.
In fin dei conti, non  che avesse altre possibilit, si disse dopo due settimane di lavoro. S,
certo, avrebbe potuto chiedere un prestito sul vino depositato in cantina oppure venderlo in anticipo, o,
chiss, dare persino via il vino di Vilatorta. Ma Hugo non voleva farlo. Affid a Barcha il compito di
travasare il chiaretto dai due grossi tini a una serie di botti pi piccole e maneggevoli. E, come aveva
previsto, la mora ne usc ubriaca pi di una volta.
Hugo stapp uno di quei barili. Doveva essere precisissimo. Assaggi il chiaretto e il sapore gli
ricord il vinello che bevevano gli schiavi. Perch indebitarmi per compiacere Roger Puig, quando
posso ingannarlo?, pens mentre preparava la giusta quantit di aqua vitae da usare. Per un giorno
intero tenne la met di quel miscuglio a macerare con pere e cannella; le pere crescevano nel suo orto,
ma la cannella era una spezia molto cara. Quindi, finito il tempo, lo assaggi. Il liquido ne aveva
assorbito i sapori, e quello della pera era stato coperto da un retrogusto che solo lui avrebbe
riconosciuto come cannella. Il fatto che avesse perso un po di trasparenza non lo preoccup; tanto lo
avrebbe riversato nelle botti del vino. Mentre girava il risultato con un mestolo, pens che se Bernat
aveva intenzione di assaltare la nave di Roger Puig per intascarsene tutta la merce, allora anche lui
avrebbe rubato tutto quello che poteva. Assaggi di nuovo il chiaretto. Era pi forte adesso. Lodore
penetrante dellaqua vitae si era mescolato con quello del vino, della pera e della cannella fino a
scomparire, ma aveva creato un miscuglio un po stucchevole, forse. Vi aggiunse altra aqua vitae
liscia. Roger Puig era un figlio di puttana, nipote del figlio di puttana che aveva assassinato messer
Arnau! La stessa canaglia che aveva dato lordine di picchiarlo a sangue davanti al patibolo, e a quella
vecchia bavosa e ripugnante. Ah, e lo stesso bastardo che avrebbe voluto imprigionarlo nel suo
castello! Se non cera riuscito, il merito era solo del genovese e dello spiritello delle navi. Era stata
sempre colpa di Roger Puig se Hugo era stato buttato fuori dai cantieri navali e inseguito dallorbo...
Anche se a quel tempo non era ancora orbo, pens Hugo sorridendo e tornando ad assaggiare il vino.
Continu ad assaggiarlo sforzandosi di memorizzare tutti i passaggi, perch poi avrebbe dovuto
ripeterli per tutte le altre botti. And avanti cos, aggiungendo un filino di aqua vitae aromatizzata e un
filino di aqua vitae pura, finch il risultato non lo soddisfece al punto da sembrargli addirittura buono.
Allora s che ne bevve un bel sorso. S! Era ottimo! E forte. Proprio come i vini di qualit. Non doveva
farsi scrupoli a ingannare Roger Puig. Si sarebbe meritato di finire avvelenato... gi, quella s che era
unidea che lo tentava.
Hugo scrut il volto di Jofr mentre assaggiava il vino. Era un sensale, aveva un palato fino e di
vini se ne intendeva, anche se molto probabilmente non aveva mai bevuto laqua vitae. Jofr assapor
il vino in bocca prima di mandarlo gi, dopodich guard Hugo aggrottando le sopracciglia. Non disse
nulla e bevve di nuovo.
Questo  il chiaretto che ti ho portato io?
S.
Quello con cui vorresti fregare i ricchi? Con quale razza di vino lo hai mescolato, Hugo? Non
avrai rovinato un vino di qualit per tirar fuori questo miscuglio? Questo non significa ingannare
qualcuno...
Questo lo dici tu, rispose laltro.
Non ti capisco. Hai preso quel vino orribile per poterne comprare di pi, non  cos? Perch
altrimenti...
Tu non preoccuparti, Jofr. Quante botti ne vuoi?
Alla fine con il sensale strinse un buon accordo. Il successo di quel vino dipendeva da quanto
sarebbe riuscito a nascondere lodore e il sapore pungente dellaqua vitae, pens Hugo mentre
guardava i bastaixos caricare le botti che sarebbero state portate al palazzo di Roger Puig. E, a quanto
pareva, Hugo cera riuscito perfettamente, tanto che Jofr si era arrabbiato perch aveva creduto che il
giovane avesse sprecato un buon vino per mescolarlo con il chiaretto.
Ora che lincontro con il sensale aveva dissipato ogni suo timore, Hugo and dallufficiale
incaricato delle tasse dei vini e dichiar le botti da consegnare a Roger Puig, a Barcellona. Era
obbligatorio pagare la tassa prima che i bastaixos effettuassero la consegna, ma Hugo disse che non
aveva soldi, che lui era solo il cantiniere di Roger Puig e che se cera qualcuno che doveva pagare,
allora doveva essere il suo signore. Lufficiale ebbe un attimo di esitazione, fece un paio di controlli, e
alla fine, convinto dallidentit del destinatario della spedizione, decise che sarebbe stato meglio far
pagare la tassa direttamente al nobile, senza perdersi in altri intoppi.
Hugo immagin che il vino fosse piaciuto, perch pochi giorni dopo Esteve pag senza alcuna
resistenza il resto del prezzo che Hugo si era inventato di sana pianta. Il giovane stava contando i soldi,
quando laltro lo sorprese dicendo: Il signore desidera vederti.
Anche se non gli aveva risposto, Hugo aveva comunque perso il conto. E gli tocc ricominciare
da capo.
Mi hai sentito? disse Esteve, con unespressione seria.
Hugo smise di contare i soldi e li infil nella borsa. Ti ho sentito, s. Perch vuole vedermi?
Pensi che verrebbe a dirlo a me?
Gli  piaciuto il chiaretto? chiese Hugo.
A quanto pare s. Hai avuto fortuna. Perch Roger Puig  una persona molto esigente, quando
si tratta di vini.
Hugo non riusc a trattenere una smorfia, che not anche il maestro di palazzo.
Manchi di rispetto a sua signoria?
No, rispose subito laltro. Ma quella frase che hai detto sulla fortuna... mi  sembrata buffa.
Io lavoro parecchio per ottenere vini cos buoni.
Non sono cose che minteressano. Adesso vieni con me.
Salirono al primo piano ed entrarono in unanticamera da cui Esteve, dopo aver bussato a una
porta con una delicatezza spropositata, scomparve in unaltra stanza. Fece cenno a Hugo di restare l
fuori, e poco dopo torn a dirgli che avrebbe dovuto aspettare un po. Hugo prese un respiro profondo,
e fece per sedersi su una stretta sedia di legno intarsiata con un lungo schienale.
In piedi! grid Esteve, anche se si pent subito di aver alzato la voce. Rimani l fermo e in
piedi, borbott prima di lasciarlo solo.
Hugo aspett a lungo. Si accorse che era passato parecchio tempo, perch il sole aveva girato e
le ombre sul pavimento e sulle pareti si erano spostate. Era cos stufo di starsene l a guardare quella
benedetta sedia, e anche le due cassapanche e larazzo appeso alla parete di pietra che ritraeva un
gigantesco san Giorgio, che alla fine si sedette. Si poggi allalto schienale e rest a guardare il
personale di servizio che gli sfilava davanti. Vide i servi e anche gli schiavi, tra cui riconobbe Caterina,
bellissima, che si fece perdonare per il suo silenzio regalandogli un fugace sorriso. Attraversavano tutti
la seconda porta che si affacciava sullanticamera in cui Hugo stava ancora aspettando. Dallaltra
stanza in cui era scomparso Esteve, invece, non era entrato n uscito nessuno. Hugo allora si alz, si
avvicin alla porta e poggi lorecchio al legno, anchesso intarsiato, ma non riusc a sentire niente.
Usc dallanticamera e si affacci dal loggiato. Dalle snelle arcate ogivali di quel luogo privilegiato
contempl la gente che trafficava nel cortile, correndo da un posto allaltro. E quando vide come lo
guardava quella gente, con la coda dellocchio, dal basso verso lalto, in direzione del piano nobile,
avvert come una sensazione di potere, e si chiese se era quello che provavano i signori.
Che cosa ci fai qui?
Hugo si volt e per poco non and a sbattere contro il guercio.
Era tanto che aspettavo e...
Questo non  posto per te.
Hugo cerc di allontanarsi, ma Mateo gli sbarr il passo e i due si trovarono faccia a faccia.
Dove hai preso quel vino? disse allimprovviso.
Hugo fece finta di non capire e cerc di rispondergli con qualcosa che assomigliasse vagamente
a una risata.  questo che vuoi sapere? Te lho gi detto, dove lho preso. Da Arts.
Bugiardo! grid il guercio.
Lasciami in pace. Hugo cerc di liberarsi del servitore, ma quello non glielo permise e,
quando lui lo spinse via, laltro lo agguant per il collo. Hugo si liber con una manata, per rimase
immobile non appena sent la punta di un coltello premergli contro lo stomaco.
Non provare a fare il furbo con me, lo minacci Mateo. Tu non sai di cosa sono capace.
Hugo era indifeso, completamente in balia di un uomo che sembrava capacissimo di piantargli
un coltello nello stomaco. Ma Roger Puig lo stava aspettando. E dal punto in cui si trovava, Hugo
riusciva persino a vedere che la porta si era aperta.
Non voglio fare il furbo, disse sperando di calmare il guercio.
Indietreggi finch non and a sbattere contro la balaustra di pietra, nel vano tentativo di
liberarsi dalla pressione del coltello. Se quel bastardo lo avesse ucciso, Roger Puig avrebbe preso le
difese del suo servo, visto che si fidava di lui e, soprattutto, aveva pi bisogno di lui che non di un
semplice cantiniere. Avrebbe persino potuto buttarlo gi dal loggiato e fingere che fosse stato un
incidente. Hugo allora strinse il polso che impugnava il coltello e gli tenne testa. Qualcosa gli diceva
che, se si fosse arreso, lorbo gli avrebbe piantato il pugnale nello stomaco.
Caterina! grid Hugo.
Fu solo un attimo, quello in cui Mateo distolse lo sguardo prima di capire che era stato
ingannato. Ma tanto bast perch Hugo lo spingesse via e schizzasse dentro la stanza di Roger Puig,
mentre il guercio gli correva dietro.
Volevate vedermi? disse presentandosi al nobile.
Era entrato in una lunga sala con vetrate piombate. In fondo alla stanza, il conte era seduto a
uno scrittoio addossato alla parete.
Roger Puig alz la testa da alcuni documenti e sgran gli occhi.
Ah, s! disse poi. Sei il cantiniere, non  vero?
Hugo annu. Si guard alle spalle e vide che Mateo camminava inquieto nellanticamera.
Vino eccellente! grid il conte, elogiando il chiaretto mescolato con laqua vitae. Prendi
qua, disse ricompensandolo con una manciata di monetine.
Hugo non pot fare altro che ringraziarlo per la sua generosit, e mostrarsi riconoscente.
Vi ringrazio, messere... vostra signoria, disse sommessamente, chinando il capo come il pi
umile dei servi.
E Roger Puig gli fece un cenno sgarbato con la mano perch se ne andasse. Hugo fece un paio
di passi allindietro, spalle alla porta, senza sapere se dovesse fare una riverenza o no. Poi, dato che non
sapeva neppure come si faceva, e visto che il nobile, seduto allo scrittoio, continuava a non guardarlo,
lasci perdere e si gir verso la porta.
Uno di questi giorni mi vendicher, mormor dentro di s, rabbioso. Non fece neppure caso al
guercio e quasi gli fin addosso nellanticamera. Costretto forse dalla presenza di Roger Puig, luomo
aveva messo via il coltello, e allora Hugo lo spinse via bruscamente. Laltro, che non se lo aspettava,
cadde a terra trascinandosi dietro la seggiola con lalto schienale.
Cos tutto questo chiasso? grid Roger Puig dal suo scrittoio.
Non  niente, rispose Hugo tornando ad affacciarsi alla sala. Il vostro servitore devessere
caduto mentre veniva a parlarvi.
Entra pure, Mateo!
Hugo tese la mano destra verso linterno della sala, mostrando al guercio una via che laltro non
pot far altro che seguire.
Cane, bisbigli Mateo, sfilandogli accanto.
Carogna! gli rispose laltro.
E cos Hugo usc dal palazzo. Maledetta miseria! Quelle erano le gratificazioni che i nobili
concedevano ai loro servi? Pochi spiccioli... E dire che lui aveva promesso ai sacerdoti...
 tutto quello che ho, disse Hugo scusandosi con il vicario Pau Vilana, dopo che luomo gli
aveva riferito che sua sorella si trovava a Valencia, nel convento delle clarisse di Santa Isabel.
Ma non  quello che mi avevi promesso...
Ho solo questo, messer Pau. Vi giuro che appena guadagner qualche soldo... Sapete se
Arsenda  felice? si azzard a chiedere.
Che cosa ti fa pensare che non lo sia? rispose il prete bruscamente.  una serva di Dio.
...
.
...
FINE Parte 2.